La ripresa in Spagna e Irlanda consente ai loro partiti di litigare con tutta calma

Spagna e Irlanda senza governo, ma la solida ripresa dell'economia nei due paesi non avvicina un accordo.

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Spagna e Irlanda senza governo, ma la solida ripresa dell'economia nei due paesi non avvicina un accordo.

Sono trascorsi più di tre mesi dalle ultime elezioni politiche in Spagna, che hanno esitato l’assenza di una maggioranza monolitica e portato per la prima volta dalla fine del franchismo alla fine del sistema bipartitico. Da un mese è scattato il conto alla rovescia per calcolare i due mesi, trascorsi i quali Re Felipe dovrà sciogliere il Parlamento. Senza novità, è quasi certo che gli spagnoli torneranno alle urne in tarda primavera. E’ senza un governo nel pieno dei poteri anche l’Irlanda, che ha votato meno di un mese fa, vedendo una sconfitta persino umiliante per la Grande Coalizione al potere dal 2011 tra il Fine Gael del premier conservatore Enda Kenny e gli alleati laburisti. La sinistra è praticamente scomparsa, avendo ottenuto solo 7 seggi su 158, ma non si riesce a capire come formare il nuovo esecutivo, visto che il vero vincitore di questa tornata, il Fianna Fail, che ha guidato l’Irlanda nei decenni del boom economico, pur avendo ispirazioni ideologiche di centro-destra molto simili a quelle del Fine Gael, non ha mai governato insieme a quest’ultimo, divisi dall’accordo storico tra Dublino e Londra, con il quale la prima accettò la permanenza delle 6 province del nord (l’Ulster) alle dipendenze del Regno Unito.

Spagna e Irlanda senza governo

Per una ragione o per l’altra, due paesi europei, entrambi facenti parte di quel blocco additato sotto la denominazione di “Piigs” nel pieno della crisi dei debiti sovrani, non riescono a vedere una via d’uscita credibile allo stallo politico. La crisi dell’economia degli anni passati ci ha messo del suo. Le politiche di austerità, fortemente invise alle popolazioni, hanno spazzato via la sinistra celtica e radicalizzato e diviso quella iberica. I socialisti spagnoli di Pedro Sanchez non avrebbero grossi problemi a formare un governo con i popolari del premier uscente Mariano Rajoy, perché le divergenze programmatiche tra i due partiti non sono così eclatanti, entrambi nutrendo una sincera fede europeista. Il problema dei primi è, però, la concorrenza alla loro sinistra da parte dei populisti di Podemos, che hanno ottenuto più del 20% dei consensi alle elezioni, quasi raggiungendo il secondo posto.

     

Crisi economica superata, governi possono litigare con calma

A loro volta, i popolari si trovano dinnanzi alla concorrenza dei centristi di Ciudadanos, schierati su posizioni pro-mercato, che hanno guadagnato consensi puntando sui temi delle riforme e della lotta alla corruzione. Può sembrare un paradosso, ma ad ostacolare il raggiungimento di un accordo tra i partiti è proprio la ripresa dell’economia dei due paesi. Se fossero bombardati dallo spread sui mercati e se si levassero dagli elettori voci di sdegno per la mancata gestione della crisi economica, i partiti sarebbero stati costretti a trovare un’intesa quanto prima per porre fine all’impasse, un po’ come avvenne tra il 2011 e il 2013 in Italia, quando governarono insieme partiti (ex PDL e PD), che fino ad allora si erano promessi odio eterno. L’emergenza lasciò il passo all’intesa.

Boom Irlanda e ripresa Spagna frenano l’accordo

Fortuna loro, la Spagna cresce al ritmo del 3%, non sembrando risentire del rallentamento in atto della ripresa dell’Eurozona. Ha certamente un livello ancora elevato di disoccupazione, sopra il 20%, ma il peggio sarebbe alle spalle. Il pil tira e anche i rendimenti dei Bonos, per quanto più elevati di quelli italiani proprio a causa del caos politico istituzionale (la Catalogna minaccia la secessione), sono ai minimi storici. Ancora meglio vanno le cose in Irlanda, dove la crescita è stata di quasi l’8% nel 2015 e potrebbe essere non meno del 6% quest’anno. Grazie al veloce recupero dell’economia, il deficit è passato dal 32% del 2010 all’1,8% dello scorso anno. Con questi numeri, c’è ancora tempo, prima che scatti l’allarme per l’assenza di un governo nel pieno dei poteri. Nel frattempo, il teatrino andrà avanti in entrambi i casi fino all’arrivo dell’estate.  

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