La ripresa dell’Italia zoppica, senza l’industria non ripartiamo

Falsa partenza per l'industria in Italia quest'anno. Senza una ripresa della produzione, difficile che l'economia italiana migliori.

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Falsa partenza per l'industria in Italia quest'anno. Senza una ripresa della produzione, difficile che l'economia italiana migliori.

Il dato sulla produzione industriale di gennaio è stato il peggiore da cinque anni, avendo segnato un calo congiunturale del 2,3% e tendenziale dello 0,5%, corretto per gli effetti del calendario. Arriva, però, dopo che a dicembre si era registrato un balzo rispettivamente dell’1,4% e del 6,8%, per cui la contrazione era attesa, seppure non in questi termini. E anche la Germania ha iniziato il 2017 con un segno meno per la sua industria, motivo in più per non disperare o forse per temere che la ripresa nell’Eurozona stia perdendo slancio. L’unica certezza è che l’economia italiana continua a zoppicare, a mostrare una ripresa “a singhiozzo”, per dirla con le parole di Giovanna Ferrara, presidente di Unimpresa.

Non è un buon segnale questo andamento altalenante per un’economia, che dal 2007 ha perso fino al 10% di pil e un quarto di produzione industriale, avendo ancora recuperato solo una parte di tale contrazione. Di questo passo, rischiamo di riagganciare i livelli di ricchezza pre-crisi solo intorno alla metà del prossimo decennio, stando ad alcune analisi indipendenti, come quella del Fondo Monetario Internazionale. (Leggi anche: Economia italiana a un bivio: o ripresa adesso o perde il treno)

Serve un riscatto dell’industria italiana

L’industria rappresenta ancora oltre un quinto del pil e dell’occupazione nel nostro paese. E il dato negativo è che nonostante l’occupazione sia tornata a crescere negli ultimi tre anni, sia rimasta sostanzialmente ferma nel secondario. E non poteva essere diversamente con la bassa crescita registrata, dopo una fase di profonda recessione.

Se davvero la ripresa economica avesse perso slancio e ci fossimo messi alle spalle i “tempi buoni”, sarebbe un disastro per l’Italia, che vanta ancora una disoccupazione prossima al 12% e che tra i giovani resta sempre vicina al 40%.

Il terziario, ovvero i servizi, per sua natura è più legato alla domanda interna, mentre l’industria beneficia spesso, come negli ultimi anni, anche della congiuntura internazionale, attraverso le esportazioni. (Leggi anche: Economia italiana, come la politica ha sprecato l’ennesima occasione)

Ripresa italiana più difficile senza industria

Se, per ipotesi, i tassi risalissero, l’euro si apprezzasse e fossimo costretti a puntare più sui consumi interni, ci sarebbe da mettersi le mani ai capelli, tra bassa occupazione, crescita risibile di salari e stipendi e possibile stangata in arrivo sull’IVA, che colpirebbe proprio i consumi già debolissimi. Dovremmo sperare che il dato di gennaio resti isolato e che la crescita del settore acceleri nei prossimi mesi, altrimenti siamo ufficialmente nei guai.

 

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