La riforma delle pensioni paralizza la Francia e Macron stavolta ha ragione

Proteste in Francia contro la riforma delle pensioni del presidente Macron. Si dimette l'Alto Commissario che l'ha proposta per uno scandalo relativo al suo conflitto d'interessi, mentre la piazza contrasta idee di apparente buon senso.

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Proteste in Francia contro la riforma delle pensioni del presidente Macron. Si dimette l'Alto Commissario che l'ha proposta per uno scandalo relativo al suo conflitto d'interessi, mentre la piazza contrasta idee di apparente buon senso.

Brutto colpo per il presidente francese Emmanuel Macron. Si è dimesso oggi l’Alto Commissario per le pensioni, Jean-Paul Delavoye, uno dei più vicini all’Eliseo e tra i più esperti della squadra di governo in carica. L’addio è stato ritenuto necessario dopo che sulla stampa era divampata una forte polemica contro le sue 13 cariche nascoste ricoperte e alcune delle quali in apparente conflitto con la riforma delle pensioni di cui è primo proponente.

Ad esempio, si è scoperto che Delavoye sia al vertice di una compagnia assicurativa, in teoria tra i beneficiari della riforma.

Ancora oggi, nell’Ile-de-France, la regione in cui si trova Parigi, centinaia di km di code nelle strade per via dello sciopero dei mezzi pubblici, ormai indetto ad oltranza dai rappresentanti sindacali. La riforma delle pensioni sta paralizzando la Francia come nel 1995, quando l’allora governo conservatore di Alain Juppé dovette indietreggiare dopo settimane di sciopero dei ferrovieri, che misero in ginocchio i trasporti transalpini.

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Eppure, la proposta al vaglio dell’Assemblea Nazionale e voluta dal governo di Edouard Philippe sembra tutto, fuorché stramba. Essa mantiene l’età pensionabile ufficiale dei 62 anni (67 anni in Italia!), pur incentivando i francesi a lavorare altri due anni per percepire l’assegno pieno. Lo schema a cui Macron punta consiste nel superare le ben 42 casse previdenziali attualmente esistenti in Francia, ciascuna con regole proprie. In base alla riforma, ogni euro versato da qualsiasi lavoratore, quale che sia la categoria di appartenenza, frutterà lo stesso importo ai fini dell’assegno.

Nel tentativo di rassicurare i lavoratori, il governo ha fissato in 1.000 euro al mese la pensione minima a cui poter accedere con un periodo pieno di contribuzione e, comunque, pari all’85% del salario. Per i sindacati, lo sciopero andrà avanti anche nel periodo natalizio senza interruzione, a meno che il governo “non torni a mostrare buon senso”. Nel 2010, il presidente Nicolas Sarkozy era riuscito ad alzare da 60 a 62 anni l’età pensionabile, ma due anni dopo perdeva le elezioni per un secondo mandato.

Le pensioni in Francia sono e restano un tabù e la riforma di Macron rivolta come un calzino un sistema, che secondo le stime ufficiali arriverebbe a provocare deficit per 17 miliardi di euro all’anno entro il 2025.

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Le differenze con le pensioni in Italia

Possiamo simpatizzare o meno con chi sciopera in Francia in queste settimane, ma la realtà appare ben diversa da come la descrivano i sindacati. Al confronto, il sistema previdenziale transalpino si mostra molto più arretrato di quello italiano. Da noi, dopo numerose riforme avviate sin dall’inizio degli anni Novanta e che hanno riguardato l’età, il rapporto tra assegno e contributi e il calcolo del montante, i lavoratori possono andare in pensione ufficialmente a 67 anni, pur con la previsione di un ulteriore allungamento dell’uscita dal lavoro fino ai 70 anni. L’importo a cui si ha diritto è proporzionato ai contributi versati, pur in presenza di una pensione minima fissata per legge e annualmente rivalutata, nonché di un assegno sociale anch’esso annualmente rivalutato in base all’inflazione e spettante sulla base di criteri restrittivi.

In soldoni, ogni lavoratore italiano versa un terzo del suo stipendio lordo all’INPS e questi contributi vengono annualmente rivalutati secondo la crescita media triennale del pil nominale, determinando un montante finale. Su di esso si applicherà il coefficiente di trasformazione (in revisione calante negli ultimi anni), così da determinare l’importo mensile dell’assegno. In pratica, in Italia c’è sempre più uno stretto legame tra contributi e pensione, così come l’età pensionabile si allunga nel tempo, sebbene resti possibile approfittare ancora oggi di vie d’uscita come la pensione anticipata (con 42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini e 41 anni e 10 mesi per le donne ad oggi), quota 100 e le interminabili “clausole di salvaguardia” e opzione donna.

Il sistema previdenziale italiano, non fosse che per la disastrosa eredità dei decenni passati, sarebbe oggi tra i più equilibrati al mondo, persino più rigido di gran parte di quelli vigenti in Europa. Non si vede la ragione per cui la Francia debba continuare a mantenere pensioni tra le più generose al mondo per importi e criteri di accesso. La riforma in discussione da mesi dovrebbe passare, ma se Macron seguisse le orme dei suoi predecessori e facesse il passo indietro preteso dai sindacati, sarebbe la sua fine politica, oltre che elettorale. Questa, insieme a quella del lavoro varata subito dopo l’ingresso all’Eliseo, risulta la più importante promessa del presidente per il suo mandato.

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