La riforma delle pensioni di Macron si annuncia rovente, sindacati sul piede di guerra

La riforma delle pensioni in Francia si avvicina e comporterebbe un innalzamento informale dell'età per uscire dal lavoro di due anni. Opposizioni e sindacati attaccano e il presidente Macron avrà vita durissima su questo tema.

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La riforma delle pensioni in Francia si avvicina e comporterebbe un innalzamento informale dell'età per uscire dal lavoro di due anni. Opposizioni e sindacati attaccano e il presidente Macron avrà vita durissima su questo tema.

I “gilet gialli” saranno stati nemmeno un antipasto, perché se il governo di Edouard Philippe varerà la riforma delle pensioni, come suggerito da un report di Jean-Paul Delevoye, stretto collaboratore del presidente Emmanuel Macron, la Francia rischia di essere paralizzata ben più drasticamente dei mesi scorsi, come ai tempi del governo conservatore di Alain Juppé.

Questo cadde proprio nel 1997, a seguito della clamorosa sconfitta subita dal suo partito neo-gollista dopo che aveva proposto una riforma delle pensioni per innalzare l’età legale per uscire dal lavoro. I francesi sono allergici ai cambiamenti come pochi popoli al mondo e allora i trasporti pubblici, compresi i treni, smisero di funzionare per tre settimane di fila, di fatto mettendo in ginocchio il paese. E dopodiché il governo.

Macron vorrebbe tenere fede alla promessa elettorale di non innalzare l’età pensionabile dai 62 anni attuali, ma avrebbe trovato un escamotage per incentivare i lavoratori ad andare in quiescenza due anni più tardi. Come? Sinora, essi hanno il diritto di percepire l’assegno pieno con 62 anni di età e 41 anni di contributi versati, mentre dal 2025 ne servirebbero rispettivamente 64 e 43. E così, anche le opposizioni di centro-destra accusano l’Eliseo di “ipocrisia”, sostenendo che nei fatti l’età pensionabile verrebbe innalzata di due anni.

Non è solo questo dato a mutare con la riforma Macron. Egli vorrebbe porre fine all’eterogeneità del sistema previdenziale transalpino, caratterizzato da ben 42 casse differenti, a seconda delle categorie di appartenenza. In pratica, ad oggi ciascuna di esse gode di un trattamento diverso, per cui i contributi versati non danno diritto allo stesso assegno. Altro che “égalité”, la Francia per i pensionati è quanto più diseguale possibile. Il governo punta a superare lo schema attuale, imponendo a tutti i lavoratori lo stesso trattamento, attraverso un sistema di pensione a punti: ogni 10 euro versati si matura 1 punto, utile a percepire un assegno di 0,55 euro. In sostanza, ogni 100 euro versati si percepiranno 5,50 euro di pensione all’anno.

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Ad oggi, i contributi da versare sono per tutti il 28% dello stipendio lordo, di cui il 60% a carico delle imprese e il 40% sostenuto dai lavoratori.

Alcune casse pensionistiche non dispongono di liquidità sufficiente per pagare gli assegni agli iscritti, per cui lo stato deve intervenire con stanziamenti derivanti a carico dei contribuenti. I soli ferrovieri costano 3,3 miliardi all’anno e, tenuto conto di tutte le utilities in passivo, il conto sale a 5,5 miliardi. Questo sistema inefficiente non può andare avanti, perché crea costi insostenibili e disparità di trattamento per la vecchiaia ingiustificati.

Sarà in grado un Macron politicamente debole di attuare una simile riforma? La sua presentazione dovrebbe avvenire dopo le elezioni amministrative della primavera prossima, cioè tra poco meno di un anno. Il punto è capire se effettivamente sarà mai varata, perché tutti i predecessori di destra e di sinistra sul tema hanno fallito, malgrado i propositi. E il presidente dalla sua già ha contro l’opinione pubblica praticamente su tutto. Alle elezioni europee, la sua La République En Marche! è stata superata dal Rassemblement National di Marine Le Pen e da pochi giorni si è dimesso il suo ministro dell’Energia per uno scandalo legato a cene costose a spese dei contribuenti, a base di ostriche e vini pregiati.

Macron ha in patria l’immagine del politico algido e distante dai bisogni della gente comune. Le sue innumerevoli gaffes non hanno fatto che alimentare questa visione che si ha della sua presidenza e sul piano politico è sempre più attaccabile da entrambi gli schieramenti, pur avendo dalla sua la divisione tra le forze di opposizione. Le pensioni sono un tabù per chiunque a Parigi e, tuttavia, la loro riforma rientrerebbe tra le principali promesse di cambiamento sulle quali l’ex banchiere Rothschild vinse le elezioni presidenziali di due anni e passa fa. La sensazione è che su questo tema si preparino a giocarsi le carte i suoi oppositori per la campagna 2022.

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giuseppe.

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