La ricchezza degli italiani secondo Bankitalia: 10mila miliardi e meno titoli di Stato

Come è cambiata la ricchezza degli italiani secondo Bankitalia: una fotografia dagli anni '50 ad oggi.

di Chiara Lanari, pubblicato il
Come è cambiata la ricchezza degli italiani secondo Bankitalia: una fotografia dagli anni '50 ad oggi.

A quanto ammonta la ricchezza degli italiani? La cifra stimata da Bankitalia è di 10mila miliardi. Il rapporto in oggetto è stato curato da Diego Caprara, Riccardo De Bonis e Luigi Infante del Servizio Analisi statistiche, Dipartimento di Economia e statistica e fa leva sul fatto che nel 2017 sono scesi al minimo storico gli investimenti in titoli di Stato. Il rapporto confronta la ricchezza italiana con quella di altri paesi presi a riferimento considerando anche la storia del nostro paese dagli anni ‘50.

Titoli di Stato in calo

Nel rapporto si evidenzia come la crescita finanziaria che include dunque azioni, bond e depositi pari a 4.400 miliardi contro la crescita relativa ad abitazioni e terreni pari a 6.300 miliardi. Il dato che ha destato più preoccupazione è quello legato ai titoli di Stato, nel 2017 121,7 miliardi in confronto ai 273,9 miliardi del 2007 e i 363,2 miliardi toccati nel 1996.

Sempre dal report emerge che la ricchezza totale è 8,5 volte il reddito considerando anche i debiti, quella reale è 5,5 volte il reddito disponibile e la ricchezza finanziaria 3,8 il reddito. Dato simile anche in Spagna e Francia mentre negli Stati Uniti, Canada, Giappone e Germania prevale quella finanziaria.

Interessante notare che in Italia soltanto negli anni ‘50 la ricchezza reale superava quella finanziaria un cambiamento, che come spiega il report è avvenuto “Successivamente, con la finanziarizzazione dell’economia, tipica di tutti i paesi avanzati le attività finanziarie sono cresciute quasi senza soluzione di continuità, al netto di piccoli episodi di crisi: si possono ricordare gli effetti negativi sui valori azionari derivanti dalla nazionalizzazione dell’energia elettrica e la fondazione dell’Enel nel 1962 e dalle difficoltà della Borsa nella seconda metà degli anni Settanta e nel 1987″.

Dal 1995 ad oggi le variazioni delle attività finanziarie derivano da un cambiamento dei prezzi degli strumenti determinando che il risparmio non è cresciuto molto. Sempre considerando gli ultimi 20 anni si mette in luce che il portafoglio finanziario delle famiglie italiane è diventato simile a quello dei paesi avanzati con un debito meno pesante. Infine per quanto riguarda la caduta al 7% dei titoli la motivazione va ricercata nel calo dei tassi d’interesse.

Aumento dei prestiti e spread

Durante una audizione sulla manovra, il vice direttore generale di Bankitalia, Luigi Federico Signorini, ha invece parlato di spread e dei suoi pericoli, come riporta Il Sole 24 Ore: “L’aumento dello spread è già costato al contribuente quasi 1,5 miliardi di interessi in più negli ultimi sei mesi, rispetto a quanto si sarebbe maturato con i tassi che i mercati si aspettavano ad aprile, la crescita dei tassi di interesse sul debito pubblico ha un effetto in qualche modo comparabile a una stretta monetaria”. Nel bollettino “Banche e moneta” di Bankitalia, invece, si fa riferimento all’aumento dei prestiti al settore privato, mentre diminuiscono le sofferenze e i tassi dei mutui.

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Argomenti: Crisi economica Italia, Economia Italia