La riapertura delle scuole è stata davvero responsabile del boom dei contagi?

Scuole gradualmente chiuse un po' in tutta Italia per frenare l'avanzata del Covid. Il ministro dell'Istruzione, Lucia Azzolina, si oppone, ma il suo è stato un test miseramente fallito.

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La scuola non ha retto al Covid

La scorsa settimana, il governatore pugliese Michele Emiliano ha imposto la chiusura delle scuole, ad eccezione di quelle dell’infanzia. Il ministro dell’Istruzione, Lucia Azzolina, ha definito “gravissima” l’ordinanza e ha chiesto che venga stracciata. E’ stata solo l’ultima di una serie di regioni che hanno imposto la chiusura parziale o totale delle scuole. Ad appena un mese e mezzo dall’inizio dell’anno scolastico, possiamo affermare senza ombra di dubbio che il test sulle scuole del governo Conte e, in particolare, del ministro Azzolina sia fallito miseramente.

Riapertura scuole: numeri, criticità e perché sarà il vero test di sopravvivenza per Conte

La chiusura delle scuole è stata decisa da numerosi governatori per cercare di frenare i contagi da Covid. In molti, però, hanno escluso nelle loro ordinanze le scuole dell’infanzia e fino alle medie, così da minimizzare i contraccolpi a carico delle famiglie. Il non detto di questa querelle tra stato e regioni, infatti, è che si stia cercando non di tutelare la scuola come momento formativo, bensì nella sua qualità di “baby sitter”. Già, perché se venissero tutte chiuse come a marzo, milioni di genitori non saprebbero a chi lasciare i figli. E poiché è fortemente sconsigliato affidarli alle cure dei nonni per evitare che questi ultimi restino contagiati – e sono la fascia della popolazione più a rischio – la politica e le istituzioni stanno inventandosi di tutto per far restare le scuole aperte più a lungo possibile.

E non solo in Italia. In Francia, il presidente Emmanuel Macron ha imposto un nuovo lockdown, ma facendo rimanere le scuole aperte. Ovunque, il problema è legato al lavoro. Se le scuole chiudono, i genitori che lavorano rischiano di doversi prendere giorni, se non settimane, di permessi e ferie per occuparsi dei figli.

Inevitabili le ricadute sia immediate in termine di produzione, sia future per il ridursi dei giorni di ferie residui disponibili. Rischiamo, in altre parole, che nell’estate 2021 si abbiano pochi vacanzieri per l’impossibilità di lasciare il lavoro, mentre in questo finale di 2020 si produrrebbe meno del potenziale per le numerose assenze dei lavoratori-genitori.

A scuola si prende il Covid?

Ma davvero le scuole sono diventate fonte/occasione di contagio, malgrado i rigidi protocolli adottati? Per capirlo, vi basterebbe leggere un dato: circa un quinto della popolazione italiana ruota quotidianamente attorno alla scuola. Oltre a 8,5 milioni di studenti e 1 milioni di insegnanti e personale ATA, abbiamo anche un paio di milioni di genitori che devono accompagnare i figli piccoli. In tutto, parliamo di qualcosa come 12 milioni di persone su 60 milioni di abitanti. Per quanto i protocolli siano stati studiati con accortezza e spesso al limite della maniacalità, il solo fatto che un italiano su cinque si muova di casa per recarsi a scuola genera traffico, assembramenti, esaltati sui mezzi pubblici e davanti agli edifici in occasione degli ingressi. Il governo ha responsabilità dirette proprio nella non gestione del traffico su treni, bus e tram. Sono rimasti affollati come prima del Covid e, anzi, il governo stesso ha espanso il concetto di “congiunti” sui mezzi pubblici, facendovi rientrare anche i colleghi di lavoro, al fine di consentirne il riempimento senza grossi ostacoli.

Scuole chiuse in Campania, preludio di didattica a distanza in tutta Italia

Inutile guardare ai numeri degli studenti e degli insegnanti positivi, perché non sapremo mai dove siano stati contagiati. Quel che subito parve lampante, invece, è che i protocolli avrebbero portato all’inevitabile ripristino della didattica a distanza. Se una classe viene chiusa allorquando uno studente o un docente risulti positivo, con le settimane si arriva a interrompere le lezioni quasi ovunque. Ed è quel che stava accadendo prima delle chiusure.

Se leggiamo i dati della curva dei contagi, notiamo che la crescita si era già registrata a partire dalla terza settimana di agosto, cioè dopo il periodo clou delle vacanze estive. Tuttavia, il vero boom si è generato a inizio ottobre, guarda caso a distanza di pochi giorni dal rientro a scuola di tutti gli studenti dopo le elezioni amministrative del 20-21 settembre. I contagi sono esplosi da 2.500 a 27.000 casi al giorno in quattro settimane. Altrove nel mondo è accaduto lo stesso e con anticipo rispetto all’Italia, proprio in considerazione del fatto che le scuole siano state riaperte in anticipo. Il governo non lo ammetterà mai, perché sulla scuola ci aveva messo la faccia e scommesso per dimostrare la sua capacità di far tornare l’Italia alla normalità. Eppure, le scuole sono state un banco di prova fallito. E con le rotelle.

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