La riapertura delle attività dopo Pasqua sarà graduale, se sbagliamo è la fine

La Fase 2 in Italia inizia dopo Pasqua, quando si passerà a gestire la graduale transizione dell'economia verso la normalità. Nella seconda metà di aprile ci giochiamo un pezzo del nostro futuro.

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La Fase 2 in Italia inizia dopo Pasqua, quando si passerà a gestire la graduale transizione dell'economia verso la normalità. Nella seconda metà di aprile ci giochiamo un pezzo del nostro futuro.

Vietato sbagliare con l’avvio della “Fase 2” dopo le festività pasquali. Il governo Conte sta immaginando e studiando la graduale transizione verso il ritorno alla normalità, ponendo progressivamente fine al “lockdown” imposto su base nazionale a marzo. Non torneremo tutti subito a lavorare e a muoverci come prima, ma è probabile che le restrizioni vengano allentate per fascia di età, attività lavorativa e area geografica. La scuola, ad esempio, su cui ruotano 12 milioni di persone, cioè un italiano su cinque, resterà probabilmente chiusa ancora per diverse settimane o forse nemmeno riaprirà più per quest’anno didattico. Se ne riparlerebbe a settembre, anche perché le aule sono tipicamente spazi ristretti, in cui tenere la distanza sociale è quasi sempre impossibile. E fare lezione con la mascherina non sarebbe ipotizzabile.

L’economia italiana ha urgente bisogno di tornare a produrre, di rimettersi in moto. Si stima che questo primo mese di fermo ci sia già costato sui 35 miliardi di minori consumi e 55 miliardi in meno di pil. Molte imprese temono che un fermo prolungato ne decreti la morte, perdendo definitivamente clienti all’estero e forse anche gli stessi fornitori, entrambi a rivolgersi altrove.

La crisi dell’economia italiana sarà pesantissima, ricordatevi queste tre lettere: U, V e L

Ma se dopo avere commesso diversi e gravi errori nella gestione della fase di emergenza, ne facessimo altri nella difficile transizione, ci saremmo giocati un pezzo del nostro futuro in tutti i sensi. I virologi avvertono che il pericolo maggiore sia un’eventuale seconda ondata di contagi, come un secolo fa avvenne con la spagnola, la quale provocò vittime per cinque volte in più della prima.

Il Coronavirus potrebbe semplicemente restare dormiente per dare vita a nuovi focolai ancora più disastrosi, anche perché potrebbe nel frattempo mutare caratteristiche e rivelarsi ancora più difficile da sconfiggere, colpendo persino chi fosse stato già contagiato in questi mesi.

I rischi della Fase 2

Sul piano sanitario, sarebbe un disastro; su quello economico, pure peggio. Se qualcosa andasse storto e dovessimo tornare indietro a fine mese o a maggio, quando buona parte delle attività chiuse sarà stata per allora riaperta, significherebbe compromettere ogni possibilità di ripresa anche nel terzo trimestre, mettendo del tutto fuori gioco il turismo, che già lamenta un crollo impressionante di prenotazioni e si prepara a una stagione estiva depressa. Il governo, una volta fatta marcia indietro, non autorizzerebbe più la riapertura fino a quando non nutrisse certezze sulla cessazione dei contagi. Passerebbero potenzialmente anche mesi e nel frattempo milioni e milioni di famiglie non avrebbero di come vivere.

Lo scenario più inquietante, però, si può fortunatamente evitare. Come? Facendo ciascuno di noi la propria parte. Per settimane, se non mesi, dobbiamo ragionare come se fossimo un piccolo organo di un grande corpo vivente e nessuno dovrà sottrarsi al dovere di rispettare regole rigide, apparentemente esagerate, ma quanto mai necessarie per garantire a noi stessi e agli altri la salute e la ripresa economica. Continueremo a fare la fila nei supermercati e nei negozi fino al definitivo cessato allarme, a tenere le distanze per strada e nei locali, non sarà possibile affollarci in luoghi pubblici e nemmeno privati, forse saremo costretti a tenere comportamenti insoliti persino in spiaggia.

Se la seconda metà di aprile andrà bene, molto probabile che avremo superato il peggio e che la normalità gradualmente torni nelle nostre vite, che le fabbriche, i locali e i negozi riaprano tutti, i consumi rimbalzino e inizieremo una risalita non facile, ma almeno la percepiremmo. Affinché questo si avveri, dobbiamo non cedere alla pur comprensibilissima impazienza di chi vuole tornare a lavorare, a produrre, ad uscire di casa, perché obiettivamente l’ozio prolungato è incompatibile con una sana mente umana, per non parlare sul piano fisico.

Tuttavia, meglio pazientare qualche settimana in più adesso che rischiare di perderne diverse altre in più in seguito, bruciandoci qualsivoglia probabilità di ripresa a breve. E senza di questa, l’Italia andrà in default.

E adesso c’è un altro virus che rischia di colpire l’economia italiana

giuseppe.t[email protected] 

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