La recessione non lascia l’Italia: i consumi ad agosto vanno a picco. E Bankitalia non vede la ripresa

Ad agosto, i consumi sono diminuiti del 3,1% e nemmeno la Banca d'Italia avverte un'imminente ripresa. I prossimi mesi si annunciano piuttosto duri e dopo tre anni consecutivi di recessione, il dato è sconfortante.

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Nel suo Bollettino mensile, la Banca d’Italia ha ammesso ieri che il pil in Italia potrebbe essere diminuito anche nel terzo trimestre, per via dell’indebolimento dell’economia in generale, dopo che nella seconda metà del 2013 si era avvertita una certa ripresa. Pertanto, Palazzo Kock ha definito giustificata la decisione del governo Renzi di rinviare il pareggio di bilancio e di aumentare dal 2,2% al 2,9% del pil il deficit-obiettivo per il 2015, perché al nostro paese servirebbe adesso un rilancio della domanda e degli investimenti, a sostegno della ripresa, pur se nell’anno in corso si sarebbe registrata “una modesta crescita” dei consumi.

L’analisi di Bankitalia

Per il governatore Ignazio Visco, la bassa crescita dei prezzi presenterebbe rischi all’economia e a tale proposito, l’agenzia di rating Standard & Poor’s ha lanciato nelle scorse ore l’allarme deflazione, che in Belgio, Spagna, Grecia e Italia potrebbe aumentare ancora di più il risparmio, a discapito dei consumi. Bankitalia segnala che la ripresa ha perso slancio anche nel resto dell’Eurozona e che ciò comporti inevitabilmente rischi al ribasso per la dinamica dei prezzi, pur prevedendo che la politica monetaria sarà molto accomodante per un periodo prolungato, al fine di difendere la stabilità dei prezzi e di sradicare le basse aspettative d’inflazione. Tradotto nel linguaggio comune, Via Nazionale vede fosco per i prossimi mesi. D’altronde, lo scetticismo sta prendendo piede ormai in tutti gli uffici studi, dato che la ripresa della nostra economia era attesa, addirittura, alla fine del 2012, mentre viene rinviata di trimestre a trimestre da almeno 2 anni.   APPROFONDISCI – L’Eurozona è vicina alla terza recessione dal 2008. Segnali negativi anche dalla Germania  

Recessione Italia senza fine

Dunque, l’Italia resterà quasi certamente in recessione anche nel terzo trimestre. Se si eccettuano gli ultimi tre mesi dello scorso anno, quando il pil registrò una crescita congiunturale dello 0,1%, la nostra economia segna una contrazione sin dal terzo trimestre del 2011. Non cresciamo da ben 3 anni, mentre il livello di ricchezza annua prodotta è oggi del 9% inferiore a quello del 2007, ultimo anno prima della crisi. Ieri, la Germania ha battuto un colpo, con i dati sul manifatturiero positivi e al di sopra della attese per il mese in corso. Ma la Francia ha mostrato di arretrare ancora di più e il capo economista di Markit, Chris Williamson, ha avvertito che l’apparente buon dato sul Pmi composito dell’Eurozona nasconde le insidie di una probabile ricaduta nella terza recessione europea dal 2008. Se ciò accadesse, per l’Italia significherebbe un probabile 2015 con il segno ancora negativo per il pil, dopo ben 3 anni consecutivi di recessione, 5 dal 2008.   APPROFONDISCI – E’ in arrivo una nuova recessione? Ecco cosa scatenerebbe la fine dell’euro  

Crisi consumi continua

Quel che è peggio è che anche quando sono state somministrate al malato piccole cure, non sono servite.

Ad agosto, terzo mese di percezione del bonus Irpef degli 80 euro del governo Renzi, i consumi sono diminuiti dello 0,1% su luglio e del 3,1% su base annua. E anche le vendite di beni alimentari continuano ad accusare un calo. Il trend è preoccupante, perché dimostrerebbe due cose: 1) che gli italiani sono impauriti e anche quando hanno qualche soldo in tasca non lo spendono, vuoi per il timore del futuro, vuoi anche perché terrorizzati dalla campagna mediatica del Fisco sulla tracciabilità dei nostri consumi, per la serie “più spendi e più devi dichiarare”; 2) non c’è fiducia verso il governo, quale esso sia. A fronte degli 80 euro in più in busta paga, molte famiglie hanno compreso che sono state inasprite le imposte locali e che il conto finale per loro potrebbe essere neutro o anche negativo. Serve ristabilire un clima di fiducia e prospettive certe. L’opposto di una manovra finanziaria, che in parte taglia le tasse, in parte carica gli Enti locali ad aumentarle e che a fronte di provvedimenti positivi per l’economia e il lavoro, non fornisce coperture finanziarie, alimentando così il clima di pessimismo e di incertezza sul futuro.   APPROFONDISCI – Il bonus Irpef degli 80 euro non stimola i consumi, gli italiani non spendono per la crisi Prosegue la crisi dei consumi, il bonus degli 80 euro non ha effetto        

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