Come i mercati hanno reagito al discorso di Trump (e non solo) in 4 cifre

La reazione dei mercati all'annuncio del presidente Trump di uno "storico" taglio delle tasse non si è fatto attendere. Dal dollaro all'oro, dai Treasuries a Wall Street, ecco il responso.

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La reazione dei mercati all'annuncio del presidente Trump di uno

Martedì sera, quando in Italia era già notte, il presidente americano Donald Trump ha tenuto il suo primo discorso al Congresso, nel corso del quale ha tracciato per sommi capi le linee della sua politica economica e, in particolare, sulla riforma fiscale, per quanto non siano stati resi noti i dettagli tanto attesi dai mercati, oltre che dai diretti interessati, ovvero i contribuenti USA. Trump ha promesso uno “storico” taglio delle tasse per famiglie e imprese e ha posto ancora una volta l’accento sulla necessità di creare posti di lavoro, essendo 94 milioni gli americani non occupati. Quest’ultima cifra è controversa, nel senso che vi rientrano anche coloro, che un posto nemmeno lo cercano, ma che secondo il presidente sarebbero semplicemente scoraggiati.

La reazione dei mercati alle parole di Trump è stata immediata e netta. Se erano vere le considerazioni della vigilia, il discorso potrebbe avere impresso una direzione stabile al dollaro, che nel corso della seduta di ieri è arrivato a guadagnare circa mezzo punto percentuale contro le principali valute, salendo ai livelli più alti dall’insediamento dell’attuale presidente, ovvero da sei settimane. Ne sa qualcosa il cambio euro-dollaro, che ha ceduto anch’esso fino allo 0,50%, scendendo a un minimo di 1,052, nonostante l’inflazione in Germania a febbraio sia stata stimata al 2,2% dall’istituto statistico federale di Berlino, ovvero oltre il target di quasi il 2% della BCE, un dato che metterebbe pressione al governatore Mario Draghi, perché renda quanto prima meno accomodante la politica monetaria per l’Eurozona. (Leggi anche: Taglio tasse targato Trump)

Treasuries e oro giù

In netta risalita anche i rendimenti dei Treasuries, che sono cresciuti in un paio di sedute di 9 punti base al 2,45-2,46%, ancora molto al di sotto del picco del 2,59% di dicembre, ma segnalando un’attesa rialzista dei tassi e un surriscaldamento delle aspettative d’inflazione da parte del mercato, che starebbe scontando una prossima stretta della Federal Reserve a marzo con probabilità dell’80%, quando fino a qualche settimana fa non si andava oltre il 30%.

Di pari passo sono diminuite le quotazioni dell’oro, passate da 1.263 dollari l’oncia a fin sotto 1.238 dollaro in meno di un paio di sedute, riportandosi ai livelli più bassi dal 23 febbraio scorso. Il metallo subisce gli effetti di tassi attesi più alti, essendo un asset senza cedola ed essendo negoziato in dollari, che con una stretta monetaria dovrebbe apprezzarsi, rendendo più costose le materie prime per gli acquirenti non americani. (Leggi anche: Il taglio delle tasse promesso da Trump piega oro e Treasuries)

Wall Street ai nuovi massimi storici

Infine, Wall Street. Ieri, per la prima volta nella sua storia, il Dow Jones ha sfondato la soglia dei 21.000 punti, guadagnando il 15% dalla vittoria di Trump alle elezioni presidenziali dell’8 novembre scorso. Il boom è stato innescato dalle promesse di risparmi fiscali sugli utili delle imprese, che ne sostengono i corsi azionari.

Se tutto questo quadro d’insieme sia sostenibile lo vedremo solo nell’arco di settimane e mesi. Contrariamente alla volontà dello stesso Trump, il dollaro si dovrebbe rafforzare, scontando sia una Fed sempre più restrittiva, sia le tensioni geo-politiche internazionali, specie europee. Un dollaro più forte comprime le quotazioni dell’oro, ma l’effetto sui Treasuries potrebbe mostrarsi ambiguo, perché la corsa agli assets denominati nella divisa americana ne sosterrebbe, almeno in parte, i prezzi. (Leggi anche: Super dollaro sì o no)

 

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