La ragione della sconfitta di Berlusconi? La linea Mediaset e Gianni Letta

Silvio Berlusconi punta a non essere escluso dalle trattative tra Matteo Salvini e Luigi Di Maio, subendo di fatto il nuovo corso politico. La ragione della sua sconfitta va ricondotta ai cattivi consiglieri di cui si continua a circondare l'ex premier.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Silvio Berlusconi punta a non essere escluso dalle trattative tra Matteo Salvini e Luigi Di Maio, subendo di fatto il nuovo corso politico. La ragione della sua sconfitta va ricondotta ai cattivi consiglieri di cui si continua a circondare l'ex premier.

Silvio Berlusconi starebbe meditando di accettare quel che sembrava inaccettabile fino a qualche giorno fa: scendere a patti con il Movimento 5 Stelle, al fine di non restare escluso dalla spartizione delle presidenze delle Camere e dal governo. Il timore dell’ex premier è che l’alleato Matteo Salvini lo faccia fuori su tutto e lo lasci senza alcuna carica e ininfluente in Parlamento, nel caso in cui sostenesse un esecutivo pentastellato, mentre successivamente lo fagociterebbe in termini di voti, sottraendo consensi a Forza Italia, che stando ai sondaggi già scenderebbe appena sopra la doppia cifra percentuale. Mai come adesso il Cavaliere sembra consapevole di non essere più al centro dei giochi e che la sua era sia finita. Secondo una ricostruzione de Il Foglio, i figli Marina e Piersilvio starebbero persino meditando di farlo ritirare dalla vita politica. E i segnali che gli arrivano anche dai suoi storici collaboratori appaiono desolanti.

Gianni Letta, suo emissario da decenni e che ha sempre operato con estrema efficacia nell’ombra, gli avrebbe fatto capire che i tempi sono cambiati, che le trattative con il Colle e il PD sarebbero praticamente ferme. Parliamo dello stesso che imbarcò Berlusconi nella fallimentare scommessa sul governo guidato dal nipote Enrico e che subito dopo lo convinse a siglare un altrettanto fallimentare Patto del Nazareno, che avrebbe affossato Forza Italia, rinvogorendo temporaneamente un PD, che pure era uscito ridimensionato dalle elezioni politiche del 2013, pur conquistando più seggi di tutti. Il 4 marzo ha spazzato via riti e modi di concepire la politica, a cui Berlusconi si è aggrappato disperatamente fino a poche ore fa, prima di capire forse definitivamente che gli resterebbe poco da fare. La speranza c’è ancora ed è quella che il presidente Sergio Mattarella riesca a frenare i piani grillini e leghisti, resuscitando una qualche possibilità in favore delle larghe intese tra centro-destra e PD.

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Berlusconi è finito politicamente, anche se la sua capacità di sorprendere a ogni occasione in cui è stato dato per spacciato nell’ultimo quarto di secolo ci induce a un minimo di prudenza. Tuttavia, stavolta non c’è stata alcuna rimonta elettorale per Forza Italia e per quanto l’ex premier continui pubblicamente ad affermare che la volata sia mancata per effetto della sua incandidabilità, sarebbe il primo a sapere che il problema sia un altro: ha fatto il suo tempo. Ne sembrano convinti i suoi stessi parlamentari, che guardano smarriti alle trattative tra Salvini e Luigi Di Maio sugli scranni più alti di Montecitorio e Palazzo Madama. Il fronte filo-leghista tra gli azzurri sembra solo destinato a rafforzarsi, man mano che i fatti e i sondaggi conclameranno la fine di Forza Italia.

Gli errori di Berlusconi

Gli errori strategici di Berlusconi in questi anni sono da ricondurre all’ambiente che lo circonda. Con la sua decadenza da senatore nel 2013, frutto della sentenza di condanna della Cassazione sul caso Mediatrade, i dirigenti Mediaset e lo stesso suo alter ego di sempre, Gianni Letta, anziché puntare su una qualche leadership interna al centro-destra, hanno assecondato pubblicamente la figura di Matteo Renzi, intravedendo in lui un erede del berlusconismo. C’è stato parecchio calcolo in questa scelta: Renzi era prima il segretario del PD, partito quasi unico della maggioranza, successivamente premier. E poiché a potere difendere o nuocere agli interessi aziendali sarebbe stato il governo, meglio farselo amico. Da qui, la corsa di Fedele Confalonieri e Gianni Letta a sostenere il fiorentino.

Senonché, questa strategia, che pure ha portato frutti nel breve termine sul piano degli interessi economici (Mediaset è stata persino tutelata dal governo Gentiloni dal tentativo di scalata di Vivendi), si è rivelata disastrosa politicamente e rischia di esserlo in futuro proprio per Cologno Monzese. Mentre la leadership berlusconiana si consumava per l’usura del tempo, avanzava quella del leghista, senza che sia stata coccolata a dovere dai dirigenti dell’ex premier, che gli hanno preferito un’alternativa politica di tutt’altro tenore, con la conseguenza di indisporre gli alleati di Forza Italia, i quali si sono visti abbandonati, come segnalano gli screzi delle amministrative 2016, quando la coalizione di centro-destra si presentò divisa in una realtà come Roma, finendo per regalare la vittoria quasi a tavolino alla candidata grillina. In quell’occasione, l’ex premier si rifiutò di appoggiare l’alleata Giorgia Meloni nella corsa a sindaco, temendo un rafforzamento del fronte Lega-FdI.

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Gli errori del Cavaliere sono stati tutti commessi a causa dei “cattivi” consigli dei suoi dirigenti, che hanno messo in secondo e terzo piano la politica per concentrarsi sulla difesa immediata degli interessi di famiglia, a discapito dei rapporti con gli alleati e facendo asse con i renziani, che sono i grandi sconfitti delle ultime elezioni, trascinando gli azzurri nel baratro. Il giannilettismo ha soppiantato il berlusconismo delle origini, tramutandolo in una ricerca quasi ossessiva di accordi sottobanco con il centro-sinistra, incrementando l’appeal di offerte politiche più nitide e meno “inciuciste” dentro la coalizione di centro-destra. Il 4 marzo ha visto sconfitta proprio la linea Mediaset, che puntava tutte le sue carte su un asse tra Forza Italia e PD, che adesso non solo si mostra numericamente insufficiente e debole, ma persino insostenibile sul piano politico. Hanno perso i vari Gianni Letta dell’accordo a ogni costo con il PD, i Fedele Confalonieri del tifo ad oltranza per Renzi e quanti dentro Forza Italia hanno finto di non vedere che nel Paese montava una domanda di partecipazione politica, alla quale il leaderismo consumato e la cooptazione non erano più in grado di offrire risposte da anni.

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Argomenti: Politica, Politica italiana

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