La “Proposta Vegas” per stabilizzare gli interessi sul debito e migliorare il rating italiano

La proposta del presidente di Consob Giuseppe Vegas per calmierare i rendimenti dei buoni del tesoro e innalzare il rating italiano: creare un Financial Stability Fund (Fsf), una sorta di scudo anti-spread nazionale, dotato di garanzie reali quali le riserve auree e i migliori beni dello Stato.

di Stefano Fugazzi, pubblicato il
La proposta del presidente di Consob Giuseppe Vegas per calmierare i rendimenti dei buoni del tesoro e innalzare il rating italiano: creare un Financial Stability Fund (Fsf), una sorta di scudo anti-spread nazionale, dotato di garanzie reali quali le riserve auree e i migliori beni dello Stato.

Nel corso degli ultimi mesi il cosiddetto “mal di spread” sembra essersi attenuato, ma le incertezze politiche legate all’esito delle elezioni di fine febbraio, l’inarrestabile crescita dello stock di debito pubblico e il miraggio della ripresa economica potrebbero presto portare i nostri BTP nuovamente sotto i riflettori dei mercati finanziari. Dovesse ciò accadere, l’Italia sarebbe costretta a cedere alle lusinghe di Bruxelles e Francoforte e quindi richiedere l’accesso all’Outright Monetary Transactions (Omt), la nuova iterazione del Securities Market Programme, altresì noto come “scudo anti spread”.  L’attivazione del meccanismo “salva-vita” della Bce porterebbe con sé in dote la necessità di operare un nuovo aggiustamento fiscale, in altre parole più tasse e più tagli alla spesa pubblica, con il rischio, se non la certezza, di aggravare ulteriormente il quadro macroeconomico italiano spegnendo ogni residua speranza di ripresa.  

IL “FINANCIAL STABILITY FUND” DI GIUSEPPE VEGAS: UNO SCUDO ANTI-SPREAD “MADE IN ITALY” E “LOW COST”

E se, invece di fare affidamento agli onerosi meccanismi “salva-vita” di Bruxelles e Francoforte, l’Italia decidesse di giocare d’anticipo costruendosi un proprio Financial Stability Fund (Fsf), una sorta di scudo anti-spread nazionale, puntellandolo con garanzie reali quali le riserve auree? È quanto propone il presidente di Consob Giuseppe Vegas per calmierare i rendimenti dei buoni del tesoro e, al tempo stesso, innalzare il rating delle nostre obbligazioni sovrane. Il presidente di Consob ritiene opportuno l’allestimento di un fondo pubblico, gestito direttamente dal Ministero dell’Economia, capace di emettere obbligazioni garantite dai migliori asset dello Stato, dagli immobili demaniali, alle partecipazioni in società quotate, alle riserve auree e valutarie di Banca d’Italia. Questo fondo avrebbe il compito di collocare sul mercato bond contraddistinti da un rating di prim’ordine (la presenza di garanzie auree potrebbe valergli la tripla A) riservandosi, inoltre, la facoltà di intervenire sia sul mercato secondario, riacquistando i titoli del debito pubblico emessi a tassi di rendimento elevati, sia direttamente in fase d’asta. Un simile intervento consentirebbe al Tesoro di sostenere la domanda in circostanze di particolare turbolenza sui mercati sottoscrivendo la parte non collocata delle emissioni e orientando i tassi di riferimento al ribasso. Tra i beneficiari del Financial Stability Fund figurerebbero anche gli istituti di credito italiani. Secondo Giuseppe Vegas, infatti, le banche, una volta ceduta all’Fsf una parte consistente dei titoli di Stato in loro possesso, potrebbero allentare la stretta sul credito e quindi immettere liquidità fresca in circolo all’economia reale sotto forma di prestiti a favore dei privati e delle piccole e medie imprese.  

I “VEGAS BOND” IN NUMERI: 120 MLD DI EMISSIONI GARANTITE PER 140 MLD E RISPARMI ANNUI PARI A 11,2 MLD

Si stima che il Financial Stability Fund possa emettere obbligazioni per 120 miliardi di euro a fronte di garanzie attivabili pari a circa 140 miliardi di cui 100 miliardi in riserve auree e valutarie e 40 miliardi in beni mobiliari e  immobiliari. Sempre secondo Vegas, il varo di uno scudo anti spread italiano consentirebbe allo Stato di risparmiare 8,7 miliardi annui sui costi di finanziamento (corrispondente a circa un decimo degli interessi pagati nel 2012) più altri 2,5 miliardi all’anno tra spese dirette e costi di emissione.

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Argomenti: Debito pubblico italiano