La proposta “Tagliadebito”: prestiti e investimenti forzosi per salvare l’Italia

La controversa proposta “Tagliadebito” di Andrea Monorchio e Guido Salerno Aletta: utilizzare il risparmio e il patrimonio privato per ridurre lo stock di debito di 900 miliardi in vent'anni.

di Stefano Fugazzi, pubblicato il
La controversa proposta “Tagliadebito” di Andrea Monorchio  e Guido Salerno Aletta: utilizzare il risparmio e il patrimonio privato per ridurre lo stock di debito di 900 miliardi in vent'anni.

Per soddisfare i parametri imposti dal Fiscal Compact – che impegnano l’Italia al pareggio di bilancio e al raggiungimento di un rapporto debito/PIL pari al 60% – nel gennaio 2012 l’ex vice-segretario generale di Palazzo Chigi Guido Salerno Aletta e l’ex Ragioniere generale dello Stato Andrea Monorchio hanno redatto una controversa proposta di riduzione del debito pubblico italiano. Secondo questi, è possibile diminuire l’indebitamento complessivo di oltre 900 miliardi di euro in vent’anni chiedendo agli italiani di mettere al servizio dello Stato i propri risparmi e i patrimoni immobiliari. La proposta, denominata “Tagliadebito” e rilanciata da Milano Finanza, si snoda in tre azioni complementari.    

CREAZIONE DI UN “FONDO PATRIMONIALE DEGLI ITALIANI”

Il primo aspetto dell’operazione “Tagliadebito” prevede il trasferimento di una parte degli asset pubblici disponibili e non strategici a un “Fondo patrimoniale degli italiani”, le cui quote verrebbero successivamente acquisite dalle famiglie. Nel Fondo confluirebbero le proprietà immobiliari dello Stato oltre alle azioni di imprese partecipate dal Tesoro. Le famiglie italiane diverrebbero così  proprietarie di quote di un fondo comune di investimento che – se ben gestito – si rivaluterebbe nel tempo. Duplice è l’obiettivo dell’operazione: evitare il trasferimento del patrimonio pubblico a soggetti non residenti e ridurre di 200 miliardi di euro lo stock di debito.    

COLLOCAMENTO FORZOSO DI TITOLI DI STATO

Monorchio e Salerno Aletta propongono, inoltre, l’introduzione di uno strumento chiamato “Cash & Kind”. Si tratterebbe di pagare circa il 10-15% dei crediti arretrati della Pubblica Amministrazione in titoli di Stato. Le obbligazioni – ventennali e con un rendimento pari al tasso di sconto computato sulla somma residua – non sarebbero soggette né a tassazione né a valutazione di rating. L’accesso ai titoli Kind sarebbe esteso ai soli soggetti residenti per il versamento di imposte e contributi previdenziali, ma non per il pagamento di premi assicurativi e mutui bancari. Secondo i relatori, l’operazione Cash & Kind – che prevede anche il riacquisto di una parte delle obbligazioni emesse a tassi di rendimento elevati – consentirebbe allo Stato di risparmiare quasi 200 miliardi di euro in conto interessi.    

IL PATRIMONIO IMMOBILIARE PRIVATO A GARANZIA DEI TITOLI DI STATO

L’aspetto sicuramente più controverso della proposta “Tagliadebito” di Monorchio e Salerno Aletta è quello di mettere al servizio del debito pubblico il patrimonio immobiliare privato. Nello specifico, si tratterebbe di indurre i cittadini possessori di immobili a sottoscrivere un mutuo bancario con ipoteca pari al 10 per cento del valore della proprietà. Lo Stato impiegherebbe queste garanzie reali – stimate in oltre 500 miliardi di euro e calcolate sulle sole proprietà su cui non gravi già un mutuo – per coprire l’emissione di una serie speciale di titoli di Stato denominata “Kind Real Estate”, con un rendimento esente da imposte e corrispondente al tasso di sconto maggiorato dell’1%. A predisporre il collocamento dei titoli sarebbe un consorzio bancario misto pubblico-privato che girerebbe a un fondo le prese di garanzia sui singoli immobili. Anche in questo caso, l’operazione avrebbe come obiettivo quello di italianizzare lo stock di debito pubblico, adoperando ogni eventuale surplus di bilancio per il riacquisto dei titoli di Stato attualmente detenuti da investitori stranieri.

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Argomenti: Debito pubblico italiano, pareggio di bilancio