La profezia di Bill Gates sul Covid e perché con la pandemia conviveremo a lungo

Sul vaccino anti-Covid in tempi brevi cresce il pessimismo, anche della stessa comunità scientifica. Rischiamo di affrontare l'autunno/inverno senza.

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Sul vaccino anti-Covid in tempi brevi cresce il pessimismo, anche della stessa comunità scientifica. Rischiamo di affrontare l'autunno/inverno senza.

Ieri, per gran parte degli studenti italiani la scuola è iniziata, una tappa fondamentale per testare il ritorno alla normalità in una Nazione che l’ha persa ormai da sei mesi. Nell’aria, l’ottimismo delle settimane scorse sui tempi per la fine dell’allarme pandemia sta scemando. La settimana scorsa, AstraZeneca ha dovuto sospendere per qualche giorno la Fase 3 di sperimentazione del vaccino anti-Covid, allorquando uno dei pazienti sottoposti al test ha rivelato effetti collaterali gravi e inattesi, rischiando la paralisi. Ieri, l’ultima profezia di Bill Gates, fondatore e socio di Microsoft, nonché tra gli uomini più ricchi al mondo e finanziatore dell’Organizzazione Mondiale per la Sanità.

Bill Gates è scettico sulle tempistiche del vaccino contro il coronavirus

Il miliardario americano si è detto convinto che la pandemia si protrarrà fino al 2022 e si è mostrato pessimista sulla ripresa dei contagi nell’autunno che sta arrivando, per l’emisfero settentrionale. Rischiamo, a suo dire, di tornare anche al numero dei morti della primavera scorsa. Infine, una bacchettata al presidente Donald Trump per non mostrare collaborazione con l’OMS.

Anche dal mondo scientifico non stanno arrivando segnali confortanti, nonostante numerosi vaccini nel mondo siano ormai in fase avanzata ed entro pochi mesi potrebbero ricevere l’autorizzazione delle istituzioni sanitarie alla registrazione e alla vendita. Dall’Università di Oxford, il Professore di Medicina John Bell, 68 anni, rimarca come mediamente per creare un vaccino ci vogliano “otto anni”, mentre ancora ci stiamo lavorando da soli “otto mesi”.

Niente vaccino per questo inverno?

Sembra, cioè, che gli stessi scienziati vogliano quanto meno mettere in guardia governi e opinione pubblica sull’assenza di certezze in relazione all’arrivo di un vaccino già entro fine anno.

Del resto, ammesso che da qui a qualche settimana arrivi un clamoroso annuncio, i tempi tecnici per la produzione e la commercializzazione non saranno brevi e molto difficilmente assisteremmo a una vaccinazione di massa o anche solo relegata alle fasce più a rischio della popolazione mondiale entro Natale. Di fatto, il picco virale per il prossimo autunno/inverno sarà affrontato senza la disponibilità di un vaccino.

La valenza di questo pessimismo per l’economia mondiale è duplice. Da un lato, chi in borsa sta scontando una ripresa a “V” potrebbe trovarsi costretto a ricredersi. Le restrizioni dureranno a lungo e questo peserà particolarmente su alcuni comparti dell’economia, come il turismo, lo spettacolo, lo sport, la fieristica e tutto quel business che presuppone assembramenti per essere portato avanti. Con questi chiari di luna, gli stadi di calcio, ad esempio, non torneranno a riempirsi presto, né saranno possibili concerti e manifestazioni di massa.

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Cosa significa per l’economia mondiale

Per contro, si allontanerebbe la prospettiva di nuovi “lockdown”. Le quarantene imposte dai governi nei mesi primaverili sono state dure, avendo contenuto la mobilità ai minimi termini, impattando molto negativamente sulle economie. Tuttavia, esse furono giustificate dall’emergenza e sul presupposto della loro straordinarietà. Non avrebbe senso re-imporle con quelle identiche modalità, perché oggi sappiamo che probabilmente (si spera di no) non usciremo da questa pandemia da qui a 1-2 anni. E, a meno di voler riportare l’economia all’anno zero, la migliore strategia adottabile diventa quella della complessa convivenza, in attesa che il virus compia il suo ciclo e/o che la scienza ci offra i mezzi per combatterlo con efficacia.

La responsabilità individuale diventa più essenziale che mai. L’uso della mascherina e il mantenimento delle distanze sociali si rivelano un must per evitare misure assai più restrittive e dannose sia per le nostre libertà e sia per la sopravvivenza di gran parte dell’economia.

Ad ogni modo, difficile immaginare un ritorno a breve al mondo pre-Covid, ragione per cui i governi dovranno continuare a indebitarsi per sostenere le categorie più colpite, le aziende non produrranno a pieno ritmo, parte della forza lavoro rimarrà inutilizzata e i redditi delle famiglie saranno fiacchi a lungo. Non una prospettiva incoraggiante, ma ormai siamo entrati nell’ottica dell’adattamento alle condizioni mutevoli del virus.

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