Al Brasile non bastava la stagflazione, adesso c’è lo sciopero del petrolio

In Brasile sale l'inflazione, ormai a 2 cifre, mentre lo sciopero dei lavoratori di Petrobras colpisce un'economia già allo stremo.

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In Brasile sale l'inflazione, ormai a 2 cifre, mentre lo sciopero dei lavoratori di Petrobras colpisce un'economia già allo stremo.

Se c’è una cosa che il Brasile non potrebbe permettersi in questi mesi è un calo della produzione, stretta tra la più lunga recessione degli ultimi 80 anni e che quest’anno sottrarrà all’economia il 3% di pil e un’inflazione a un millimetro dalla doppia cifra. Ad ottobre, l’indice dei prezzi nel paese è cresciuto dello 0,82% su base mensile, in accelerazione dal +0,54% registrato ad ottobre, segnando un rialzo nei 12 mesi del 9,93%, il più alto dal 2003, anch’esso in accelerazione dal 9,49% del mese precedente.

Sciopero Petrobras, cala produzione petrolio Brasile

Il dato era grosso modo atteso, dopo che la compagnia petrolifera statale Petrobras aveva annunciato a settembre il primo rialzo dei prezzi del carburante nell’anno, che potrebbero fare lievitare i prezzi dello 0,14% quest’anno. E proprio la compagnia è al centro delle tensioni politiche e sociali in questi mesi. Se dal dicembre dello scorso anno sta facendo parlare di sé in tutto il mondo per lo scandalo corruzione, che sta travolgendo le maggiori autorità politiche del paese e che ha avuto il suo epicentro proprio ai vertici societari, negli ultimi giorni è fonte di preoccupazione nel paese per lo sciopero dei sindacati, iniziato il giovedì scorso, proclamato per chiedere all’azienda un aumento degli stipendi del 18%, nettamente più alto dell’8,11$ proposto da quest’ultima. L’impatto dello sciopero si sta facendo sentire e peserà ancora di più nelle prossime settimane sia sui conti di Petrobras, sia su quelli del governo. Questo lunedì, stando ai dati ufficiali della compagnia, la produzione di petrolio si è ridotta di 273 mila barili, il martedì di 178 mila, il mercoledì di 134 mila, ieri di altri 127 mila. Se oggi si confermasse lo stesso dato di ieri, il calo complessivo della settimana sarebbe intorno a 840 mila barili, pari all’8% della produzione totale in Brasile del periodo.

 

Crisi Brasile è anche politica

Considerando un prezzo medio di 45 dollari al barile, la società avrebbe già perso 36 milioni di dollari di ricavi, ma potrebbero essere solamente i primi, visto che i sindacati mostrano l’intenzione di scioperare ad oltranza e di resistere contro le più basse concessioni della società. L’astensione dal lavoro è stata proclamata anche contro la privatizzazione degli assets, contenuta tra le misure volute dal ministro delle Finanze, Joaquim Levy, per cercare di porre un freno all’aumento del debito pubblico, salito al 65% del pil e atteso al 70% nel 2016, a causa dell’altissimo deficit, al 9% del pil. La vicenda assume contorni ancora più preoccupanti per la scarsissima autorevolezza di cui godono attualmente le screditate istituzioni brasiliane. In queste settimane si dibatte se iniziare la procedura di “impeachment” a carico della presidente Dilma Rousseff. In ogni caso, tutti gli analisti concordano che bisogna fare presto, quale che sia la svolta di questa potente crisi politica. L’economia sta collassando, urge riforme strutturali per ripartire, ma il governo e il Congresso sono impegnati su tutt’altro.    

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