La procedura d’infrazione sul deficit può essere evitata, ma senza i 5 Stelle al governo

Procedura d'infrazione per l'Italia. La Commissione europea ne chiederà l'attivazione ai capi di stato e di governo, per cui la questione diventa politica. Resta il problema dei 5 Stelle senza bussola.

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Procedura d'infrazione per l'Italia. La Commissione europea ne chiederà l'attivazione ai capi di stato e di governo, per cui la questione diventa politica. Resta il problema dei 5 Stelle senza bussola.

Quasi certamente, oggi l’Italia riceverà una risposta sgradita dalla Commissione europea con riferimento ai suoi conti pubblici. Fonti vicine a Bruxelles riferiscono da ieri che con ogni probabilità verrà richiesta ai capi di stato e di governo della UE l’apertura della procedura d’infrazione per “eccesso di debito”. Il deficit strutturale, che tiene conto sia delle misure una tantum che del ciclo economico, sarebbe dovuto scendere dello 0,3% nel 2018, mentre è cresciuto dello 0,4%, cioè di circa 11 miliardi in più di quanto concordato. E per l’anno prossimo, il rapporto deficit/pil è atteso al 3,5%, violando anche la regola aurea del tetto massimo del 3%, previsto sin dal 1997 con il Patto di stabilità e prima ancora dal Trattato di Maastricht del 1992.

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Cosa succederà? La questione sarà esaminata dal Consiglio europeo, probabilmente nel corso della riunione a luglio. Dunque, diventa tutt’altro che tecnica, bensì squisitamente politica. Nessun governo europeo ad oggi si mostra solidale con l’Italia, spesso per ragioni di puro calcolo egoistico, visto che non gli farebbe bene parteggiare per uno stato “sprecone” per i rapporti che si deteriorerebbero con le istituzioni comunitarie e per i dubbi che serpeggerebbero tra gli investitori finanziari.

Quasi certamente, la Commissione chiederà a Roma di varare una manovra correttiva di non meno di 3-4 miliardi di euro entro l’estate, altrimenti attiverebbe la procedura per comminare la sanzione, pari a un deposito infruttifero dello 0,2% del nostro pil, circa 3,5 miliardi. Possibile evitare questa mannaia? Sì, pur di giocarsi bene le carte sul piano politico. Ai partner dell’Eurozona, il governo nel suo complesso, non solo il ministro dell’Economia, dovrà presentarsi con un piano credibile di riduzione della spesa a medio-lungo termine e di riforme pro-crescita.

Il nostro problema principale è il pil inchiodato da decenni agli zero virgola, salvo rare eccezioni. Senza crescita, anche una piccola variazione della spesa pubblica impatta negativamente sul deficit.

Il problema del Movimento 5 Stelle

Ecco che il dibattito di questi giorni sullo sblocca-cantieri e la “flat tax”, al netto della propaganda di entrambi i partiti al governo, diventa esiziale per capire la direzione che questa maggioranza composita al suo interno intende prendere per il prossimo futuro. E bisogna ammettere che il principale ostacolo per evitare l’attivazione della procedura d’infrazione contro l’Italia sia la permanenza del Movimento 5 Stelle al governo, in quanto formazione senza un’idea precisa sull’economia, che si è distinta dall’insediamento di Giuseppe Conte a Palazzo Chigi per posizioni ostili alla crescita, alle imprese, all’ammodernamento delle infrastrutture, le quali per quanto legittime che siano, cozzano con le aspettative dei partner. Questi vogliono essere assicurati di non dover mettere mano al portafogli nel caso in cui il nostro debito pubblico non fosse più sostenibile.

L’Italia ha dalla sua la debolezza della cancelliera Angela Merkel, il cui governo non è detto che arrivi intero e nel pieno dei poteri al Consiglio di luglio. La frattura con gli alleati socialdemocratici appare ormai insanabile dopo le dimissioni da leader e deputata di Andrea Nahles, che probabilmente sarà succeduta da un segretario contrario a proseguire l’esperienza della Grosse Koalition con i conservatori, rischiando l’SPD praticamente l’estinzione elettorale. In prospettiva, Berlino sembra destinata paradossalmente a spostarsi a sinistra, dato che i Verdi hanno più che occupato il mercato dei consensi lasciato vuoto dai socialdemocratici. Non si può nemmeno escludere che si vada ad elezioni anticipate e, dati alla mano, nasca un esecutivo tutto a sinistra, magari di minoranza o che si regga con i voti determinanti dei liberali dell’FDP.

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Insomma, mentre Roma piange per le prospettive poco rasserenanti da qui ai prossimi mesi sul fronte fiscale, le altre principali capitali non ridono.

La stessa Francia di Emmanuel Macron, alla quale è stata recapitata una lettera di chiarimenti sul deficit dalla UE, avrà bisogno di fare spesa pubblica in disavanzo per evitare di alimentare ulteriormente il consenso in favore della destra euro-scettica di Marine Le Pen, uscita vincitrice alle elezioni europee. Sembra il conflitto tra più debolezze. In questi casi, nulla di buono generalmente scaturisce, ma almeno avremmo modo di giocare su un piano meno impari di quanto non fosse qualche settimana fa. A patto di essere percepiti credibili, cosa che con i grillini al governo risulta difficile credere anche a un interlocutore senza pregiudizi anti-italiani.

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