La patria del cioccolato rischia una nuova guerra civile dopo il boom economico

Le elezioni presidenziali in Costa d'Avorio potrebbero degenerare in nuove tensioni e spegnere i sogni di sviluppo in un pezzo d'Africa.

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Le elezioni in Costa d'Avorio alimentano forti tensioni

Saranno elezioni presidenziali ad alta tensione quelle che si terranno domani nella Costa d’Avorio. Il presidente uscente Alassane Ouattara cerca il terzo mandato, ma gli oppositori sostengono che la sua candidatura sia incostituzionale. Il 78-enne economista del Fondo Monetario Internazionale aveva promesso pochi mesi fa che non si sarebbe ricandidato, ma l’improvvisa morte del leader del suo partito per malattia lo ha costretto a rimettersi in gioco. L’anziano capo dello stato sostiene che il terzo mandato gli sarebbe consentito dopo l’azzeramento delle precedenti cariche avvenuto con la riforma costituzionale del 2016.

A sfidarlo sono l’86-enne Henri Konan Bédié e il 67-enne Pascal Affi Nguessan. Questi tre uomini reggono le sorti della politica nazionale da 25 anni e sono stati la causa di due guerre civili. Quella di fine anni Novanta e tra il 2010 e il 2011, quando le violenze esplosero dopo che la vittoria di Ouattara non venne riconosciuta dagli avversari.

Il timore degli ivoriani, così come degli investitori stranieri, è che dopo otto anni di boom economico il paese non sia più in grado di tendere al suo potenziale. Al potere dal 2011, Ouattara ha creato le condizioni per una forte crescita dell’economia, al ritmo medio dell’8% all’anno. Sotto la sua presidenza, il tasso di povertà è crollato dal 55,4% del 2011 al 39,5% del 2018. In valore assoluto, tuttavia, la diminuzione dei poveri è stata bassa: da 11 a 10 milioni di persone. Infatti, nel frattempo la popolazione è passata da 20 a 25 milioni di abitanti.

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I successi di Ouattara con il boom economico

Il PIL a fine 2019 si attestava a quasi 59 miliardi di dollari, la media di circa 2.350 dollari per abitante, il doppio di soli nove anni fa.

Buona parte dell’economia, però, continua a dipendere dalla coltivazione del cacao. Qui, se ne produce il 40% di tutta l’offerta mondiale. E Ouattara è stato abile nello stabilizzare i prezzi, attraverso l’ente pubblico che funge da mediatore tra gli agricoltori e le società d’importazione, consentendo ai primi di percepire guadagni non volatili. Sono 600 mila gli addetti alle coltivazioni di questa prelibata materia prima, il cui valore incide per il 15% del PIL e il 40% delle esportazioni. Di recente, il presidente ha annunciato per la nuova stagione agricola che il cacao verrà pagato il 21% in più agli agricoltori, vale a dire 1,80 dollari al chilo. Non a caso, è dato vincente alle elezioni di domani.

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Sotto la sua presidenza, gli investimenti esteri sono aumentati. Quelli diretti risultano triplicati a oltre 1 miliardo di dollari, data la sua politica liberale in economia. Ha promesso investimenti in infrastrutture per 112 miliardi di dollari (62 mila miliardi di franchi CFA) entro i prossimi 5 anni, al fine di sostenere il boom economico in corso e potenziarlo. Resta il fatto che la corruzione diffusa, lamentata dallo stesso Ouattara, limiti gli investimenti stranieri, mentre circa l’80% dell’economia e fino al 90% degli occupati sono generati dal settore informale, cioè dal sommerso.

La pandemia s’inserisce nelle tensioni politiche. Quest’anno, provocherebbe un calo del PIL dell’1,8%, anche se già nel 2021 questi crescerebbe del 5%. Più dei due terzi delle famiglie riesce a malapena a sostentarsi, mentre i maggiori miglioramenti negli ultimi anni sono stati percepiti in città, tra cui la capitale Abidjan, risultando appena percettibili nelle campagne. Nessuno crede che il voto di domani degeneri fino al punto da provocare una nuova guerra civile, quando ancora sanguinano le ferite di dieci anni fa. Tuttavia, le probabili tensioni terranno alla finestra gli investitori e genereranno incertezze rispetto a quella che viene definita una felice eccezione nel panorama africano.

E gli ivoriani ne sono orgogliosi.

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