La pandemia e la crisi del lavoro: 410mila posti persi e 4mila euro a testa andati in fumo

Il coronavirus ha scatenato una vera e propria crisi del mondo del lavoro: più di 400mila posti persi rispetto allo scorso anno.

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Il coronavirus ha scatenato una vera e propria crisi del lavoro con più di 410mila posti persi. Secondo gli analisti di Confindustria, infatti, l’Italia sarebbe tornata indietro di 23 anni per effetto della pandemia da coronavirus. 

Quanti posti di lavoro persi 

La situazione del lavoro in Italia a causa del coronavirus non è rosea. Confindustria pensa che sia necessario utilizzare gli aiuti europei, altrimenti il Paese non sarà in grado di usare il suo debito pubblico. Il mercato del lavoro è in netta difficoltà e si parla di 410mila posti di lavoro persi rispetto al 2019 e 4mila euro a testa. Dati alla mano, il settore dell’occupazione registrerà un -1,8% rispetto allo scorso anno, di cui più di 2 milioni solo riferiti al lavoro a tempo pieno. 

Secondo le stime del Centro Studi di Confindustria, gli stipendi sono garantiti solo dall’astensione della Cig e il blocco dei licenziamenti fino a fine anno. A questo punto sarà fondamentale vedere, come sostiene lo studio, “come sarà per l’anno prossimo sarà l’intensità e velocità della ripresa del Pil”: 

“Il recupero del Pil dovrebbe riprendere in modo graduale da inizio 2021, a condizione che la diffusione del Covid sia contenuta in modo efficace. Nel quarto trimestre del prossimo anno il livello del reddito sarà ancora inferiore di oltre il 3% rispetto a fine 2019 e molto lontano dai massimi di inizio 2008, di circa 8 punti percentuali.”

4mila euro a testa persi

Se il recupero non ci sarà è facile aspettarsi un numero di persone occupate riviste al ribasso anche nel 2021, si parla del -1% ossia 230mila persone in meno.

A pesare molto anche il crollo del turismo. Nel 2020 il Pil segnerà una caduta del 10% che porterà il nostro paese indietro di 23 anni e significano anche 4mila euro in meno a persona.

L’unico modo per risollevare le sorti del paese è puntare ad un cambio di paradigma. In particolare, secondo Confindustria, è necessario rivedere i modi in cui vengono tradotte “in norme le decisioni pubbliche, la pubblica amministrazione, innalzare la qualità dei servizi pubblici”. Ma anche puntare alla formazione del capitale umano e la digitalizzazione.

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