La Norvegia soffre la crisi del petrolio, ma punta già sulle energie rinnovabili

La Norvegia ripensa al suo modello di sviluppo e inizia seriamente a puntare sulle energie rinnovabili per contrastare gli effetti negativi del crollo delle quotazioni del petrolio, che insieme al gas valgono qui oltre un quinto del pil.

di , pubblicato il

Non è un momento brillante per l’economia in Norvegia, che ha potuto contare per oltre un decennio sull’impennata dei prezzi del petrolio per reggere il suo boom di ricchezza. Oggi, il paradiso scandinavo, che può permettersi di restare fuori anche dall’Unione Europea, ha un pil di 510 miliardi di dollari e grazie alle entrate derivanti da gas e petrolio, può disporre del più grande fondo sovrano del pianeta, pari a 840 miliardi. Per questo, al netto del fondo, il paese non avrebbe debito pubblico, ma il crollo dei prezzi energetici, con le quotazioni del greggio precipitate del 56% da giugno, non è rimasto indolore per un’economia, che basa oltre un quinto della sua ricchezza proprio su petrolio e gas.   APPROFONDISCI – In Norvegia, rendimenti piatti per il fondo sovrano nel terzo trimestre. Pesa l’Eurozona  

Sostegno all’economia

Il governo di centro-destra, in carica da quasi un anno, guidato dal premier Erna Solberg, non si è perso d’animo e ha già stanziato in favore dell’economia una maggiore spesa pubblica e più investimenti per il 6,4% del pil, attingendo a livelli record proprio alle entrate del fondo sovrano. Il premier ha ammesso che la Norvegia resta molto vulnerabile alla crisi petrolifera, ma ha aggiunto anche che se occorre, ha i mezzi per intervenire tempestivamente. Nell’ultimo anno, la corona ha ceduto il 20% contro il dollaro e il listino principale della borsa di Oslo è sceso del 9%. Segno inequivocabile, a detta di Walter Qvam, ad della società energetica e della difesa Kongsberg Gruppen  ASA, che la Norvegia dovrebbe rivedere il suo modello di sviluppo e ricordarsi che la sua economia è ancora troppo basata sul petrolio.   APPROFONDISCI – Norvegia, la corona dovrebbe apprezzarsi. Ora è possibile un rialzo dei tassi   E l’ad di Statoil, principale compagnia petrolifera del paese e di proprietà dello stato, Eldar Saetre, richiama l’attenzione sulla necessità di essere più competitivi, quasi un appello impensabile fino a poco tempo fa. Eppure, il tema della competitività è al centro del dibattito e dello scontro tra sindacato e industria da diversi mesi, con i primi a chiedere una politica monetaria, tesa a svalutare la corona e la seconda a fare leva sulla necessità di recuperare efficienza sul lavoro. La questione sembra meno calda negli ultimi mesi, in seguito al crollo della corona contro le principali valute concorrenti.   APPROFONDISCI – Il prezzo del petrolio minaccia l’economia in Norvegia. A rischio il modello sociale  

Investire sulle rinnovabili

Ma che vi sia bisogno di guardare avanti lo avrebbero capito in tanti e per questo il Parlamento ha approvato un aumento di capitale di 5 miliardi di corone in favore della compagnia energetica statale Statkraft, mentre il governo ha annunciato che tra il 2016 e il 2018 preleverà dalle casse della società 5 miliardi di corone in meno per i dividendi, in modo da aumentare il capitale disponibile di Statkraft, la quale a sua volta ha programmato maggiori investimenti nelle energie rinnovabili per i prossimi anni per 60 miliardi di corone (8,1 miliardi di dollari). I progetti riguarderebbero l’energia eolica e idroelettrica e sarebbero finanziati dalla maggiore capacità attesa di leverage, appunto, pari a 60 miliardi. Sin dal 2010, la società ha già investito ben 27 miliardi nelle rinnovabili, all’indomani del crollo dei prezzi energetici con lo scoppio della crisi finanziaria del 2008, ma l’accelerazione di queste settimane sembra indicare che Oslo intende fare sul serio. Resterà pur sempre un’economia basata sul petrolio, ma mira a una maggiore diversificazione delle sue fonti di ricchezza.   APPROFONDISCI – La Scandinavia reagisce a Draghi. Segnali di allerta da Danimarca, Svezia e Norvegia        

Argomenti: