La Nigeria non cede alla svalutazione, ma non ha alternative

La crisi del petrolio in Nigeria sta provocando una reazione sbagliata delle istituzioni, che si rifiutano di svalutare la naira, mentre ciò allevierebbe le sofferenze della prima economia africana.

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La crisi del petrolio in Nigeria sta provocando una reazione sbagliata delle istituzioni, che si rifiutano di svalutare la naira, mentre ciò allevierebbe le sofferenze della prima economia africana.

Quella che solo qualche anno fa era stata definita dagli economisti la “stella d’Africa” per i suoi impetuosi ritmi di crescita si sta eclissando a vista d’occhio, sotto i colpi di una crisi delle quotazioni del petrolio, da cui dipende la gran parte delle esportazioni e delle entrate fiscali del paese. Parliamo della Nigeria, che stando alle proiezioni demografiche, da qui al 2050 dovrebbe diventare il terzo o quarto stato più popoloso al mondo, insieme agli USA.

Svalutazione naira appare scelta obbligata, ma non per il governo

L’economia vive una fase delicata, a causa del tracollo dei prezzi delle materie prime. Quest’anno crescerà del 2,5%, contro il 7% del 2014. Le esportazioni sono diminuite nell’ultimo anno di ben il 70%, mentre è aumentata la domanda di dollari. Ciò sta provocando una fortissima pressione sulla naira, la valuta locale, che la banca centrale ha svalutato nel novembre del 2014 dell’8%, fissandola a un cambio di 198 contro il dollaro. Il problema è che tale livello appare ancora eccessivo per la Nigeria, dato che al mercato nero, un dollaro viene scambiato contro 238 naire. Se ne deduce che la valuta sarebbe sopravvalutata finanche del 15%, nonostante abbia perso il 25% nel 2014, un fenomeno che non ha lasciato indifferente l’FMI, che al suo Annual Meetings a Lima, Perù, nei giorni scorsi ha chiesto formalmente al paese di svalutare la naira, giudicando “dannose” le misure adottate dalla banca centrale, che ha introdotto una sorta di controlli sui capitali, vietando le importazioni di 41 beni principali. Rendendo il cambio flessibile, l’economia nigeriana avrebbe potuto attutire gli effetti del calo dei prezzi delle materie prime in dollari, aumentando i ricavi in valuta locale.

Il remake di 30 anni fa

Tali misure non stanno avendo alcun impatto positivo sull’economia, sollevando semmai seri dubbi sulla capacità dei policy makers locali di affrontare adeguatamente la situazione. A maggio è stato eletto presidente Muhammadu Buhari, che fu già capo dello stato nel 1984-’85, alla guida di una giunta militare. Quasi per destino, anche allora la Nigeria affrontava difficoltà simili a quelle odierne, ma Buhari si oppose fortemente alla svalutazione della naira, giudicandola dannosa per la popolazione, astenendosi dall’attuare alcuna riforma per promuovere la crescita economica. Il risultato fu che la sua giunta fu sostituita da quella di Babangida, che svalutando la naira e attuando alcune importanti riforme economiche e finanziarie, permisero il ritorno alla crescita, il calo delle importazioni e il raggiungimento dell’equilibrio della bilancia dei pagamenti.        

Riserve Nigeria basse

Sul “no” alla svalutazione, il presidente è sostenuto anche dal governatore della banca centrale, che ha giustificato la scelta di mantenere il cambio fisso con ragioni di “nazionalismo”, considerato cosa buona, tranne che non dovesse dimostrarsi utile, nel quale caso sarebbe rivisto. Le riserve valutarie nigeriane sono scese ad appena 30 miliardi di dollari, sufficienti solo ad importare beni e servizi per 5 mesi, sostanzialmente simili ai livelli e al grado di sufficienza dell’Argentina, di cui tutti conosciamo i problemi di questi anni. Nel frattempo, l’inflazione è schizzata al 10%, nonostante la svalutazione non si sia dispiegata del tutto, mentre i rendimenti sovrani a 10 anni sono saliti al 13,35%. Preoccupa, in particolare, il comparto interbancario, dove i prestiti sono relativamente bassi, segnalando una scarsa liquidità, a sua volta spia delle paure delle banche e della mancanza di fiducia verso il sistema finanziario nazionale. Poiché tutti sanno che la naira è oggi fissata a un cambio più alto di quello reale, la corsa ai dollari non si ferma e resterà fino a quando la banca centrale non avrà ri-allineato il cambio ai suoi fondamentali. Sulla stampa locale, qualche avveduto giornalista economico teme che entro l’anno prossimo, il rapporto tra naira e dollaro potrebbe schizzare a 300, registrando così un nuovo calo del 30%.

Prima si guarderà alla realtà e meglio è. La prima economia africana non può perdere tempo. Chi mai investirà capitali in un paese, dove si rischia di subire elevate perdite per il cambio, essendo chiaro che quello ufficiale attuale appare insostenibile?

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