La moneta unica doveva fare l’Europa, l’Euro la affonderà

I ripetuti errori strategici di Bruxelles e l’imperfetto funzionamento delle architetture istituzionali – e non i debiti e i deficit di bilancio dei GIIPS – hanno trasformato il “crack ellenico” in un problema europeo, trascinando nel baratro un’intera regione. L’Eurozona finirà il giorno in cui i costi dell’uscita dall’Euro saranno inferiori a quelli della permanenza nella moneta unica.

di Stefano Fugazzi, pubblicato il
I ripetuti errori strategici di Bruxelles e l’imperfetto funzionamento delle architetture istituzionali – e non i debiti e i deficit di bilancio dei GIIPS – hanno trasformato il “crack ellenico” in un problema europeo, trascinando nel baratro un’intera regione. L’Eurozona finirà il giorno in cui i costi dell’uscita dall’Euro saranno inferiori a quelli della permanenza nella moneta unica.

L’opinione dominante tra gli esperti è che la crisi dell’Eurozona debba essere superata realizzando un soggetto sovranazionale in grado di integrare le architetture fiscali, finanziarie e politiche del Vecchio Continente. Il progetto di riunire sotto un’unica bandiera tutte le nazioni europee è, tuttavia, di vecchia data. Già negli anni ’40 del secolo scorso, infatti, i padri fondatori dell’Unione Europea auspicavano la contemporanea istituzione sia di un super-Stato federale sia di una moneta unica e di una banca centrale per governare gli equilibri economici e politici del nascituro soggetto sovrano europeo. (Stati Uniti d’Europa: un progetto lungo 70 anni)

Con il Trattato di Maastricht le autorità comunitarie hanno, tuttavia, optato per un’integrazione più graduale e parziale, preferendo la cosiddetta “teoria della locomotiva”, secondo cui la moneta unica avrebbe trainato l’unione politica, alla “teoria del coronamento”, per la quale l’Euro avrebbe dovuto essere l’ultimo tassello del puzzle europeo. Il sopraggiungere della prima vera crisi finanziaria dell’area ha, tuttavia, evidenziato i limiti e il sostanziale fallimento della “teoria della locomotiva”. I ripetuti errori strategici di Bruxelles e l’imperfetto funzionamento delle architetture istituzionali – e non i debiti e i deficit di bilancio dei GIIPS – hanno, infatti, trasformato il “crack ellenico” in un problema europeo, trascinando nel baratro un’intera regione.

LA “BABILONIA” EUROPEA NON SARÀ MAI UN’AREA VALUTARIA OTTIMALE

La risoluzione dei problemi economici e istituzionali del Vecchio Continente non può essere ricercata attraverso la realizzazione di un soggetto politico europeo su basi federali. Per una serie di motivi. In primis, sarebbe un controsenso affidare agli stessi artefici dell’Euro-disastro il compito di portare a compimento il cosiddetto Progetto Europa. Occorre, inoltre, considerare che il clima sociale corrente è estremamente ostile a progetti di questa caratura. A destare preoccupazione, inoltre, non è il solo deficit democratico che si verrebbe a creare in seguito alla totale esautorazione di quello che Paolo Barnard chiama il “Tridente” (Stati, leggi nazionali e cittadini), ma è soprattutto la teoria economica a illustrare l’incombente fallimento del progetto europeo.

Perché un mercato comune a cambio fisso (l’Eurozona) possa, infatti, assorbire i cosiddetti shock asimmetrici (cioè le congiunture economiche temporanee favorevoli per alcuni settori/Paesi ma sfavorevoli per altri), è necessario realizzare al suo interno un processo di osmosi economica che permetta agli Stati membri di riequilibrare in tempo reale le curve di domanda e offerta aggregata, agendo sui prezzi e sui salari oppure trasferendo da un Paese all’altro i fattori produttivi. Risulta, tuttavia, difficile credere che, anche a fronte di “più Europa”, le istituzioni comunitarie riescano nell’intento di affinare tali meccanismi all’interno di sistemi economici che, per motivi storici, continueranno a differire profondamente tra di loro. (Sarà la teoria economica oppure la Storia a decretare la fine del Progetto Europa?)

L’EURO DURERÀ FINO A QUANDO I COSTI DI UN’EUROPA SENZA EURO SARANNO SUPERIORI A QUELLI DI UN’EUROPA CON L’EURO.

Nel corso degli ultimi mesi il Governatore della Bce Mario Draghi e il Presidente della Commissione Manuel Barroso hanno ripetutamente ribadito l’irreversibilità dell’Euro e l’insolubilità dell’Unione Europea. La Storia del Vecchio Continente è, tuttavia, costellata di falliti tentativi di unioni politiche e monetarie. (Tentativi di unione monetaria in Europa dall’antichità al XIX secolo) Gli Stati tendono, infatti, a tessere alleanze commerciali e politiche non per questioni filantropiche, bensì per ragioni esclusivamente di natura finanziaria. Quando i costi economici e monetari iniziano, tuttavia, a essere superiori ai potenziali benefici, tali unioni vengono solitamente rescisse consensualmente o con l’aiuto della forza.

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Argomenti: Crisi Euro