La minaccia di Letta: se cade il governo si paga l’IMU

Da Baku, il premier avverte la maggioranza: se cado, si pagano rate IMU di settembre e dicembre. Ma l'ipotesi "Service Tax" sembra fatta apposta per spingere il PDL a staccare la spina

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Da Baku, il premier avverte la maggioranza: se cado, si pagano rate IMU di settembre e dicembre. Ma l'ipotesi
Da Baku, capitale dell’Azerbaijan, dove si trova in visita per siglare col governo locale un accordo per la costruzione del gasdotto TPA (Trans Adriatic Pipeline), che passando da Grecia e Albania, porterà nel nostro paese 10 miliardi di metri cubi di gas all’anno, il premier Enrico Letta non poteva essere più chiaro sulla politica interna, affermando che se il suo governo cade, l’IMU non solo non sarà cancellata sulle prime case, ma si dovranno anche pagare le rate di settembre e dicembre, dopo la sospensione di quella di giugno, decisa dal suo governo.

La minaccia di Letta

E’ evidente, ha detto Letta, che per cancellare l’IMU ci dovranno essere un governo e un Parlamento, ribadendo il suo impegno programmatico a riformare la tassazione sugli immobili, pronunciato in occasione della presentazione alle Camere.
Una vera minaccia, quella del premier, che ha fatto intendere di non aspettare passivamente gli eventi e che farebbe passare il concetto nell’opinione pubblica che sarebbe il PDL il responsabile della mancata abrogazione dell’IMU, qualora facesse cadere il suo governo.

La risposta del PDL

La risposta dello stesso partito dell’ex premier è diversificata: da un lato il solito ministro dell’Interno “colomba” e segretario del PDL, Angelino Alfano, il quale si è detto soddisfatto delle parole del premier, che confermerebbero la volontà del governo di cancellare l’IMU; dall’altro, quelle di Maria Stella Gelmini, per cui vale esattamente il principio contrario: il governo cade, se l’IMU non sarà abrogata.
E sia il capo-gruppo del partito che il vice al Senato, rispettivamente Renato Schifani e Maurizio Gasparri, hanno risposto a Letta che la tassa deve essere cancellata integralmente sulle prime case, senza se e senza ma.

IMU, Service Tax affidata al sindaco

E come spesso accade, il diavolo sta nei dettagli. L’ipotesi che avanza nelle ultime ore sarebbe quella indicata tra le nove pubblicate sul sito del ministero da parte del ministro dell’Economia, Fabrizio Saccomanni, ossia di cancellare l’IMU, per trasformarla in una “Service Tax“, cioè un’imposta locale non obbligatoria, affidata al sindaco, il quale potrà decidere se applicarla o meno. Tale imposta comprenderebbe anche la Tares (già sostitutiva e maggiorativa della Tarsu), dando vita a una sorta di tassa onnicomprensiva sull’immobile. E che non sarebbe pagata solo dai proprietari, bensì pure dagli inquilini.

IMU cancellata? No, solo chiamata in modo diverso

In sostanza, il governo Letta non abrogherebbe l’IMU sulle prime case, ma si limiterebbe a cambiarne il nome, lasciando ai sindaci l’ingrato compito di stangare le famiglie. Un’ipotesi inaccettabile per il PDL, che della cancellazione dell’imposta ne ha fatto una bandiera sin dalla campagna elettorale, quando aveva, addirittura, promesso la restituzione di quanto pagato nel 2012.

Letta – PDL

E a una domanda sull’agibilità politica di Berlusconi, Letta taglia corto e risponde che il suo governo intende occuparsi solo degli italiani. Un modo per evitare frizioni con l’ala sinistra della maggioranza o una presa di distanza reale, nella speranza (per ora, vana) di trascinare con sé anche parte del PDL?
Suona come strano il fatto che prima della sentenza della Cassazione, il governo avesse raggiunto quasi un accordo unanime con le forze politiche sull’abrogazione dell’IMU sulle prime abitazioni e sul non aumento dell’IVA, salvo virare verso ipotesi diverse subito dopo la condanna definitiva dell’ex premier. Lo stesso PD invoca la soluzione della “Service Tax”, guarda caso per la maggiore anche nel governo. Che non sia un tentativo di spingere il PDL ad addossarsi la responsabilità della fine imminente dell’esecutivo, evitando che la spina la debba staccare il PD, oggi sempre più in imbarazzo per la coesistenza in maggioranza con i berlusconiani?
Una risposta definitiva dovrebbe arrivare a fine mese, quando il Cdm sarà chiamato a varare la riforma della tassazione sugli immobili. In quella sede si vedrà se lo “strappo” con il PDL ci sarà o se si andrà almeno su questo verso una soluzione ad esso favorevole.

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Argomenti: Politica

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