E se presto la Merkel fosse costretta alle dimissioni?

Partono ufficialmente le trattative tra i partiti per formare il prossimo governo in Germania, ma la cancelliera Angela Merkel rischia di finire come il predecessore Gerhard Schroeder.

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Partono ufficialmente le trattative tra i partiti per formare il prossimo governo in Germania, ma la cancelliera Angela Merkel rischia di finire come il predecessore Gerhard Schroeder.

Iniziano ufficialmente oggi le trattative tra i conservatori di Angela Merkel e i due potenziali alleati nel prossimo governo: liberali e Verdi. I primi sono stati incontrati dai dirigenti della CDU-CSU a mezzogiorno, a seguire il vertice con gli ambientalisti. La cancelliera ha riunito il gruppo al Bundestag e rivolgendosi ai suoi deputati ha chiarito senza fronzoli che dal negoziato bisognerà uscire con un accordo, anche se i futuri alleati hanno chiari obiettivi di partito. Non ci sarebbero alternative a una cosiddetta “coalizione Jamaica”, dal colore dei tre partiti dell’inedita maggioranza federale a tre, uguali a quelli della bandiera dello stato americano. (Leggi anche: Scenario Jamaica in Germania, a Berlino regnerà solo tanta confusione)

L’unica alternativa teorica sarebbe un governo di minoranza, ma se era almeno ipotizzabile nel 2013, quando i conservatori mancarono la maggioranza assoluta per soli tre seggi al Bundestag, oggi sarebbe ridicolo anche solo pensarci. Con l’SPD intenzionata a passare all’opposizione e la CDU-CSU ad avere ottenuto appena un terzo dei seggi, l’unico risultato che la Merkel otterrebbe in una situazione del genere sarebbe l’ulteriore avanzata mediatica degli euro-scettici dell’AfD, che forti di un 13% dei seggi, spadroneggerebbero tra i banchi dei deputati, accreditandosi tra l’opinione pubblica quali unici, reali avversari della cancelliera.

Il guaio è che la coalizione Jamaica dovrà nascere per forza, ma senza un chiaro programma di governo. Se è vero che Frau Merkel è considerata un’abile negoziatrice in patria e in Europa, cresce anche nel suo partito la disaffezione per la sua leadership, uscita ridimensionata anche dal voto in Bassa Sassonia di domenica scorsa, dove i conservatori hanno incassato il peggiore risultato dal 1949, replicando la debole performance nazionale.

I membri di WerteUnion, il raggruppamento dell’ala più conservatrice dell’Unione cristiano-democratica, hanno addebitato la sconfitta regionale solamente alla cancelliera, sostenendo che sarebbe l’unica responsabile del flop.

I rischi politici di una debole Merkel

I bavaresi della CSU, il partito gemello della CDU, pretendono che il prossimo governo introduca un limite di 200.000 ingressi all’anno per gli immigrati e, più in generale, reclamano un ritorno alle origini del programma, ovvero che sia impostato su valori conservatori. D’altra parte, per realismo politico sanno tutti che la nuova maggioranza dovrà essere la sintesi di istanze contrapposte. In particolare, certi proclami più di destra dovranno essere annacquati per lasciare spazio alle politiche dei Verdi, una formazione da sempre di impronta progressista nei valori e in economia. Tuttavia, se la mediazione consentirebbe alla Merkel di governare per il quarto e ultimo mandato senza grossi problemi, il rischio è che essa finisca per indebolire ulteriormente il partito, a fronte di una possibile cavalcata di AfD e liberali dell’FDP.

Ne sono consapevoli gli stessi uomini della cancelliera, che presto potrebbero arrivare a trarne le conseguenze: nasca pure il governo con ambientalisti e liberali, ma che duri poco. In Germania, a differenza che in Italia, la sfiducia può essere solo costruttiva, ovvero indicando al contempo il nome di chi dovrebbe dare il cambio alla cancelleria. Non è ipotizzabile che i conservatori facciano venire meno la maggioranza alla Merkel, semmai punteranno a renderle la vita impossibile con gli alleati, nel caso fiutassero aria di ulteriore crisi nei consensi. Non hanno alcun candidato da contrapporle, ma una volta individuato un qualche nome credibile, la fine per la cancelliera sarebbe segnata. I toni e le contrapposizioni con gli alleati verrebbero volutamente esacerbati e l’unica cosa che Mutti potrebbe fare sarebbe dimettersi, come nel 2005 fece il socialdemocratico Gerhard Schroeder, quando tecnicamente si fece sfiduciare dal suo stesso partito per andare al voto anticipato. (Leggi anche: L’Europa rischia di perdere altri 4 anni con Merkel debole)

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