La manovra di Renzi è rinviata a marzo. Servono altri 6 miliardi e il clima è torbido

Al governo Renzi l'Europa chiede altri 6 miliardi per ridurre il deficit pubblico. La legge di stabilità è rinviata a marzo, quando il premier dovrà presentare un calendario preciso delle riforme. Il clima tra Italia e Germania è teso e sul nostro paese incombe la spada di Damocle del rating.

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Dalla Commissione europea, la manovra finanziaria del governo Renzi per il 2015 viene considerata “insufficiente” sul lato degli sforzi per ridurre il deficit dell’Italia. A causa della bassa crescita e dell’inflazione anch’essa molto prossima allo zero, Bruxelles ritiene che servirà aumentare dallo 0,1% allo 0,5% il taglio del deficit strutturale per l’anno prossimo, rispetto al pil. Lo scostamento dello 0,4% equivale a circa 6,4 miliardi di euro, che dovranno essere reperiti e messi nero su bianco in modo credibile entro marzo, mese in cui arriverà la pagella sulla legge di stabilità di Italia e Francia. E anche il commissario agli Affari monetari, Pièrre Moscovici, ritiene che il rispetto delle regole sia un fatto di “credibilità”, anche se ha aggiunto che “bisogna tenere conto di quello che ciascuno può fare”.   APPROFONDISCI – L’Europa darà 4 mesi di tempo al governo Renzi su deficit e riforme, ecco cosa rischiamo  

Aumenta la pressione su Renzi

In ogni caso, con la bocciatura del rating sovrano dell’Italia da parte dell’agenzia Standard & Poor’s, la pressione sul governo Renzi si è immediatamente alzata. Per fortuna, ciò non si è tradotto in un rialzo dello spread o in un aumento dei rendimenti dei nostri bond, ma solo perché tira ancora l’effetto Draghi, ossia l’attesa per un probabile varo del “quantitative easing” da parte della BCE. Il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, ci tiene a precisare che l’Europa non ci ha chiesto una manovra aggiuntiva. ma semplicemente di accelerare gli sforzi sulle riforme strutturali. Formalmente è vero, ma nella pratica equivale a dire la stessa cosa. Entro i prossimi tre mesi, infatti, o il governo Renzi si presenta a Bruxelles con altri 6 miliardi abbondanti in tasca o rischia che i commissari minaccino l’avvio del lungo iter sulla procedura d’infrazione per debito eccessivo.   APPROFONDISCI – Debito pubblico, deficit e crescita: cocktail micidiale per il governo Renzi  

Scontro Italia – Germania

Il clima è teso tra Italia e Germania, dopo che la cancelliera Angela Merkel ha giudicato “insufficienti” gli sforzi del nostro paese e della Francia.

Il premier Matteo Renzi ha evitato di replicare direttamente, ma per lui lo ha fatto il sottosegretario Graziano Delrio, che ha invitato Frau Merkel a pensare a casa sua. Da Berlino, il ministro delle Finanze, Wolfgang Schaeuble, ha cercato di buttare acqua sul fuoco, sostenendo che l’Italia ha approvato una riforma del mercato del lavoro (il “Jobs Act”) “notevole”. Ma quello che emerge da questo lungo weekend festivo è che la posizione dell’Italia è sempre più isolata in Europa, che la pressione sul governo Renzi aumenta e che si stringe attorno a Palazzo Chigi quella tenaglia internazionale, che rischia di stritolare il premier e la sua squadra.   APPROFONDISCI – L’Italia crescerà debolissima nel 2015. La UE smentisce Renzi  

Il rischio rating

Il problema non è la figura di Matteo Renzi, peraltro ancora molto gradita sia a Bruxelles che dai mercati finanziari, non fosse altro che per assenza di alternative, bensì la mancanza di crescita e di prospettive per il nostro paese, con consumi e investimenti che non ripartono, un debito pubblico che continua a salire e un deficit inchiodato ormai da tre anni intorno al 3% del pil. Tutto questo, condito da una disoccupazione ai massimi storici e un’agenda delle riforme, che non si traduce in atti concreti. E da venerdì dovremmo stare ancora molto più attenti al rating, perché il prossimo declassamento ci porterebbe al livello “junk” o “spazzatura”. Se nella realtà potrebbe sembrare che si tratti di una formalità, invece, avrebbe stavolta effetti dirompenti negativi sulla capacità del nostro paese di rifinanziarsi sui mercati finanziari, perché molti fondi d’investimento non potrebbero più comprare, per statuto, i nostri BoT e BTp.   APPROFONDISCI – Il terrore dell’economia, ecco quando Renzi andrebbe al voto    

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