La manovra del governo fa meno paura: BTp in rally, ma su pensioni e reddito di cittadinanza errori

I BTp si rafforzano sui mercati, con rendimenti in forte discesa, specie nel tratto a breve della curva. La forza politica di Matteo Salvini non fa più paura, ecco perché.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
I BTp si rafforzano sui mercati, con rendimenti in forte discesa, specie nel tratto a breve della curva. La forza politica di Matteo Salvini non fa più paura, ecco perché.

Crollano i rendimenti dei BTp. Ieri, sulla scadenza a 2 anni risultavano scesi di 14 punti base in una sola seduta allo 0,74%, mentre su quella a 10 anni di 10 bp al 2,71%. Lo spread BTp-Bund decennale arretrava così a meno di 224 bp, il livello più basso da quasi 2 mesi. E dire che con l’avvicinarsi della presentazione della manovra di bilancio ci si aspettasse un acuirsi delle tensioni finanziarie contro l’Italia. Nel frattempo, però, sono arrivate le rassicurazioni dei due vice-premier Matteo Salvini e Luigi Di Maio sul rispetto dei vincoli fiscali e quelle del ministro dell’Economia, Giovanni Tria, che punta a fissare il rapporto deficit/pil all’1,6% per l’anno prossimo, praticamente a metà strada tra il “poco più del 2%” ambito dal leader della Lega e lo 0,8% che il governo Gentiloni aveva concordato con la Commissione europea per il 2019. Uno 0,8% in più di deficit rispetto alla tabella di marcia ufficiale consentirebbe al governo Conte di reperire qualcosa come 14 miliardi di euro, sufficienti per coprire i 12,4 miliardi di mancato aumento dell’IVA con la disattivazione delle clausole di salvaguardia.

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Il rally potrebbe durare ancora, visto che i mercati segnalano di avere grosso modo scontato un disavanzo superiore alle precedenti attese, ma che si rivelerebbe meno pesante delle previsioni più cupe diffuse con la nascita del governo giallo-verde. Considerando i livelli ancora negativi dei rendimenti a breve nel resto dell’Eurozona, Grecia esclusa, ci sarebbe molto spazio per una discesa dei biennali, così come i decennali potrebbero avvicinarsi a quell’1,50% della Spagna. Lo spread con i Bonos sul tratto a 10 anni si aggirava sui 50 bp fino a maggio. Anche solo immaginando un livello doppio, allo stato attuale i nostri decennali avrebbero modo per offrire lo 0,2-0,3% in meno, lasciando che lo spread con i Bund stringa in area 200 punti.

Ad ogni modo, il rally dei BTp non implica che tutto stia andando bene. Due i provvedimenti che rischiano non solo e non tanto di colpire i conti pubblici, quanto di danneggiare l’economia italiana nel medio-lungo termine: le pensioni minime a 780 euro al mese e il reddito di cittadinanza. Il Movimento 5 Stelle chiede che entrambe le misure trovino pronta attuazione, arrivando a minacciare altrimenti la cacciata dal governo di Tria. Alberto Brambilla, esperto di previdenza vicino alla Lega, si è espresso molto criticamente verso le cosiddette pensioni di cittadinanza, sostenendo che “scassano” il sistema. L’espressione appare appropriata. Cosa implicherebbero assegni minimi a livelli, tutto sommato, in linea con gli importi medi oggi percepiti dai pensionati italiani? Semplice, nessuno sarebbe più incentivato a versare contributi all’Inps. I lavoratori autonomi dichiarerebbero il minimo possibile, compatibilmente con la capacità di sfuggire ai più serrati controlli fiscali con il giro di vite sul contante, mentre i lavoratori dipendenti troverebbero conveniente lavorare in nero, risparmiando risorse preziose da destinare ai consumi.

La forza di Salvini non spaventa più i mercati

Vero è che le pensioni minime alte verrebbero probabilmente costellate da requisiti stringenti, come la disposizione di un patrimonio mobiliare e immobiliare limitato, ma il senso della misura sarebbe chiaro: anche senza versare contributi, nella terza età si godrebbe di un tenore di vita più che dignitoso. E il reddito di cittadinanza? Sarebbe un boomerang per quel Meridione, dove già oggi i tassi di occupazione risultano tra i più bassi del mondo avanzato. Chi mai cercherebbe lavoro in una regione in cui le offerte scarseggiano e prevedono, comunque, retribuzioni medio-basse, quando stando comodamente sulla poltrona di casa si ottiene ugualmente un sussidio capace di affrontare le esigenze minime quotidiane? E non si pensi che suonerebbe come una strigliata per gli imprenditori, visto che tra dimensioni minuscole e comparti di attività esposti alla concorrenza, essi avrebbero scarso modo di migliorare le condizioni retributive e non, anche mettendo in conto una riduzione dei margini di profitto.

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Paradossalmente, più forte Salvini e maggiori le probabilità che reddito di cittadinanza e pensioni minime a 780 euro vengano attuati già a partire dall’anno prossimo, se non altro per la necessità dei grillini di rispondere alle istanze del proprio elettorato ed evitare che la Lega eroda loro il consenso. Del resto, la partita del Carroccio sembra volta a prendersi tutto il centro-destra senza nemmeno più passare per l’ipotesi di una lista unitaria con Forza Italia e Fratelli d’Italia. Domenica sera, ad Arcore è stato siglato un accordo informale, con cui Salvini garantisce a Silvio Berlusconi la tutela di Mediaset contro i piani grillini per imporre un tetto alla pubblicità per ciascuna rete televisiva. In più, correrà insieme agli alleati nelle regioni chiamate al voto. In cambio, strappa il via libera alla presidenza Rai per Marcello Foa e mani libere per prendersi tutta la scena nel campo moderato. Non a caso, a correre ieri non c’erano solo i BTp, ma pure le azioni del Biscione, cresciute più del doppio della media del listino milanese.

Infine, fate attenzione a un dato: fino a quando Salvini si rafforzava e veniva percepito solo come un populista anti-sistema ed euro-scettico, i mercati nutrivano nei suoi confronti sconcerto e disapprovazione. Ora, però, che la Germania segnala un’intesa sottobanco con il leghista per definire gli equilibri europei dopo il rinnovo del Parlamento di Strasburgo, la percezione sembra mutata. I toni della Lega sono cambiati nel senso di una maggiore responsabilità fiscale, quelli dei tecnici di Bruxelles appaiono più flessibili verso le esigenze dell’Italia di dare attuazione al programma di governo. Un incontro tra istanze contrapposte, che nel breve termine salva la costruzione europea e la moneta unica da tensioni politiche, che si tramuterebbero in finanziarie in men che non si dica. No, l’attacco finanziario contro l’Italia non è svanito dai radar come scenario, ma oggi risulta molto più sfocato di un paio di settimane fa.

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Argomenti: austerità fiscale, bond sovrani, Debito pubblico italiano, Economia Italia, Pensioni, Politica italiana, rendimenti bond