La lotta al contante è legata ai tassi negativi della BCE?

La lotta all'uso del contante sarebbe la risposta trovata dai governi e BCE per cercare di tenere insieme i tassi negativi con la stabilità del sistema bancario, mascherata da ragioni ufficialmente nobili.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
La lotta all'uso del contante sarebbe la risposta trovata dai governi e BCE per cercare di tenere insieme i tassi negativi con la stabilità del sistema bancario, mascherata da ragioni ufficialmente nobili.

Per la prima volta, anche in Germania divampa la polemica sul divieto di uso del contante per i pagamenti al di sopra di un certo importo. Contraria la Bundesbank, che per bocca del suo governatore Jens Weidmann definisce il contante un “diritto umano”. In Italia, dopo le norme molto restrittive entrate in vigore dal 2012, che hanno posto un tetto ai pagamenti cash a mille euro, il governo Renzi ha allentato un po’ il divieto, consentendo di pagare con liquidi fino a 3.000 euro, sebbene resti l’obbligo di versare lo stipendio e la pensione in modalità tracciabile sopra i 999 euro. Il dibattito si ha in Europa e persino in America, dove Bloomberg qualche mese fa ha invitato a porre fine al contante, in considerazione che il suo uso sarebbe più costoso di quello legato al mondo delle carte di credito e di debito.

Tetto contante non aiuta lotta a sommerso

Eppure, il contrasto all’evasione fiscale e all’economia illegale non ha portato alcun risultato nei primi anni di imposizione del tetto dei mille euro nel nostro paese, dato che il “nero” è cresciuto in rapporto al pil dell’1%, segno che la risposta all’economia sommersa non potrebbe essere la stretta sul contante. E pensare che l’ex candidato premier Pierluigi Bersani voleva imporre un limite massimo di 100 euro per i pagamenti cash. Ma il sospetto è, infatti, che la lotta contro il contante abbia poco o nulla a che vedere di questi tempi con quella contro l’evasione fiscale e i traffici illeciti, mirando più a salvaguardare il sistema bancario. In che senso?        

BCE taglierà ancora tassi overnight?

Tra una settimana, la BCE si riunisce per la seconda volta quest’anno per annunciare con ogni probabilità nuove misure di politica monetaria, ovvero il potenziamento del “quantitative easing”, un nuovo taglio dei tassi sui depositi overnight e forse anche la proroga delle aste Tltro. A preoccupare il mercato è, in particolare, la possibilità che Francoforte imponga tassi ancora più negativi sulla liquidità parcheggiata dalle banche presso i suoi sportelli, già abbassati di 10 punti base al -0,30% a dicembre. Non è un caso che in tedesco vengano definiti “Strafzinsen”, letteralmente “tassi punitivi”, perché in effetti rappresentano un costo, anziché un guadagno, per le banche. Un istituto che depositasse presso la BCE un milione di euro per un anno dovrebbe corrispondere a quest’ultima 3 mila euro. Non sarebbero tanti, ma pur sempre un costo, quando fino a poco tempo fa era inimmaginabile che si fosse costretti a pagare per portare liquidità presso la banca centrale. In teoria, le banche potrebbero scaricare il costo sui clienti, tagliando gli interessi passivi erogati sui loro depositi e/o aumentandoli sui prestiti in favore di imprese e famiglie. Tuttavia, le condizioni del mercato non rendono possibile, se non in misura molto parziale, una simile operazione. I tassi sono stati già azzerati sui depositi bancari, come sanno benissimo i risparmiati di tutta l’Eurozona, che utilizzano ormai i conti deposito quale mero strumento alternativo al conto corrente, ma senza alcuna possibilità di guadagno. D’altra parte, la ripresa in tutta l’area è debole e aumentare il costo dei prestiti è quasi velleitario.        

Tassi ancora più negativi colpiscono margini bancari

Di fatto, i tassi negativi si traducono, quindi, in un onere non scaricabile per le banche, riducendone i margini. Ciò comporta problemi per il mercato del credito, che a si stanno ripercuotendo anche sul sistema economico, a causa della mancata ripartenza del primo. Tagliare ancora i tassi overnight, nonostante le rassicurazioni ufficiali della BCE sulla tenuta dei margini bancari, darebbe un colpo al già sofferente sistema creditizio europeo. D’altra parte, la misura è considerata dovuta dai funzionari di Mario Draghi, in quanto aumenterebbe la liquidità sul mercato, stimolando i prezzi e aiutando così la risalita dell’inflazione verso il target, dopo che essa è scesa in territorio negativo a febbraio nell’Eurozona e che anche le imprese hanno segnalato di avere tagliato i listini. Ma il rischio è che stavolta le banche inizino realmente a trasferire il costo ai clienti, i quali potrebbero reagire smobilitando i loro depositi e trattenendo la liquidità in casa o impiegandola diversamente. Se ciò accadesse, sarebbe davvero una conseguenza tragica per la tenuta degli istituti, già colpiti da un’economia reale poco dinamica, oltre che da problemi specifici nazionali, come le elevate sofferenze in Italia.

Come tenere capre e cavoli insieme

E allora, come si potrebbero tagliare ancora i tassi overnight, senza rischiare che il loro presumibile trasferimento sulla clientela provochi un “run” bancario? Semplice, obbligando in un qualche modo i risparmiatori a tenere i soldi in banca. Come? Con la scusa che i pagamenti oltre un limite ragionevolmente basso siano vietati, magari per lottare contro il riciclaggio di denaro e altri bla bla simili. In pratica, la lotta al contante sarebbe la mossa disperata di un sistema finanziario, che si regge solo sulla liquidità a costo zero, ma che non vuole sostenere il costo, premendo i governi, affinché con misure coercitive garantiscano il mantenimento dei livelli dei depositi bancari.  

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Argomenti: Bce, Crisi Euro, Crisi Eurozona, deflazione, depositi bancari, Economia Europa, quantitative easing, stimoli monetari, tassi negativi, tassi overnight