La lira turca guadagna il 3% in un mese, cosa sta impedendo l’ulteriore crollo?

La lira turca sembra che abbia smesso di crollare, nonostante il periodo nero della Turchia. Vediamo le possibili spiegazioni.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
La lira turca sembra che abbia smesso di crollare, nonostante il periodo nero della Turchia. Vediamo le possibili spiegazioni.

Il cambio tra la lira turca e il dollaro si attesta oggi a 2,90, mostrando un rafforzamento della valuta anatolica del 3% dall’inizio del mese e anche su base mensile. Anche se dall’inizio dell’anno il saldo è negativo di oltre il 20%, siamo a livelli superiori ai minimi storici toccati nelle scorse settimane e ciò che stupisce è che questo cessato cedimento del cambio starebbe avvenendo in coincidenza con il periodo peggiore della storia recente della Turchia, in preda a una crisi politica, oggetto di attacchi terroristici da parte dell’ISIS e dei secessionisti curdi dall’interno, nel bel mezzo di un rallentamento dell’economia (minore delle attese, in verità) e di un’inflazione ancora abbastanza elevata. Gli attacchi terroristici ad Ankara dei giorni scorsi avrebbero potuto scatenare un sell-off sulla lira ben più potente di quanto sinora avvenuto. E’ accaduto il contrario. Il mercato azionario ha tenuto e così anche la valuta. Come mai?

Le ragioni del mancato nuovo crollo della lira

Le ragioni di questi timidi segnali di speranza per la lira potrebbero essere molteplici. Anzitutto, i mercati emergenti hanno recuperato in queste ultimissime settimane, a seguito delle minori attese rialziste sui tassi USA. Inquadrato in questo ambito, il mini-recupero della lira appare persino scarno, considerando che il dollaro si è indebolito mediamente dell’1,5% contro le principali valute del pianeta nell’ultimo mese. Secondariamente, è probabile che gli investitori abbiano già grosso modo scontato lo scenario peggiore per la Turchia, anche se stupisce ugualmente il mancato effetto sui mercati delle bombe di Ankara. D’altra parte, non dimentichiamoci che l’Unione Europa si è impegnata ad erogare al più presto al governo turco 3 miliardi di euro come sostegno per la sua politica di assistenza dei rifugiati siriani, di cui 1,8 milioni ammassati alle sue frontiere. Si tratta di denaro, che la cancelliera Angela Merkel oggi ha confermato che sarà stanziato ad Ankara e che rappresenta una mano di aiuto per le partite correnti anatoliche, le quali, per quanto in miglioramento, mostrano ancora un disavanzo intorno al 5% del pil, il più altro tra le economie emergenti.  

Elezioni Turchia tra 2 settimane

Infine, la questione politica. Tra 2 domeniche, il paese torna alle urne per la seconda volta dal 6 giugno scorso, dopo che in Parlamento non sono stati trovati i numeri necessari per formare un governo. L’Akp del presidente Erdogan e del premier Ahmet Davutoglu non è riuscito per la prima volta dal 2002 a ottenere la maggioranza assoluta dei seggi per governare da solo. Stando ai sondaggi, non dovrebbe farcela nemmeno stavolta, ma il mercato ora confida nell’inevitabile formazione di un esecutivo di coalizione tra l’Akp e il Chp, quest’ultimo un partito di sinistra, ma market-friendly. Se il partito di Erdogan sarà costretto a governare in compagnia di altri, da un lato si rischia un sentiment negativo tra gli investitori sui timori di un’instabilità politica nel medio termine, che priverebbe il paese della guida necessaria per irrobustire la crescita e attirare nuovi capitali esteri; dall’altro, però, sarebbe scalfito quell’assolutismo con cui gli islamico-conservatori hanno governato negli ultimissimi anni, non ammettendo alcun intralcio alle proprie posizioni. In particolare, potrebbe allentarsi la pressione sul governatore della banca centrale, Erdem Basci, il quale da mesi vorrebbe fare di più per contrastare il forte passivo corrente l’alta inflazione, ma è sotto tiro da parte del governo e del presidente, che gli chiedono di tagliare i tassi, quale che sia la crescita dei prezzi. Una maggioranza formata tra Akp e Chp probabilmente reggerebbe non più di 12-18 mesi ed Erdogan riporterebbe la Turchia alle urne non appena ragionevolmente certo di ottenere la maggioranza assoluta dei seggi. Il rischio instabilità si porrà, quindi, come un tetto per i potenziali guadagni della lira nei prossimi mesi e per lo stesso mercato azionario.      

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Argomenti: Crisi turca, Economie Asia, economie emergenti, lira turca