La liberazione di Greta e Vanessa ci costò 11 milioni. Fu giusto pagare il riscatto?

La liberazione di Greta e Vanessa ci sarebbe costata 11 milioni di euro in Siria. E' stato giusto pagare il riscatto ai guerriglieri?

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La liberazione di Greta e Vanessa ci sarebbe costata 11 milioni di euro in Siria. E' stato giusto pagare il riscatto ai guerriglieri?

La notizia è esplosa come una bomba e potrebbe avere ripercussioni politiche non indifferenti. La liberazione delle 2 giovani cooperanti italiane, rapite in Siria lo scorso anno, Greta Ramelli e Vanessa Marzullo, ci sarebbe costata 11 milioni di euro. A tanto ammonterebbe il riscatto richiesto dai sequestratori, stando alle accuse rivolte dal Tribunale islamico a tale Hussam Atrash, reo di essersi intascato 5 dei 12,5 milioni di dollari pagati dal governo Renzi per liberare le 2 volontarie di Aleppo. Immediata la reazione della Farnesina, che smentisce la ricostruzione e la qualifica “priva di ogni fondamento”, notando come quello siriano sia solo un “sedicente” tribunale. Il 16 gennaio scorso, il ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni, smentì le indiscrezioni allora riportare sulla stampa, ovvero che il governo italiano avesse pagato un riscatto ai signori della guerra locali per giungere alla liberazione delle ragazze. Se emergessero prove concrete del pagamento del riscatto, si porrebbe un grosso problema per Palazzo Chigi e la Farnesina, in termini di credibilità nei confronti dell’opinione pubblica, ma anche di strategia seguita nella vicenda.

Rischio sequestro italiani

Non è un mistero che l’Italia abbia pagato anche in precedenza e sotto altri governi riscatti per liberare connazionali rimasti vittime di rapimenti, specie in Iraq, dopo la caduta di Saddam Hussein. Oggi come allora, si pone il problema di ponderare la tutela della vita umana con l’esigenza di tutelare la sicurezza nazionale. Che fine faranno, ci si potrebbe chiedere, quegli 11 milioni di euro presumibilmente pagati ai sequestratori? Non si rischia di armare più o meno direttamente la mano di gruppi violenti e spiccatamente terroristi, come l’ISIS, che prima o poi potrebbero anche colpire il nostro paese?   APPROFONDISCI – https://www.investireoggi.it/attualita/putin-bombarda-lisis-in-siria-per-un-nuovo-ordine-mondiale/   E non si mette a rischio la vita di altri italiani presenti in territori del pianeta, teatri di scontro? Si pensi ai dipendenti dell’Eni in Nigeria, dove i terroristi di Boko Haram potrebbero, a questo punto, ritenere che i nostri connazionali siano per loro galline dalle uova d’oro, dato che il governo di Roma pagherebbe cifre esorbitanti per liberarli. Ma così, si alimentano indirettamente i sequestri di altri italiani. Infine, non è stato sbagliato il messaggio lanciato da Roma? Fatto salvo il diritto di ognuno di noi di muoversi e di fare liberamente ciò che meglio crede, non è da irresponsabili recarsi in luoghi chiaramente pericolosi, dove oltre alla propria vita di mette a repentaglio anche la sicurezza del proprio paese? Pagando – sempre che sia vero – un maxi-riscatto per la liberazione, il governo italiano avrebbe segnalato ad altri potenziali cooperanti di essere disposto a qualsiasi cosa per riportarli a casa, se dovessero trovarsi in pericolo, con ciò spronando all’azzardo, anziché alla prudenza. E tutto a carico del contribuente.   APPROFONDISCI – https://www.investireoggi.it/attualita/obama-chiede-a-putin-di-fermare-gli-attacchi-in-siria-ma-non-sa-che-fare/        

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