Con le elezioni in Sicilia rischia di infrangersi la leadership di Renzi

La leadership di Matteo Renzi si sta eclissando negli ultimi mesi e dalla Sicilia potrebbe arrivare un colpo fatale per l'ex premier. E le quotazioni di Paolo Gentiloni salgono.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
La leadership di Matteo Renzi si sta eclissando negli ultimi mesi e dalla Sicilia potrebbe arrivare un colpo fatale per l'ex premier. E le quotazioni di Paolo Gentiloni salgono.

Matteo Renzi sembra avere capito una cosa negli ultimi mesi: meno parla, meglio è. I suoi tweets sono limitati, più che altro pubblicati di tanto in tanto per rivendicare i buoni risultati sul fronte della crescita e dell’occupazione, ma servono forse più a segnalare di esistere che non a convincere gli elettori che quel flebile miglioramento dell’economia italiana negli ultimi mesi sarebbe farina del suo sacco. Il segretario del PD è stato rieletto a furor di primarie alla fine di aprile, eppure attorno alla sua leadership si addensano nubi mai prima così seriamente minacciose. Il capitombolo alle elezioni amministrative ha appannato la sua immagine di politico vincente, anche perché è arrivato a distanza di appena sei mesi dalla sconfitta bruciante al referendum costituzionale di dicembre. E prima di arrivare alle politiche di inizio 2018 rischia una terza batosta, stavolta in Sicilia per quella che diverrebbe per lui un umiliante trittico fatale.

L’isola va al voto il 5 novembre prossimo e il governatore uscente di centro-sinistra, Rosario Crocetta, ha annunciato (su pressione dello stesso Renzi) che non si ripresenterà, prova lampante del “successo” della sua amministrazione. Tuttavia, il candidato ufficiale del PD, Fabrizio Micari, attuale rettore dell’Università di Palermo, è dato abbastanza basso nei sondaggi e rischierebbe di arrivare terzo, alle spalle dei due candidati più popolari, Nello Musumeci per il centro-destra e Giancarlo Cancelleri per il Movimento 5 Stelle. Quest’ultimo ieri ha acceso qualche speranza al Nazareno, quando il giudice amministrativo ha riaperto sostanzialmente la corsa a candidato governatore per i grillini, accogliendo l’istanza di un iscritto che era stato escluso dalle primarie pentastellate. Il movimento rassicura, tuttavia, e va avanti in quella che avverte quale campagna campale per il suo futuro nazionale. (Leggi anche: Centro-destra si ricompatta in Sicilia, PD a pezzi)

Il rischio Gentiloni per Renzi

Renzi mette le mani avanti e sostiene che il risultato in Sicilia sarebbe un dato “locale”, sentendosi replicare dall’arci-nemico a sinistra Massimo D’Alema di essere niente di meno che “un idiota”. Ma Renzi non è un idiota, sa benissimo che perdere in Sicilia sarebbe un duro colpo per la sua immagine e se Micari arrivasse terzo, la sua leadership traballerebbe come non mai. Anche perché verrebbe messa in croce tutta la sua strategia delle alleanze, che a Palermo si basano sul sostegno di Angelino Alfano, mentre la sinistra corre con il suo uomo, quel Claudio Fava dell’antimafia militante, che rosicchierebbe al PD preziosi voti più identitari. Prendesse anche un 5%, sarebbe tutto a discapito dei renziani. E questo fa godere dalemiani e bersaniani, che puntano più alla sconfitta di Renzi sull’isola che non alla propria vittoria. (Leggi anche: La Sicilia decreterà il vincitore tra Berlusconi, Renzi e Grillo)

A preoccupare l’ex premier c’è anche e, soprattutto, l’aumento quotidiano delle quotazioni del successore. Non avrebbe mai immaginato che il pacato Paolo Gentiloni, nominato dalla sua persona per tenergli caldo il posto a Palazzo Chigi, avrebbe rappresentato un’insidia alla sua leadership nel centro-sinistra. Eppure, è così. Il suo stile sobrio, la sua moderazione, l’equilibrio e il pragmatismo mostrati in questi 9 mesi al governo gli hanno fruttato numerosi riconoscimenti dentro e fuori i confini della maggioranza. Al Quirinale non c’è dubbio che il premier di oggi venga preferito a quello di ieri, ma anche tra le opposizioni si nota una minore veemenza contro il capo del governo, che ha il merito di non gettare mai benzina sul fuoco del dibattito politico.

Leadership di Renzi traballa

Vuoi un pizzico di fortuna, con l’economia in tutta Europa in miglioramento, vuoi anche una capacità maggiore del ministro dell’Interno, Marco Minniti, nel prendere di petto la questione dei migranti, ma sembra semplice affermare che Gentiloni starebbe facendo almeno un po’ meglio di Renzi. E a saperlo in prima persona è proprio quest’ultimo, che teme adesso di restare triturato dalla sconfitta in Sicilia prima, da quella alle politiche dopo e dalla minore ostilità che l’attuale premier riscuoterebbe in uno scenario post-elettorale confuso. (Leggi anche: Come Gentiloni sta fregando Renzi e potrebbe restare premier a lungo)

C’è un sondaggio di cui è entrato in possesso Affari Italiani.it e che andrebbe preso con le pinze, ma se fosse vero, per Renzi si prevede un disastro senza precedenti in Sicilia: il suo PD otterrebbe appena il 9% dei consensi, un dato a cifra unica che ne segnerebbe la fine di leader in grado di attirare a sé movimenti, uomini ed entusiasmo. Per di più, l’attivismo del ministro allo Sviluppo, Carlo Calenda, nel mediare sugli interessi di casa Mediaset con la vicenda Vivendi, ha spinto persino il leader di Forza Italia, Silvio Berlusconi, a spostare la sua attenzione dal Nazareno a Palazzo Chigi, avvertendo la possibilità di preservare i propri interessi legittimi con l’attuale esecutivo, senza nemmeno passare per la mediazione renziana.

Occhio, però, perché dopo la possibile sconfitta in Sicilia, nessuno credibilmente chiederà al segretario del PD di dimettersi dalla carica. L’obiettivo degli avversari interni, in tandem con gli scissionisti a sinistra, è di portarlo fino alle elezioni politiche, dove il PD incasserebbe una nuova sconfitta, che gli verrebbe addebitata in toto; e non potrebbe essere altrimenti. Se finora Renzi ha sperato di avvicinare il più possibile la data delle elezioni, forse d’ora in avanti starà capendo come quella segnerà l’assai probabile fine della sua leadership.

 

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Argomenti: Matteo Renzi, Politica, Politica italiana

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