La guerra valutaria renderà inefficace il QE di Draghi

Il QE della BCE potrebbe risultare inefficace agli scopi, data la reazione delle altre banche centrali. Nel mondo è in corso una pericolosa guerra valutaria.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Il QE della BCE potrebbe risultare inefficace agli scopi, data la reazione delle altre banche centrali. Nel mondo è in corso una pericolosa guerra valutaria.

Il varo del piano di allentamento monetario da parte della BCE a gennaio, noto come QE (“quantitative easing”), è finalizzato a ravvivare i prezzi nell’Eurozona, facendo tendere il tasso d’inflazione verso il target del 2%. Un obiettivo intermedio dei nuovi stimoli monetari consiste anche nel deprezzare l’euro, attraverso un calo dei rendimenti dei bond e una conseguente fuoriuscita dei capitali verso il resto del pianeta. In effetti, il solo effetto-attesa ha portato il cambio tra dollaro ed euro da 1,40 dell’8 maggio 2014 a un tasso di poco superiore a 1,10. In appena 10 mesi, l’euro ha perso contro la principale valuta del pianeta il 20%, il ché è un dato di fatto. Tuttavia, le banche centrali di tutto il mondo stanno reagendo al timore che le altre economie tentino di esportare ai loro danni deflazione con l’indebolimento del cambio. Dall’inizio dell’anno sono ben 21 gli istituti che hanno allentato la loro politica monetaria, molti dei quali a sorpresa. Si è partiti con l’Uzbekistan, che a Capodanno ha tagliato i tassi dal 10% al 9% e si è arrivati ieri alla Polonia, che ha abbassato i tassi di riferimento a una settimana di 50 punti base all’1,50%.   APPROFONDISCI – Guerra valutaria, da oggi un nuovo capitolo. L’OCSE: non puntate sulla corona danese  

Reazioni al QE della BCE

Ma le misure che maggiormente ci interessano sono quelle di paesi come Svizzera e Scandinavia, i quali hanno imbracciato negli ultimi mesi una vera battaglia per evitare che le loro economie restino vittime di un euro indebolito, che danneggerebbe le loro esportazioni. Il 15 gennaio scorso, al SNB, la banca centrale svizzera, ha abbandonato l’insostenibile cambio minimo con l’euro di 1,20, ma ha accompagnato questa scelta obbligata con un vigoroso taglio dei tassi, scesi a -0,75% sui depositi delle banche. Nelle tre settimane successive, la Danimarca è intervenuta 4 volte per tagliare i tassi, portando quelli sui depositi alla stessa percentuale di Zurigo e minacciando qualsiasi misura atta a impedire che il cambio di riferimento tra la corona danese e l’euro possa essere messo in discussione. Al contempo, la Svezia ha tagliato i tassi di riferimento all’ultimo board a -0,10% per evitare che la sua corona si apprezzi e danneggi l’occupazione, ora che il QE della BCE è una certezza.   APPROFONDISCI – La Scandinavia reagisce a Draghi. Segnali di allerta da Danimarca, Svezia e Norvegia   Nel frattempo, la Federal Reserve, che dovrebbe alzare i tassi intorno alla metà dell’anno, assiste preoccupata al rafforzamento del dollaro ai massimi degli ultimi 11 anni e mezzi, considerando un paniere di valute ponderato per le relazioni commerciali con gli USA. Se fino a qualche mese fa sembrava quasi certo che la stretta monetaria sarebbe partita tra aprile e giugno, adesso l’orizzonte temporale pare essersi spostato verso giugno-luglio, se non settembre.

La pericolosa guerra valutaria

In sostanza, il resto del pianeta, in particolare, i nostri partner commerciali (Est e Nord Europa, Asia e Nord America), starebbe reagendo alla BCE per neutralizzarne gli effetti sul cambio. Ma se tutti tagliano i tassi e cercando di indebolire la loro valuta, nei fatti non cambia nulla, bensì si da vita a un pericoloso gioco al ribasso dagli esiti disastrosi per il commercio mondiale. Ad oggi, l’euro si è indebolito contro le principali valute, per cui dovremmo ipotizzare che il gioco delle altre banche centrali non starebbe funzionando. In realtà, due elementi rilevano: in primis, la reazione vigorosa degli altri istituti è partita solo da 3-4 mesi, quando si è fatta concreta prima e certa poi l’idea di un QE. Le azioni di politica monetaria hanno bisogno di tempo per dare i loro frutti, per cui dovremmo attendere i prossimi mesi; secondariamente, la bilancia commerciale dell’Eurozona è in attivo, così come non stiamo assistendo a un deflusso di capitali. Ma se entra valuta straniera, perché le nostre esportazioni vanno relativamente bene e affluiscono capitali esteri, allora il deprezzamento dell’euro non è possibile. Da ciò desumeremmo che il tracollo di questi ultimi mesi è frutto più di un gioco speculativo, basato sulle attese dei mercati e non sui fondamentali. Se nei prossimi mesi sarà chiaro che il QE non è sufficiente a raggiungere gli obiettivi, la BCE dovrà minacciare un nuovo “bazooka”  monetario, come un drogato è costretto ad assumere dosi crescenti di stupefacenti per continuare ad avvertire gli effetti delle sostanze di cui fa uso. E le altre banche centrali reagiranno a loro volta, fino a quando non ci si renderà conto dell’assurdo di tassi sotto zero e di mercati inondati di liquidità e il ciclo non s’interromperà  con effetti dolorosi per i “drogati”.   APPROFONDISCI – La guerra valutaria minaccia di distruggere il commercio mondiale. Ecco i segnali di allarme

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Argomenti: Bce