La guerra valutaria continua: la Norvegia verso un taglio dei tassi al minimo storico

Dalla Norvegia potrebbe arrivare domani l'ennesimo atto della guerra valutaria in corso nel pianeta. Atteso un nuovo taglio dei tassi, mentre nel paese esiste un problema di bolla immobiliare.

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Dalla Norvegia potrebbe arrivare domani l'ennesimo atto della guerra valutaria in corso nel pianeta. Atteso un nuovo taglio dei tassi, mentre nel paese esiste un problema di bolla immobiliare.

Se il QE della BCE ha avuto l’effetto di indebolire l’euro contro le principali valute, spingendo il cambio con il dollaro ai minimi degli ultimi 12 anni, il resto del pianeta non vuole stare a guardare. La Svezia ha adottato a febbraio i tassi negativi per combattere il rischio di deflazione e per non consentire alla sua corona di apprezzarsi contro la moneta unica e le altre valute, facendo perdere così competitività alle sue aziende. La Danimarca ha ingaggiato una vera battaglia contro gli speculatori, che dopo la fine del cambio minimo tra il franco svizzero e l’euro, avevano preso di mira la corona danese, attendendosi la fine del “peg” con la divisa europea e il suo apprezzamento. Il primo round è stato vinto da Copenaghen a colpi di tagli dei tassi e tassi negativi sui depositi delle banche, nonché con la sospensione delle aste dei titoli pubblici.   APPROFONDISCI – La guerra valutaria renderà inefficace il QE di Draghi  

Tassi Norvegia ancora giù?

Adesso, però, anche la Norvegia vuole evitare di assistere al rafforzamento della sua corona. Il paese sta affrontando il dimezzamento delle quotazioni del petrolio, un’industria che vale per l’economia scandinava un quinto del pil e che ha assicurato un forte balzo del benessere negli ultimi 30 anni. Pur non condividendo con il resto della Scandinavia la minaccia della deflazione, essendo la crescita dei prezzi qui vicina al 2,5% annuo, ovvero in prossimità del target, la banca centrale dovrebbe ugualmente tagliare domani i tassi di riferimento al minimo storico dell’1% dall’attuale 1,25%. Il governatore Oeystein Olsen aveva fatto presente alla fine del 2014 che ci sarebbe stata una probabilità del 50% che i tassi sarebbero stati abbassati  ulteriormente dopo il taglio di 25 punti base di dicembre. E se allora la corona scese ai minimi del 2009, da allora il cambio si è rafforzato e adesso è più forte del 40% sul dollaro e del 6% sull’euro su base annua, attestandosi contro la moneta unica in zona 8,80.   APPROFONDISCI – La Scandinavia reagisce a Draghi. Segnali di allerta da Danimarca, Svezia e Norvegia  

Scandinavia in lotta contro il QE

La politica monetaria accomodante di Oslo, però, come in Svezia e in Danimarca comporta grossi rischi per via della bolla immobiliare creatasi nel paese da vari anni. Ieri, l’authority finanziaria aveva presentato al Ministero delle Finanze alcune proposte per cercare di porre rimedio a un eccessivo surriscaldamento dei prezzi delle case. Tra le varie raccomandazioni, l’authority ritiene che andrebbe richiesta un ammortamento minimo del 2,5% all’anno per i mutui che coprono oltre il 65% del valore dell’immobile, mentre il limite finanziabile non dovrebbe superare l’attuale tetto dell’85%. Dunque, anche Olsen, come lo svedese Stefan Ingves e il danese Lars Rohde deve fare i conti con l’alternativa tra la difesa della stabilità finanziaria dai pericoli di uno scoppio della bolla immobiliare e la necessità di sostenere l’economia, attraverso un cambio più debole e conseguenti maggiori esportazioni. Una “guerra valutaria”, scatenatasi per effetto delle misure accomodanti delle maggiori banche centrali del pianeta, in cui ciascuno cerca di neutralizzare il gioco dell’altro, ma col rischio di provocare una reazione a catena pericolosa dagli effetti nefasti sul commercio transnazionale.   APPROFONDISCI – La guerra valutaria minaccia di distruggere il commercio mondiale. Ecco i segnali di allarme    

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