La “guerra” USA-Cina arriva al San Siro: il derby Inter-Milan 2018 segna una nuova era

Inter e Milan disputano il derby domani sera e l'incontro cade alla vigilia dell'operazione di Suning per rilevare il 100% della proprietà nerazzurra, mentre il club rossonero ha appena avviato l'era dell'americana Elliott al comando.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Inter e Milan disputano il derby domani sera e l'incontro cade alla vigilia dell'operazione di Suning per rilevare il 100% della proprietà nerazzurra, mentre il club rossonero ha appena avviato l'era dell'americana Elliott al comando.

Non sarà un derby come gli altri quello tra Inter e Milan domenica sera allo Stadio San Siro. Finita la breve e triste stagione cinese per il club rossonero, è iniziata l’era di Elliott, il fondo speculativo americano, che si è impegnato con la UEFA a mantenere il controllo proprietario per almeno tre stagioni. E grazie alla rassicurazione, Nyon ha riammesso la squadra di Rino Gattuso in Europa League, avendola inizialmente esclusa per la violazione del fair play finanziario sotto l’allora proprietario Yonghong Li, pur in riferimento alle ultime tre stagioni dell’era Berlusconi. Per contro, l’Inter sta per assumere del tutto la fisionomia degli occhi a mandorla, con Suning a rilevare presto anche la quota del 31,05% ancora in capo all’indonesiano Erik Thohir, attuale presidente nerazzurro. L’operazione sarà finalizzata a giorni e costerebbe alla proprietà altri 150-200 milioni di euro, portando a ridosso del miliardo l’investimento complessivo realizzato in appena un biennio. L’assemblea dei soci in programma per il 26 ottobre nominerà il nuovo cda e alla presidenza andrà Steven Zhang, espressione proprio della nuova proprietà.

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Se la stagione cinese al Milan è già oggetto di una “damnatio memoriae”, una sorta di rimozione collettiva per allontanare il ricordo di quanto accaduto, tutt’altro appare il sentimento tra i tifosi interisti, che possono rallegrarsi della serietà dell’impegno e della solidità di Suning, società per azioni attiva nella vendita al dettaglio di elettrodomestici e prodotti elettronici. Era il 2016 quando sborsò 142 milioni per finanziare l’aumento di capitale e altri 128 milioni per rilevare le quote di Massimo Moratti e di Thohir. Da allora, altri 336 milioni sono stati investiti nella società in forma di prestito soci, di cui 227 milioni ancora da rimborsare, 105 milioni tramutati in capitale e appena 4 già rimborsati. Per il resto, altri 100 milioni sono stati spesi per i diritti e sponsorizzazioni. Considerando la somma ancora necessaria per arrivare a detenere il 100% del capitale, in pochi anni Suning si sarà distinta per avere speso all’incirca un miliardo per rilanciare l’Inter.

Inter e Milan hanno obiettivi differenti per il momento. Luciano Spalletti punta a proseguire il cammino in Champions League, Gattuso dovrà accontentarsi di non fare male in Europa League. Quanto al campionato, i numeri consentono a entrambi di sognare, non certo lo scudetto, ma almeno un posizionamento onorevole in Serie A, che preservi l’accesso per la prossima stagione alla Champions. Più agevole il percorso nerazzurro, terza in classifica con 16 punti e già a -8 dalla vetta occupata senza pietà dalla Juventus, mentre i rossoneri, pur con una partita in meno da recuperare a fine mese contro il Genoa, di punti ne hanno solo 12 e si collocano in decima posizione, anche se vincendo il derby si porterebbero a solo una lunghezza dell’altra metà dei Navigli.

America e Cina si sfidano al San Siro

Che le ambizioni vi siano anche in via Aldo Rossi lo spiega la presenza tra i dirigenti di Leonardo, Paolo Maldini, Kakà e presto anche di Ivan Gazidis, in arrivo dall’Arsenal. Alla presidenza c’è adesso un pezzo grosso come Paolo Scaroni, ex numero uno di Eni, padrone indiscusso fino a tempo fa del petrolio in Italia. Tutt’altro lo spessore rispetto al predecessore, finito in guai giudiziari persino in patria, con il governo cinese ad avere ritirato a Li il passaporto per non avere onorato un debito da 8 milioni di euro. L’uomo è stato espropriato da Elliott a luglio, non avendo rispettato le clausole contrattuali che legavano la sua proprietà del Milan al finanziamento ricevuto dal fondo.

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Insieme, Inter e Milan fanno ricavi per 546 milioni di euro, stando ai rispettivi bilanci relativi alla stagione 2017/2018. Sembrano tanti e non lo sono. Praticamente, in due fatturano quanto la Juve, che non a caso la scorsa estate ha potuto permettersi di realizzare l’affare del secolo con l’ingaggio di Cristiano Ronaldo per 4 stagioni al costo complessivo di circa 360 milioni di euro, numeri nemmeno lontanamente alla portata dei club meneghini. Cionondimeno, tra gli acquisti del calciomercato estivo in maglia rossonera troviamo un attaccante di peso come Gonzalo Higuain, mentre Mauro Icardi ha ammesso di avere avuto l’opportunità di andare via e di averla rifiutata, segno che l’argentino crederebbe al progetto di Suning. Cosa può esservi di meglio per un americano battere un cinese e viceversa? Le due superpotenze, pur attraverso una “proxy war” sportiva e fortunatamente di tenore dilettevole, si confrontano domani al San Siro, intenti a segnalare la propria forza, che da finanziaria dovrà necessariamente tradursi in risultati in campo. Del resto, Elliott per Pechino rappresenta quella vorace finanza a stelle e strisce di cui diffida ancora, pur avendo sostanzialmente trasformato la propria economia in una sorta di capitalismo spinto di stato. E per gli americani, Suning costituisce la minaccia di una potenza industriale, che non sempre giocando secondo le regole ruba posti di lavoro agli States e ne insidia il primato economico. Per questo, domani Gattuso assumerà per 90 minuti il volto di Donald Trump e Spalletti le sembianze di Xi Jinping, con la differenza che a nessuno dei due sarà possibile estrarre il cartellino rosso all’altro.

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Argomenti: Economia nel pallone