E se la Commissione UE sotto sotto tifasse Salvini contro i 5 Stelle per salvare l’euro?

Matteo Salvini ha in mano le chiavi dell'euro. La tensione tra Italia ed Europa potrà essere disinnescata solo dal leader della Lega, altrimenti è crisi nera per i BTp.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Matteo Salvini ha in mano le chiavi dell'euro. La tensione tra Italia ed Europa potrà essere disinnescata solo dal leader della Lega, altrimenti è crisi nera per i BTp.

E’ guerra tra Commissione europea e Italia. La prima ha inviato nei giorni una lettera al governo Conte, con cui sostanzialmente lo si avverte che la manovra di bilancio per il 2019 verrà bocciata in assenza di variazioni. Un atto del tutto irrituale, non fosse per il fatto che ufficialmente la legge di Stabilità debba ancora essere presentata a Bruxelles entro il prossimo 15 ottobre e che segnala, semmai, come la partita con Roma si stia giocando sulla tenuta dei nervi. La scorsa settimana, la pressione su Palazzo Chigi è salita di livello con l’incontro al Quirinale, anch’esso irrituale per i modi in cui si è tenuto, tra il governatore della BCE, Mario Draghi, e il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Il primo avrebbe espresso seria preoccupazione sul contenuto della manovra, che innalzando il deficit al 2,4% del pil minaccerebbe la sostenibilità del nostro debito pubblico e aprirebbe la strada al declassamento dei BTp a un passo dal livello “spazzatura”. Per questo, avrebbe chiesto al capo dello stato di chiedere aggiustamenti e tra i palazzi della politica si rincorre la voce che Mattarella possa persino inviare un messaggio alle Camere per mettere il Parlamento sull’attenti sulla tenuta dei conti pubblici.

Così la BCE continuerà a sostenere il mercato dei bond e a salvare i conti degli stati

Il fine settimana non solo non ha abbassato la tensione tra le due parti, anzi questa è letteralmente esplosa. Alle “minacce” di Bruxelles ha reagito il vice-premier e leader del Movimento 5 Stelle, Luigi Di Maio, che ha dichiarato come il governo non cederà di un millimetro sul contenuto della manovra e si è detto certo che con le elezioni europee questa Commissione sarà spazzata via, che dal giorno successivo la UE sarà governata su principi diversi da quelli improntati all’austerità fiscale. Sarà, ma il punto è arrivarci a maggio. A dire il vero, decisive saranno le prossime tre settimane per la stabilità finanziaria dell’Italia, l’euro e le stesse istituzioni comunitarie.

Il 15 si chiudono i termini per presentare la legge di Stabilità a Bruxelles e il rischio di una bocciatura è altissimo. Sarebbe un inedito nella storia europea, segno non di chissà quale infrazione mostruosa del Patto di stabilità da parte del nostro Paese, quanto della volontà disperata dei commissari di tener testa al governo “populista” giallo-verde, sperando di detronizzarlo e di fargli fare, nel migliore dei casi, la fine di quello greco guidato da Alexis Tsipras, il quale da oppositore viscerale alle politiche di austerità si è trasformato in esecutore materiale dei desiderata della Commissione. Il peggio arriverebbe tra il 26 e il 31 del mese, quando ad esprimersi saranno le agenzie di rating Standard & Poor’s e Moody’s. Quest’ultima ha sospeso il giudizio per dopo la presentazione della manovra proprio per capire la direzione che assumerà formalmente l’Italia in fatto di conti pubblici. Quasi scontato un “downgrade” da parte di entrambi gli istituti.

Il rischio di uscire dall’euro è reale

Già da oggi la temperatura sui mercati salirebbe a livelli di guardia. Lo spread BTp-Bund a 300 punti sulla scadenza decennale è realtà, quello a 400 ci attende nei paraggi. E da lì a salire ulteriormente a livelli insostenibili sarebbe solo questione di sedute. Cosa accadrebbe subito dopo? Nel 2011, lo scenario da incubo portò alle dimissioni il governo Berlusconi, sostituito nell’ultimo anno e mezzo di legislatura da un esecutivo tecnico guidato dal Prof Mario Monti. Sarà così anche stavolta? Le condizioni politiche non sembrano sussistere e se la maggioranza di Lega e 5 Stelle regge, l’unica soluzione credibile sarebbe il ritorno anticipato alle urne, non senza passare per giorni di caos istituzionale, con un Mattarella che quasi certamente cercherà di trovare sbocchi alternativi alla crisi, tornando alla carta Cottarelli.

Cosa salverebbe l’Italia togliendo le castagne dal fuoco della BCE? Il crollo del petrolio

Tutto questo, mentre l’Europa, a differenza di 7 anni fa, una leadership non ce l’ha. Francia e Germania sono in mano rispettivamente a un Emmanuel Macron e una Angela Merkel in caduta libera e tra 6 giorni le elezioni bavaresi sancirebbero il declino assoluto della cancelliera dopo 13 anni di guida dei governi in Germania. Terreno fertilissimo per la speculazione, che tornerà a mostrarsi fatale per i BTp, facendone esplodere i rendimenti e stringendo ulteriormente il raggio di manovra già all’osso per il bilancio statale. La BCE non avrebbe alcun mandato “politico” di muovere un dito, perché è evidente che la partita che si sta giocando tra Roma e Bruxelles sia di pura sopravvivenza. I giallo-verdi sanno che resistere contro le pressioni europee è essenziale per chiudere il cerchio in Italia contro i partiti filo-UE di PD e Forza Italia, mentre i commissari sono consapevoli che per sperare di non sparire a maggio dovranno buttarla nel caos contro il “pericolo populista”, seminando il panico tra gli elettori tedeschi, francesi, italiani stessi, etc.

L’irresponsabilità che governa l’Europa sta sfociando nella miopia più assoluta. Oggi come oggi, il muro contro muro contro l’Italia comporta due conseguenze gravissime: spingere i mercati a togliere la fiducia al nostro debito sui timori di un default e, soprattutto, di una rovinosa uscita dall’euro del nostro Paese; radicalizzare i sentimenti euro-scettici al nostro interno, facendo di Roma una seconda Londra. Anche la Brexit è stata provocata dalla leggerezza con cui le istituzioni comunitarie affrontarono la sfida delle rivendicazioni del governo Cameron, che pure era europeista. In un siffatto scenario, nessuno caccerà l’Italia dall’euro e nessuno avrà davvero il coraggio a Roma di farla tornare alla lira, ma a renderlo possibile, se non l’unica via obbligata, sarebbero i fatti, quel famoso “incidente” di cui si parla da anni a Bruxelles e che agirebbe come lo sparo mortale di Gavrilo Prinzip inferto ai danni dell’arciduca Francesco Ferdinando del 1914 in Serbia. Da lì, s’innescò una reazione a catena che portò alla tragica Grande Guerra, ma quel colpo di pistola non fu affatto un evento casuale della storia, quanto frutto di una tensione altissima e sottotraccia che covava da anni nel Vecchio Continente.

E Salvini ha in mano le chiavi dell’euro

Il colpo di pistola verrà sparato da mercati e annesse agenzie di rating. Lo spread impazzito colpirà a morte i nostri BTp e creerà le condizioni perfette per scatenare una tempesta finanziaria contro l’Italia, spingendola a tornare a stampare lire. Una catastrofe di proporzioni imprevedibili ci attenderebbe, tra impossibilità di onorare le scadenze (in euro) e la fuga dei capitali. E’ ancora possibile fermarsi un attimo prima che lo sparo avvenga? Tutto dipende dalla capacità dei “giocatori” di capire il punto massimo in cui spingersi senza provocare danni irreparabili. Purtroppo per noi, la sensazione di poter perdere tutto da parte dell’élite europea potrebbe generare la convinzione che il gioco valga la candela, in quanto il rischio sarebbe la fine dell’establishment per mezzo delle elezioni di maggio. Per contro, sul progetto euro è stato investito così tanto capitale politico da renderlo meritevole di tutela agli occhi di tutti i protagonisti.

Il compromesso necessario per salvare l’Italia e l’euro passa da Commissione UE e BCE

Senza un intervento della BCE, però, che rassicuri sulla permanenza dell’Italia nell’Eurozona e senza che tra commissari e Roma si arrivi a un accordo sul deficit, la tensione sui mercati non potrà scendere e l’escalation dei toni condurrà all’inevitabile. A meno che il non sobrio Jean-Claude Juncker, presidente della Commissione, non riesca a crearsi un varco tra Lega e 5 Stelle. E Matteo Salvini, in effetti, pur scontrandosi duramente con la UE al pari di Di Maio, su questa manovra sta giocando il ruolo di responsabile, avendo chiesto e ottenuto risorse limitate per il suo taglio delle tasse (“flat tax”) e la stessa revisione della legge Fornero. L’extra-deficit sarebbe provocato dal reddito di cittadinanza, una misura che certo i leghisti devono digerire sulla base del contratto di governo, ma se il banco arrivasse a saltare, chissà che proprio il Carroccio, confidando nelle percentuali superiori al 30% di cui è accreditato nei sondaggi, non decida di rompere con l’alleato e di farsi interprete di una manovra meno assistenziale e più imperniata sullo sviluppo.

Del resto, Salvini in Europa un peso negoziale ce l’ha, contrariamente ai grillini. Egli sarà con ogni probabilità uno dei “king makers” della prossima Commissione dopo il voto di maggio. Con lui e i “sovranisti” di destra dovranno fare i conti tutti i leader europei, mentre l’M5S ancora né carne e né pesce nei consessi internazionali rischia di essere relegato a un ruolo marginale. Insomma, dovremmo supporre e persino auspicare che, sotto sotto, le bizzarrie lessicali di Juncker siano una strategia tesa a dividere Salvini da Di Maio e consegnare al primo le chiavi di Palazzo Chigi, in qualità di leader di un soggetto politico che insieme al PPE governerebbe l’Europa tra pochi mesi. Un passaggio traumatico di consegne tra la vecchia e la nuova UE, che richiede nel frattempo a tutti gli italiani di allacciare le cinture, perché la tempesta sarà intensa e nemmeno breve.

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Argomenti: austerità fiscale, Crisi del debito sovrano, Crisi economica Italia, Crisi Euro, Debito pubblico italiano, Economia Europa, Economia Italia, Spread