La “guerra” dell’acciaio minaccia le relazioni tra USA e Cina

L'acciaio è fonte di disputa commerciale tra USA e Cina. Il presidente Trump ordina un'indagine e minaccia dazi contro Pechino. Sul caso peseranno, però, valutazioni anche geo-politiche.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
L'acciaio è fonte di disputa commerciale tra USA e Cina. Il presidente Trump ordina un'indagine e minaccia dazi contro Pechino. Sul caso peseranno, però, valutazioni anche geo-politiche.

Non è un capitolo nuovo nelle tese relazioni commerciali tra USA e Cina, ma la “guerra” dell’acciaio potrebbe entrare presto in una fase più avanzata tra le prime due economie mondiali. Il presidente Donald Trump ha ordinato un’indagine sulle importazioni di acciaio a basso costo, che entro 270 giorni potrebbe spingere la Casa Bianca, sulla base dei risultati, a imporre nuovi dazi, secondo la U.S. Trade Expansion Act del 1962. Già alla fine del 2015, l’amministrazione Obama colpì le importazioni di acciaio cinese con una tariffa del 256%, aumentata nel corso del 2016. (Leggi anche: Guerra commerciale: dazi USA al 256% sull’acciaio cinese)

In gioco, c’è la difesa di migliaia di posti di lavoro americani. Sono 140.000 gli addetti al comparto siderurgico negli USA, meno di un millesimo dell’intera forza-lavoro, mentre in Cina l’acciaio occupa 4,7 milioni di persone, pari allo 0,6% dei suoi lavoratori. Lo scorso anno, la Cina ha prodotto qualcosa come 800 milioni di tonnellate, la metà di tutta l’offerta mondiale. L’America, invece, ne ha sfornato meno di 6,4 milioni di tonnellate, importandone 620.000 direttamente dalla Cina, il 2% del totale acquistato dall’estero.

Esportazioni di acciaio cinesi restano alte

Dopo i venti di guerra commerciale spirati nell’ultimo anno di amministrazione Obama, il governo cinese si è impegnato a tagliare già 65 milioni di tonnellate di produzione, oltre ai 50 milioni attesi per quest’anno. Resta il fatto, che con una domanda interna attesa per quest’anno piatta a 681 milioni di tonnellate (dati Worldsteel), in assenza di un taglio più cospicuo dell’offerta, le esportazioni restano decisive per dare sfogo all’eccesso di produzione.

Nel mirino della Casa Bianca, a maggior ragione con la presidenza Trump, c’è la politica degli incentivi praticata dal governo in favore dell’industria siderurgica che esporta i suoi eccessi produttivi. Le esportazioni cinesi sono state nel 2016 pari a 118,5 milioni di tonnellate, in calo dalle 112,4 milioni dell’anno precedente, cercando di rispondere così alle pressioni americane. (Leggi anche: Crisi acciaio non finita, Cina continua a fare dumping)

Acciaio un’altra arma di Trump per premere sulla Cina?

La domanda mondiale per quest’anno è stimata in crescita dell’1,3% a 1.535 milioni di tonnellate, grazie alla ripresa economica in corso in economie come Russia e Brasile, in recessione negli anni passati, ma con Pechino a continuare a incentivare la produzione nazionale, indifferentemente dalle condizioni del mercato, confidando nelle esportazioni per mantenere intatto il proprio apparato produttivo e l’occupazione, la ripresa delle quotazioni resta minacciata. Attualmente, si attestano a 312,50 dollari per tonnellata, in linea con i valori di due anni fa, ma in rialzo di ben il 260% su base annua, seppur ancora a -36% dai livelli toccati tra il 2014 e il 2015.

L’apice dei prezzi internazionali fu raggiunto nel giugno del 2008 a 1.265 dollari, ma da allora si registra un declino quasi costante, che rispecchia in toto il boom della produzione cinese, praticamente raddoppiata nell’ultimo decennio. A rischio, quindi, ci sono centinaia di migliaia di posti di lavoro non solo negli USA, bensì pure in Europa, anche se la stessa Cina ha tutto l’interesse a difendere la sua offerta, dato il rilevante peso occupazione rivestito dal comparto. (Leggi anche: Guerra commerciale acciaio: al G7 si sfideranno USA, Europa e Cina)

Sulla guerra dell’acciaio tra USA e Cina, tuttavia, peseranno considerazioni più ampie sul piano geo-politico. Trump ha fatto già presente come Pechino sia un alleato prezioso per contrastare la minaccia nucleare della Corea del Nord e ha promesso pubblicamente via Twitter al presidente Xi Jinping di concedergli un accordo commerciale più favorevole, nel caso contribuirà a risolvere il caso Pyongyang. Che si tratti di una nuova minaccia, tesa a incrementare la pressione sui cinesi, affinché si sbarazzino quanto prima di Kim Jong-Un?

 

 

 

 

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Argomenti: Crisi materie prime, Economia USA, Economie Asia, Presidenza Trump, Rallentamento dell'economia cinese