La guerra al dollaro continua: i Brics creano riserve comuni per $100 miliardi

Nasce la banca di sviluppo dei Brics, i quali hanno costituito anche riserve comuni per 100 miliardi di dollari.

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I Brics, ossia Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica, hanno dato vita a una banca di sviluppo alternativa al Fondo Monetario Internazionale e alla Banca Mondiale, dal valore iniziale di 50 miliardi di dollari. Lo hanno stabilito i capi di stato e di governo dei cinque paesi membri, i quali hanno siglato l’intesa ieri a Fortaleza, nel nord-est del Brasile. I Brics hanno anche costituito riserve valutarie comuni per un controvalore di 100 miliardi di dollari, alle quali ciascun membro potrà attingere in caso di crisi della bilancia dei pagamenti. Nel dettaglio, la Cina potrà ottenere aiuti fino a 20,5 miliardi, Brasile, Russia e India fino a 18 miliardi ciascuno e il Sudafrica fino a 10 miliardi, in quest’ultimo caso, un importo doppio al contributo richiestogli.   APPROFONDISCI – Brics verso l’addio al Fondo Monetario e alla Banca Mondiale   Il ministro delle Finanze brasiliani, Guido Mantega, ha definito la costituzione delle riserve e della banca di sviluppo una sorta di assicurazione contro chi potrebbe speculare contro paesi che in teoria non avrebbero sufficienti meccanismi di difesa finanziaria. La sede della banca sarà a Shanghai, ma ogni altro partecipante ha ottenuto un contentino. L’India ha ottenuto la prima presidenza di turno con mandato quinquennale, mentre sarà brasiliano il primo presidente del consiglio di amministrazione. così come il Sudafrica otterrà una sede della banca in Africa. Infine, il primo direttore del board dei governatori sarà russo. Per quanto in rallentamento, le economie dei Brics crescono molto di più di quelle sviluppate: il loro pil aumenterà quest’anno del 5,4%, anche se nel 2007 la crescita era stata del 10,7%. Ma è raddoppiata dall’8% al 16% tra il 2001 e oggi la loro quota di export sul totale del pianeta. Si è appreso anche che al vertice, il presidente russo Vladimir Putin ha proposto la creazione di un fondo per le infrastrutture, che verosimilmente dovrebbe avviarsi l’anno prossimo.

La banca diverrà operativa con l’approvazione dei rispettivi parlamenti, che appare scontata.

Le frizioni con l’Occidente

La decisione di creare un organismo alternativo al Fondo Monetario Internazionale, in particolare, è dettata dalle numerose critiche che i Brics hanno esternato in questi anni all’indirizzo dell’istituto di Washington, accusato di dare poco spazio alle economie emergenti e di essere troppo imperniato su Europa ed USA.

Nel 2011, quando il direttore generale dell’FMI, Dominique Strauss-Kahn, fu arrestato e si dovette procedere alla sua sostituzione, i Brics reclamarono un loro uomo, ma in virtù di un patto sottinteso tra USA ed Europa nel Secondo Dopoguerra, la presidenza non poteva che andare a un altro europeo, mentre quella della Banca Mondiale è esclusiva degli americani. Pertanto, Mantega – candidato fino all’ultimo a successore di Strauss-Kahn – ha potuto affermare criticamente che la struttura della banca di sviluppo dei Brics è “abbastanza democratica”, perché darebbe tutto a tutti.

L’attacco al dollaro

Ma non si tratta solo di costruire istituzioni alternative a quelle dominanti degli ultimi 70 anni, quanto di affermare il ruolo delle economie emergenti e delle loro valute. Se la supremazia del dollaro è tenuta in vita, nonostante tutto, proprio dall’FMI, la nuova banca avrà l’obiettivo di creare un circuito alternativo, che faccia uso delle valute come yuan e rublo, affermando una realtà diversa da quella della superpotenza americana.   APPROFONDISCI – Russia, Putin ordina l’addio al dollaro. L’America trema   Spingono in tale direzione particolarmente Mosca e Pechino, con Putin che vorrebbe giungere al più presto a una de-dollarizzazione degli scambi asiatici, in modo da allentare la dipendenza dalla finanza USA e di dribblare le possibili conseguenze di sanzioni americane contro la sua economia, in seguito alla crisi ucraina. L’attacco al dollaro è partito da mesi, ma è alimentato dall’idiozia di una Federal Reserve che stampa biglietti verdi senza ritegno, mettendo in crisi la credibilità della divisa USA.   APPROFONDISCI – I Brics pronti a sostituire il dollaro. E anche la Francia attacca il biglietto verde  

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