Germania, Merkel e Schulz insieme nel prossimo governo degli arroccati

Aria di larghe intese in Germania tra centro-destra e sinistra moderata. Ma la soluzione rischia di essere positiva solo per allontanare le elezioni anticipate.

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Aria di larghe intese in Germania tra centro-destra e sinistra moderata. Ma la soluzione rischia di essere positiva solo per allontanare le elezioni anticipate.

Si torna alla Grosse Koalition in Germania, anzi si rimane così come si è già, visto che il governo uscente della cancelliera Angela Merkel risulta già formato dall’alleanza tra cristiano-democratici e socialdemocratici. Alla fine, il prossimo esecutivo vedrà solo un rimpasto di ministeri tra le due formazioni, essendo definitivamente tramontata l’ipotesi di una coalizione “Giamaica”, ovvero che si regga su una maggioranza composta tra conservatori, liberali e Verdi. I secondi hanno rifiutato di appoggiare il quarto governo Merkel per le distanze registrate in sede di trattative.

Ad avallare l’inizio del negoziato con il partito di Martin Schulz è stato l’alleato della cancelliera, il governatore della Baviera, Horst Seehofer, che ha dichiarato che una coalizione con l’SPD sarebbe preferibile all’ipotesi Giamaica. E nei giorni scorsi, con un repentino mutamento di vedute, frutto di pressioni del presidente Frank-Walter Steinmeier, il segretario socialdemocratico e sfidante di Frau Merkel, Martin Schulz, ha avvertito che qualsivoglia esito delle trattative verrà sottoposto al voto della base. Se non scontato, questo dovrebbe sancire la permanenza dell’SPD al governo. (Leggi anche: La crisi politica in Germania si aggraverà con le larghe intese)

Grosse Koalition nascerà politicamente debole

Insieme, le due formazioni (tre, considerando l’ala bavarese della CSU) avrebbero una maggioranza più che sufficiente al Bundestag, ovvero 408 su 709 seggi. Ma per capire che la soluzione sia solamente una pezza a una crisi politica tutt’altro che risoltasi con il mantenimento dello status quo bisogna ascoltare le parole di Volker Bouffier, governatore conservatore dell’Assia, che ha messo in chiaro come gli alleati-avversari non potranno ottenere il 100% delle richieste, disponendo di appena il 20% dei voti.

E quali sarebbero queste richieste dell’SPD, per la verità presa alla sprovvista dal precipitare delle trattative tra conservatori, liberali e Verdi? Miglioramento dell’assistenza sanitaria pubblica per porre fine al ricorso ai servizi privati, aumento delle pensioni e imposta patrimoniale per finanziare il taglio delle tasse sui redditi più bassi.

La Merkel sostiene che la Grosse Koalition sarà possibile su un programma di mantenimento del pareggio di bilancio e su politiche favorevoli alle imprese. Insomma, ha messo le mani avanti sulla tentazione dell’SPD di spostare troppo a sinistra il suo ultimo governo. Stando a un sondaggio Emnid, il 52% dei tedeschi sarebbe favorevole alle larghe intese, il 39% contrario. Date le premesse, parrebbe che la cancelliera l’abbia sfangata anche stavolta. In fondo, la Germania non gradisce l’instabilità e alla fine anche i sostenitori più malpancisti del centro-destra se ne faranno una ragione. (Leggi anche: Perché l’era Merkel è già finita e cosa c’è dietro)

Rischio di emorragia elettorale a destra

Eppure, di motivi per stare allegri i due schieramenti ne avrebbero pochi. Se la CDU-CSU disporrebbe oggi esattamente degli stessi consensi ottenuti alle elezioni federali di due mesi fa (33%), l’SPD guadagnerebbe un punto rispetto alla precedente rilevazione, attestandosi al 22%. Ma quale sarà il programma su cui convergeranno conservatori e sinistra moderata? Vietato saperlo, forse lo conosceremo tra un mese o a inizio 2018. L’unica certezza è che la cancelliera dovrà concedere qualcosa e l’SPD otterrà solo parte di quello che chiederà. La coperta è corta per tirarla da entrambi i lati. Alla fine, ne uscirà un esecutivo sostanzialmente centrista, pro-business ma non troppo, europeista ma non à la Macron, sociale quanto basta. Esso si esporrà alle critiche di destra e sinistra al Bundestag, ma stavolta scoprendosi forse più sul fronte occupato da liberali ed euro-scettici, che nel complesso adesso detengono oltre 170 seggi e un quarto dei consensi.

I due partiti al governo posseggono consensi ai minimi da 70 anni. Rispetto al 2013, hanno perso qualcosa come 13 punti percentuali, che sono andati a finire proprio a AfD e FDP, che nel complesso hanno guadagnato 12 punti, diventando seconda e terza formazione al Bundestag, segno anche che l’elettorato tedesco si sia molto spostato a destra.

La Grosse Koalition appare più un ripiego per allontanare lo spettro delle elezioni anticipate che non la reazione politica di una classe dirigente in grado di fornire risposte al paese. Stando all’opposizione, i liberali intendono capitalizzare e incentivare la fuga dei consensi tra gli elettori conservatori, intimoriti perlopiù dall’alternativa populista ed euro-scettica dell’AfD, percepito come un partito della destra radicale. La Merkel rischia di lasciare ai successori un centro-destra senz’anima e con percentuali sempre più infime. Al prossimo giro, che non sarebbe necessariamente tra 4 anni, lo sfaldamento dei due schieramenti tradizionali potrebbe essere così accentuato, che le trattative verranno da questi subite e non più orchestrate per formare il nuovo governo. (Leggi anche: Euro-scettici in Germania sposteranno a destra la cancelliera Merkel)

 

 

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