La Grexit? Se ne riparlerà presto

La Grexit è stata evitata solo temporaneamente, ma il problema si riproporrà già nei prossimi mesi, quando la Grecia sarà stretta tra la recessione e la mancata realizzazione delle riforme.

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La Grexit è stata evitata solo temporaneamente, ma il problema si riproporrà già nei prossimi mesi, quando la Grecia sarà stretta tra la recessione e la mancata realizzazione delle riforme.

Fonti della Commissione europea hanno fatto sapere che il terzo bailout in favore della Grecia sarà messo a punto entro  il 17 agosto, quando saranno presumibilmente sborsati i primi aiuti, dopo i 7,16 miliardi del prestito-ponte erogato ieri e che ha reso possibile ad Atene rimborsare all’FMI gli arretrati e alla BCE i 4,2 miliardi in scadenza. Entro le prossime 4 settimane dovrebbero servire altri 5 miliardi per tamponare il fabbisogno finanziario.   APPROFONDISCI – La Grecia riceve il prestito-ponte e rimborsa l’FMI e la BCE  

Niente taglio debito Grecia

Il vice-presidente della Commissione, Valdis Dombrovskis, ha fatto presente che non saranno sganciati nuovi finanziamenti senza le riforme.

E il Parlamento ellenico dovrà varare entro domani, infatti, due misure volute dai creditori, ossia la riforma del codice civile e l’introduzione della legislazione europea sui salvataggi delle banche, il cosiddetto “bail-in”. La Germania non apre a un taglio del debito (“haicut”), ma si limita a chiarire che sarebbe possibile una ristrutturazione, nella forma di un allungamento delle scadenze e di un taglio degli interessi, ma solo dopo che il governo Tsipras avrà adempiuto agli impegni che si è assunto con il piano sottoscritto a Bruxelles.   APPROFONDISCI – Grecia: il Bundestag approva gli aiuti, ma in 60 nel partito della Merkel votano “nein”  

Elezioni Grecia e probabile nuova vittoria di Syriza

E’ probabile che a settembre o al più tardi ad ottobre, la Grecia torni al voto. Syriza si è divisa sul salvataggio, che è passato in Parlamento con i voti determinanti delle opposizioni. Stando ai sondaggi, però, nonostante il disastro negoziale del premier, il suo partito continuerebbe a riscuotere di gran lunga i maggiori consensi nel paese, accreditato di un ottimo 42,5%, ossia 6 punti percentuali in più di quanto ottenne alle elezioni di fine gennaio, in grado, in teoria, di raggiungere la maggioranza assoluta dei seggi anche senza allearsi con altre formazioni. Dunque, piaccia o meno a Bruxelles, sembra che ad Atene continuerà ad esserci un governo di estrema sinistra anche nel prossimo futuro. Se è così, non si vede come possa essere realizzato un piano di austerità e di riforme, che rappresenta l’esatto contrario di quanto sostenuto dalle istanze di Syriza.

Per quanto questa potrebbe uscire dal voto anticipato in una dimensione più moderata, avendo tagliato fuori con ogni probabilità l’ala più radicale, resta il fatto che sembra poco credibile che Alexis Tsipras si faccia esecutore di un maxi-piano di privatizzazioni da 50 miliardi di euro, pari a oltre un quarto del pil, che i creditori europei ritengono preliminare per l’erogazione degli aiuti, servendo da garanzia per i rimborsi.   APPROFONDISCI – Grecia, niente larghe intese. Tsipras vuole le elezioni anticipate il 13 settembre  

Si riparlerà di Grexit con mancate riforme

E ancora: è credibile che Tsipras taglierà incisivamente la spesa pubblica, in modo da centrare i target sull’avanzo primario, pur dovendo attraversare altri 2 anni di profonda recessione dell’economia, come previsto dalla Commissione? Se si piegasse ai desiderata della Troika (UE, BCE e FMI), che è già tornata nelle forme più contestate proprio da Syriza, quale sarebbe agli occhi degli elettori la differenza tra lui e un Samaras? Certo, il cedimento totale di una settimana fa farebbe supporre che aldilà della tattica negoziale improntata allo sfinimento delle trattative e ai toni duri, Tsipras farebbe di tutto per preservare la permanenza della Grecia nell’euro, cosa che vuole il 70% dei greci, stando ai sondaggi. Ma di mese in mese sarà sempre più difficile tenere insieme le due istanze contrapposte. Ad un certo punto, il governo di Atene dovrà decidere quale sia la vera nuova “linea rossa” invalicabile. Già in autunno, dopo le elezioni anticipate molto probabili, si tornerà a parlare di Grexit, quando si avvertirà che Syriza non ha alcuna intenzione di trasformarsi in un Pasok un pò più cocciuto. A quel punto, non basteranno i buoni propositi di Jean-Claude Juncker, né le dichiarazioni di pathos del governo francese ad evitare che si ponga la questione di come gestire l’uscita di Atene dall’euro.   APPROFONDISCI – La Grecia ci costa 520 miliardi, quasi 3 volte il suo pil. Era meglio la Grexit?  

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