La Grexit divide la Germania, ecco perché la Merkel vuole tenere la Grecia nell’euro

Il governo tedesco è diviso tra la linea morbida della cancelliera Angela Merkel e quella dura del ministro delle Finanze, Wolfgang Schaeuble sulla Grecia. La prima ritiene di avere più di una ragione per temere la Grexit.

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Il governo tedesco è diviso tra la linea morbida della cancelliera Angela Merkel e quella dura del ministro delle Finanze, Wolfgang Schaeuble sulla Grecia. La prima ritiene di avere più di una ragione per temere la Grexit.

Siamo quasi al termine del tempo indicato dalla cancelliera tedesca Angela Merkel e dal presidente francese François Hollande alla Grecia, entro il quale dovrà essere trovato un accordo con i creditori pubblici (UE, BCE e FMI), ma l’intesa non appare vicina. Nella migliore delle ipotesi, ad Atene sarebbe concesso un prestito-ponte, sufficiente ad evitare il default a giugno, ma che riproporrebbe lo stesso scenario di crisi di liquidità tra luglio e agosto. E così, l’ipotesi che la Grecia sia costretta a dichiarare bancarotta e quella di un’uscita dall’euro iniziano a prendere piede tra gli analisti e i governi europei, che sinora avevano escluso perlomeno la seconda. La Germania è il contraente forte dell’Eurogruppo, tanto che è ad essa che il premier Alexis Tsipras si rivolge con chiamate dirette alla cancelleria ogni volta che il negoziato sembra che stia per naufragare, pur avendo vinto le elezioni di fine gennaio su proclami anti-tedeschi, tanto che Frau Merkel era stata definita dallo stesso “il politico più pericoloso d’Europa”.

Su Grecia divisioni tra Merkel e Schaeuble

Non poteva immaginare che oggi la cancelliera “di ferro” sia a Berlino (e forse non solo) il suo più prezioso alleato contro lo scenario di una Grexit. Il quotidiano tedesco Die Welt riporta oggi sulle divisioni all’interno del governo federale sul caso Grecia tra di lei e il suo ministro delle Finanze, Wolfgang Schaeuble. Quest’ultimo non ha escluso nelle passate settimane che Atene indica un referendum sui termini dell’accordo con Bruxelles, un’opzione non gradita, invece, proprio alla cancelliera, che teme un voto pro o contro l’euro.   APPROFONDISCI – La Grecia verso un referendum sull’accordo con l’ok dell’Eurogruppo. Che farà la BCE?   Schaeuble si è mostrato più volte molto scettico sulle probabilità che i greci possano restare nell’euro e che il governo Tsipras possa realizzare le riforme richieste dalla ex Troika. Per questo, ha ribadito in più occasioni di non temere una Grexit e che l’Eurozona sarebbe sufficientemente resistente all’onda d’urto di una sua rottura. Non solo, egli ritiene che escludere a priori l’uscita dall’euro della Grecia, come fa il presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker, indebolisca la posizione negoziale dell’Eurogruppo, perché equivarrebbe ad ammettere che i governi dell’Eurozona si fermerebbero fino a un attimo prima che Atene precipiti nel baratro.   APPROFONDISCI – Grecia, la Germania rilancia la moneta parallela: faccia come il Montenegro   La Merkel, al contrario, non vuole la Grexit, che rappresenterebbe il fallimento politico dell’euro, fortemente voluto e sostenuto dai tedeschi. Considera, poi, la Grecia come un paese al limite tra l’Europa del Mediterraneo e l’Asia. Guarda con sospetto ai forti legami politici tra il governo Tsipras e la Russia, che vanno anche oltre la storica vicinanza culturale tra i due paesi di religione ortodossa. Teme che Russia, Cina e USA possano approfittare delle difficoltà dei greci per rimpiazzare l’Europa, salvarli dal fallimento, sfruttando Atene per espandere la loro influenza nell’area. E tutto questo, spiega la cancelliera ai suoi, per qualche miliardo di euro.   APPROFONDISCI – Grecia, ecco la minaccia di Tsipras che sta allarmando l’Europa e gli USA  

Quale linea prevarrà in Germania?

Guardando ai numeri al Bundestag, anche godendo dell’appoggio di buona parte dei deputati conservatori, Schaeuble non riuscirebbe ad imporre la sua linea al governo tedesco.

La Merkel avrebbe il sostegno anche degli alleati socialdemocratici, favorevoli a una linea “morbida” con Tsipras. Tuttavia, non sembra realistico pensare che la cancelliera spacchi il suo partito, facendosi sostenere da un avversario, temporaneamente alleato nel governo di Grosse Koalition.
Inoltre, Schaeuble viene considerato una “volpe” della politica, sapendosi non solo muovere bene tra i banchi dei deputati, ma essendo anche vicino all’FMI, di cui inizialmente aveva osteggiato nel 2010 il coinvolgimento nella crisi del debito sovrano esplosa nell’Eurozona, ma che oggi vede come alleato nella linea dura contro il governo greco. Quale delle due posizioni prevarrà in Germania non è scontato. La cancelliera avrebbe maggiori poteri e influenza per dettare la linea, ma le sarebbe politicamente molto rischioso spendersi per un accordo di corto respiro con Atene, che sarebbe seguito tra qualche mese da nuove infinite trattative e magari dalla necessità di mettere in piedi un terzo salvataggio, stimato in almeno 50 miliardi, di cui i contribuenti tedeschi si addosserebbero l’onere maggiore. Infine, a fronte del rischio di vedere scivolare la Grecia nelle braccia di Putin o degli americani, Berlino avrebbe oggi l’occasione irripetibile di “sbarazzarsi” dei greci una volta per tutte. Gli altri governi, compresi quelli del Sud Europa, che finora avevano sempre guardato con allarme all’ipotesi di una Grexit, adesso non la temono e la ritengono un’opzione al pari delle altre. Tanto più che con l’ascesa di Podemos in Spagna, si rischia di trovarsi tra qualche mese ad ingaggiare una battaglia su due fronti. Meglio lanciare un segnale e impedire che sentimenti anti-euro ed anti-austerity attecchiscano in altre realtà.   APPROFONDISCI – La UE si prepara alla Grexit, la conferma arriva anche dal governo Renzi  

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