La Grecia verso un nuovo taglio del debito? Ecco le richieste

La Grecia si prepara a chiedere all'Eurogruppo un secondo taglio del debito a carico dei creditori pubblici, da attuarsi tramite un abbassamento degli interessi e un allungamento delle scadenze.

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All’Eurogruppo di oggi, il ministro delle Finanze della Grecia, Yannis Stournaras, si potrà presentare forte di alcuni dati: nel primo trimestre di quest’anno, il deficit è stato di soli 448 milioni di euro, contro gli 1,35 miliardi dello stesso periodo del 2013. E Atene ha chiuso già il bilancio 2013 con un avanzo primario (al netto delle spese per interessi) di 1,54 miliardi, il doppio delle previsioni.

 

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Secondo Stournaras, la Grecia avrebbe già raggiunto gli obiettivi fiscali di risanamento per l’85%, anche se restano altri passi da compiere.

Per contro, altri dati suggerirebbero che il debito ellenico non sia sostenibile, ammontando a 320 miliardi di euro, pari al 175% del pil. Per questo, il ministro, alla vigilia delle elezioni europee del 25 maggio, si presenterà a Bruxelles con alcune richieste per nulla gradite dai creditori e, in particolare, dalla Germania di Angela Merkel, che tutto può permettersi, tranne che di mostrarsi agli elettori tedeschi remissiva a meno di tre settimane dal voto.

 

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Le richieste di Atene

La Grecia ha ottenuto nel maggio 2010 aiuti bilaterali per 52,9 miliardi di euro, mentre tramite il fondo Efsf ha ricevuto altri 133,6 miliardi. In media, i primi hanno durata di 17 anni, i secondi di 30 anni. Atene vorrebbe allungare le scadenze a 50 anni. Allo stesso tempo, il governo Samaras vorrebbe rinegoziare i termini degli accordi sugli interessi: se già a fine 2012 ha ottenuto un abbassamento da 150 a 50 punti base sopra i tassi Euribor a tre mesi (pari a un tasso attualmente dello 0,83%), adesso chiede un nuovo taglio di 50 punti base, in modo da sopperire al previsto aumento dei tassi Euribor.

In più, chiederebbe per i prestiti bilaterali un periodo di grazia di 10 anni, così com’è già stato concesso per i prestiti Efsf.

 

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Bruxelles ha già rivisto in peggio l’obiettivo fiscale: dal precedente target di un debito pubblico sotto il 110% del pil entro il 2022 si è giunti all’attuale 112%. Inutile dire che parliamo di dati del tutto irrealistici, anche ipotizzando che la Grecia torni sin da subito a una crescita vigorosa da qui ai prossimi 8 anni e che raggiunga il pareggio di bilancio. Abbattere di oltre 60 punti percentuali il rapporto tra debito e pil in 8 anni sembra pura fantasia.

Eppure, la Troika (UE, BCE e FMI) ha già fatto la sua parte. Difficile, anche per questioni più squisitamente politico-elettorali, che i governi europei possano accettare un taglio del debito, cosa che colpirebbe direttamente le loro finanze. Ma di questo si sta discutendo. D’altronde, un secondo “haircut” sui titoli in mano ai privati è da escludere, avendo già dato gli investitori. A questo punto, saranno chiamati a pagare la BCE e i creditori pubblici. Dopo il 25 maggio, iniziamo a prepararci a nuove tensioni politiche tra Berlino e Atene.

 

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