La Grecia verso l’uscita dall’euro, Dijsselbloem: possibile anche il modello Cipro

Grave la crisi di liquidità in Grecia, che sarebbe avviata ad uscire dall'euro. A Bruxelles s'ipotizza anche l'applicazione iniziale del modello Cipro.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Grave la crisi di liquidità in Grecia, che sarebbe avviata ad uscire dall'euro. A Bruxelles s'ipotizza anche l'applicazione iniziale del modello Cipro.

La crisi di liquidità della Grecia peggiora di giorno in giorno. E’ una consapevolezza di tutti in Europa e nonostante le smentite del governo Tsipras sull’impossibilità di onorare le scadenze verso i creditori e i pagamenti di stipendi pubblici e pensioni, lo ha ammesso lo stesso presidente dell’Eurogruppo, l’olandese Jeroen Dijsselbloem, il quale, in un’intervista in patria, ha dichiarato nelle scorse ore che l’uscita della Grecia dall’euro non sarebbe l’unica soluzione o quella immediata, perché si potrebbe adottare anche il modello Cipro. Dijsselbloem ha sostenuto la possibilità che anche ad Atene s’introducano restrizioni ai movimenti dei capitali, come avvenne nel 2013 sull’isola di Cipro, in cui le banche hanno goduto di un periodo di limitazioni del ritiro dei risparmi, con il risultato che ancora oggi sta nell’Eurozona. Lo stesso ha avvertito che l’euro non è un sistema di cambi fissi, ma una moneta unica e che se la Grecia tornasse alla dracma, ci sarebbero gravi conseguenze sull’Eurozona. Ma da Bruxelles non si usano più mezze frasi per dipingere la gravità della crisi greca. Se il presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker, all’inizio della settimana dichiarava di non prendere nemmeno in considerazione l’ipotesi di una Grexit, non sembra pensarla così il suo commissario agli Affari monetari, il francese Pièrre Moscovici, peraltro non un fautore delle politiche di austerità, il quale ha affermato che la Grecia non sarà trattenuta nell’euro a ogni costo e che si dovrà trovare un accordo accettabile per entrambe le parti, che un eventuale terzo salvataggio dovrà essere diverso dai precedenti.   APPROFONDISCI – Morgan Stanley, le previsioni sulla Grecia: dall’uscita dall’euro alla “staycation”  

Default Grecia non escluso

In Grecia, c’è paura tra la popolazione, incerta se il governo riuscirà a pagare 1,5 miliardi di euro a marzo tra stipendi pubblici e pensioni. Qualcuno dubita che questi pagamenti, così come le spese più spiccatamente sociali, possano essere sacrificate per rimborsare i prestiti in scadenza. La crisi fiscale è più grave delle attese: tra gennaio e febbraio, le entrate sono state inferiori di 2,5 miliardi rispetto al primo bimestre dello scorso anno, riducendo l’avanzo primario e facendo registrare un deficit, anziché un surplus, com’era accaduto un anno fa.   APPROFONDISCI – La Grecia è a un passo dal default, l’uscita dall’euro sarebbe questione di tempo   Già dopodomani il governo dovrà sborsare 2 miliardi per vari prestiti in scadenza. I pagamenti dovrebbero essere onorati, ma attingendo ai fondi pensione e probabilmente anche a parte dei 10 miliardi che il governo tiene depositati presso il sistema bancario, di cui 3,4 presso la Banca di Grecia, ma a costo di ridurre ulteriormente la liquidità disponibile delle banche greche. Ieri, Tsipras ha chiesto un vertice a 5 d’urgenza a Bruxelles con Angela Merkel, François Hollande, Mario Draghi, Jean-Claude Juncker e il presidente della UE, Donald Tusk. Pare che si potrebbe optare solo per una videoconferenza al margine del vertice europeo di domani sull’Ucraina, segnale che non ci sarebbero sostanziali passi in avanti nelle trattative politiche.

La Merkel preoccupata

La gravità è tale che la cancelliera Angela Merkel ha preso il telefono e ha invitato il premier Alexis Tsipras a Berlino per un colloquio bilaterale, nonostante finora non vi siano stati meeting ufficiali tra i due. Ieri, la cancelliera ha avuto un incontro con il governatore della BCE, Mario Draghi, a Francoforte, durante il quale è stato affrontato con preponderanza proprio il problema di Atene.   APPROFONDISCI – Grecia, i tedeschi la vogliono fuori dall’euro; sale la tensione tra Atene e Berlino   Draghi non intende innalzare il tetto massimo dei 15 miliardi che Atene potrebbe emettere in T-bills, così come potrebbe non concedere più nuova liquidità alle banche greche con i fondi ELA, perché si teme che questi si traducano in un finanziamento indiretto del debito pubblico ellenico, pratica vietata dai Trattati. La scorsa settimana, Francoforte ha alzato il tetto dei fondi ELA di 600 milioni a 69,4 miliardi. Stando ad alcune fonti anonime, le banche elleniche disponevano ancora di 3,5 miliardi di margine. Il timore è che i risparmiatori greci stiano accelerando il ritmo con cui ritirano ogni giorno i loro depositi dalle banche, aggravando la loro crisi di liquidità. Se il trend dovesse peggiorare, magari dopo che si sarà conclamato nel fine settimana il nulla di fatto dei colloqui tra Atene e Bruxelles, il governo Tsipras potrebbe introdurre limitazioni ai movimenti finanziari, ponendo un tetto all’uso di bancomat e carte di credito e al trasferimento dei capitali all’estero. Sarebbe il primo passo verso l’uscita dall’euro.   APPROFONDISCI – Unicredit: la Grecia si prepari a uscire dall’euro, pessimismo su Tsipras    

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