La Grecia verso il default, ecco la vendetta di Tsipras contro l’Europa senza l’accordo

Mentre il default della Grecia si avvicina, il governo Tsipras potrebbe passare all'attacco e dare vita ad azioni ritorsive contro l'Eurozona. Ecco gli scenari più drammatici.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Mentre il default della Grecia si avvicina, il governo Tsipras potrebbe passare all'attacco e dare vita ad azioni ritorsive contro l'Eurozona. Ecco gli scenari più drammatici.

Il premier Alexis Tsipras riferirà in Parlamento oggi con un’informativa d’urgenza sul negoziato tra la Grecia e l’Eurogruppo del fine settimana appena trascorso. Stando alla stampa ellenica, le modalità di convocazione dei deputati farebbero presagire un esito drammatico delle trattative in corso per ricevere gli aiuti necessari ad evitare il default e la conseguente uscita dall’euro. La lista delle riforme che il governo greco avrebbe dovuto presentare entro oggi sarebbe stata inviata solo in formato elettronico a Bruxelles e in lingua greca, segnale non distensivo. E dai primissimi accertamenti, un funzionario europeo l’avrebbe giudicata “molto vaga e insufficiente”, tanto che la discussione potrebbe essere rinviata a dopo Pasqua, non prima del 6 di aprile. Il punto è che già il 14 aprile Atene dovrà affrontare la più importante scadenza del mese, il rinnovi di T-bills per 1,4 miliardi di euro. Già dopodomani, la BCE si riunirà per decidere se alzare o meno il tetto dei fondi ELA, la liquidità di emergenza che la Banca di Grecia può erogare alle banche nazionali, dietro autorizzazione di Francoforte. La scorsa settimana, il limite è stato alzato di 1,2 miliardi a 71 miliardi, ma senza un’intesa tra le parti, frustrata per un accordo che viene rinviato di settimana in settimana, Mario Draghi potrebbe lasciare invariato il tetto, segnalando al governo Tsipras che non sosterrà più il sistema bancario ellenico se l’atteggiamento di Atene resterà questo.   APPROFONDISCI – Grecia, dalle banche ritirati 23,8 miliardi in 3 mesi e ad aprile è rischio crac   Mentre ciascuna parte cerca di valutare fino a quale punto l’altra sia disposta a tenere duro, il governatore della Bundesbank, Jens Weidmann, esterna il timore che serpeggia tra i governi europei e la Commissione di Bruxelles, ossia che non solo la Grecia esca dall’euro, ma che lo faccia in modo disordinato.   APPROFONDISCI – Allarme Grecia, l’accordo non c’è: scontro con Bruxelles su tagli a pensioni, IVA e IMU  

Default Grecia e uscita disordinata dall’euro

In effetti, mentre il mercato stima al 72% il rischio default da qui ai prossimi 5 anni (era al 67% a inizio marzo), in mancanza di un accordo Tsipras e il suo governo, scrutato l’inevitabile, potrebbero decidere di portare il paese negli abissi senza alcuna manovra, dichiarando default sui debiti verso l’FMI (458 milioni già in scadenza a inizio aprile) e presentandosi a Bruxelles con l’arma di ricatto di una Grexit disordinata. Non solo: al fine di onorare le scadenze verso i creditori privati (T-bills) e di riuscire a pagare stipendi pubblici e pensioni, la Grecia potrebbe optare per l’emissione di nuovi titoli di stato, in barba al divieto della BCE, di fatto costringendo quest’ultima ad assumere iniziative drastiche contro Atene: la cacciata dall’Eurozona.   APPROFONDISCI – Grecia, Varoufakis attacca Draghi: ci toglie il respiro. Ma ecco perché la BCE gli serve   Non essendo un processo coordinato, ma frutto di un incidente causato dalla rabbia, i mercati finanziari entrerebbero in fibrillazione e ciò non dispiacerebbe ad Atene quale vendetta contro i creditori pubblici. Nel frattempo, Atene si avvicinerebbe sempre più alla Russia di Vladimir Putin in funzione anti-UE e la sua stessa permanenza nella NATO verrebbe messa in dubbio dall’amministrazione americana, gettando nel caos Bruxelles, la quale si troverebbe paralizzata e divisa (serve l’unanimità in politica estera) nell’adottare nuove sanzioni contro Mosca.

Referendum euro Grecia

L’alternativa formalmente meno drammatica, ma ugualmente nella sostanza, sarebbe di rivolgersi al popolo greco. Già oggi, presentandosi in Parlamento, Tsipras potrebbe invocare un referendum sull’euro, in modo che siano i greci a scegliere se vogliano o meno fare altri sacrifici per restare nel club della moneta unica. Il governo greco guadagnerebbe almeno un mese di tempo, dato che il negoziato sarebbe sospeso per tutto il tempo della campagna referendaria, mentre i mercati bombarderebbero la Borsa di Atene e colpirebbero di striscio anche le piazze finanziarie europee. Se ad oggi appare scontata una vittoria dei pro-euro, i toni delle settimane precedenti al voto e i termini con cui la proposta fosse tenuta potrebbero mutare il quadro, specie se l’appuntamento fosse trasformato in una battaglia contro la Germania, la sua austerità e per la rivendicazione dell’orgoglio nazionale.   APPROFONDISCI – La Grecia indirà un referendum sull’euro in primavera? Ecco perché Tsipras lo vuole    

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Argomenti: Default Grecia, Economie Europa, Grexit