La Grecia va verso le elezioni anticipate. Il governo teme il no della Troika agli aiuti

Uno scandalo di presunta corruzione e l'offerta di elezioni prima della scadenza da parte del premier indurrebbero a pensare che la Grecia stia scivolando verso il voto anticipato, quale che sia l'esito degli scrutini per eleggere il nuovo capo dello stato. Si teme che la Troika con conceda gli ultimi aiuti al paese.

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Due importanti novità sul piano politico sono arrivate negli ultimi giorni dalla Grecia, dove il Parlamento è alle prese con l’elezione del capo dello stato. Ed entrambe vanno nella direzione di suggerire che le elezioni anticipate ci potrebbero essere quasi certamente, anche se sui tempi si starebbe discutendo. La prima è cronaca giudiziaria: il deputato di Greci Indipendenti, Pavlos Haikalis, ha dichiarato pubblicamente di avere consegnato un paio di settimane fa al procuratore di Atene una registrazione, nella quale si proverebbe il tentativo da parte del governo Samaras di corromperlo per un totale di 3 milioni di euro, in cambio del suo voto in favore di Stavros Dimas, il candidato del premier alla presidenza. Nel dettaglio, 700 mila euro gli sarebbero stati offerti cash, il resto in contratti pubblicitari (l’uomo è un attore) e in forma di estinzione di prestiti. Il giornalista d’inchiesta Kosta Vaxevanis ha aggiunto che il corruttore sarebbe dell’ambiente del governo Papandreou (2009-2011), “uno che ha lavorato per una banca greca e tedesca”. Il governo ha respinto le accuse e ha invitato Haikalis a mostrare pubblicamente le prove. Seconda novità: il premier Antonis Samaras ha aperto a Greci Indipendenti, una formazione di centro-destra, nata dalla scissione dal suo partito, Nuova Democrazia, invitandola ad entrare nel governo di coalizione con sé e i socialisti, offrendo in cambio la certezza di elezioni anticipate (nelle scorse settimane si era parlato di settembre 2015), rispetto alla scadenza naturale della primavera del 2016. Il voto, però, non sarebbe immediato, ma solo successivamente al rilascio della Troika (UE, BCE e FMI) dell’ultima tranche di aiuti per 7 miliardi di euro.   APPROFONDISCI – La Grecia è più vicina alle elezioni anticipate, ma cambierebbero davvero qualcosa?  

Scontro con la Troika

La Troika ha concesso alla Grecia due mesi in più di tempo per varare le misure richieste al governo, ossia maggiori risparmi per 2,5 miliardi e riforme strutturali, specie di liberalizzazione.

Il termine è stato così prorogato dal 31 dicembre al 27 febbraio. Se entro quella data non si troverà un accordo, l’ultima tranche del piano di assistenza di 240 miliardi non sarà erogata e la Grecia rischierebbe una crisi finanziaria per assenza di liquidità utile al pagamento degli stipendi pubblici e delle pensioni. E il cambio di governo non gioverebbe a una soluzione, sia perché i tempi tecnici per formare un nuovo esecutivo andrebbero oltre la scadenza di febbraio, sia anche perché al potere potrebbe arrivare Syriza, l’estrema sinistra contraria alle politiche di austerità e che chiede un condono del debito.   APPROFONDISCI – Grecia, Tsipras chiede la ristrutturazione del debito all’Europa   Dunque, il premier sembra disperato, tanto da accettare l’ipotesi di elezioni anticipate, magari a marzo o in aprile, ma pur sempre in largo anticipo sulla scadenza naturale. La mossa gli potrebbe servire per mettere sotto scacco la Troika, spingendola ad erogargli i 7 miliardi senza troppe pretese in piena campagna elettorale, dato che l’alternativa per i creditore sarebbe di trovarsi come contro-parte un debitore molto meno disponibile.   APPROFONDISCI – La Grecia si gioca il futuro nell’euro. Ecco i numeri da tenere sott’occhio stasera  

Lo scenario Cipro

E’ proprio lo scenario temuto da Goldman Sachs, ossia una nuova Cipro, con i creditori della BCE a chiudere i rubinetti della liquidità alle banche greche, costrette a un lungo weekend di pausa e a prelievi razionati, per impedire l’assalto agli sportelli e la fuga all’estero dei capitali. Per onestà, va detto che nemmeno Alexis Tsipras, leader di Syriza, se diventasse premier, non avrebbe alcuna convenienza ad alzare il livello dello scontro con l’Europa e il Fondo Monetario Internazionale, in quanto il taglio della liquidità e la fuga dei capitali non farebbero che devastare l’economia nazionale e portare la Grecia al collasso finanziario, all’uscita dall’Eurozona e a scene di vera miseria, più di quanto non si siano viste già fino ad oggi. Domani è prevista la seconda votazione per il capo dello stato. Servono ancora 200 voti su 300. Quasi certamente servirà lo scrutinio del 29, terzo e ultimo, prima dell’eventuale scioglimento del Parlamento. Sarà interessante capire se i favorevoli a Dimas saranno di più dei 160 della prima votazione del 17 e nel caso, quanti di più. Di certo, che sia vero o meno, lo scandalo sulla presunta corruzione ordita dal governo potrebbe indurre gli indecisi a non votare per Dimas, temendo di finire nell’occhio del ciclone dell’opinione pubblica e di essere coinvolti in guai giudiziari.   APPROFONDISCI – Goldman Sachs allarmato sulla Grecia: non temiamo le elezioni, ma il prelievo forzoso      

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