Il debito della Grecia sarà ristrutturato con il cap

Il debito pubblico della Grecia potrebbe essere rinegoziato tra poche settimane. Avanza l'ipotesi del cap al costo del servizio annuo, ma c'è anche altro.

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Il debito pubblico della Grecia potrebbe essere rinegoziato tra poche settimane. Avanza l'ipotesi del cap al costo del servizio annuo, ma c'è anche altro.

Intervenendo da Lima, Perù, dove ha partecipato all’Annual Meetings dell’FMI, il presidente dell’Eurozona, Jeroen Dijsselbloem, non si è sottratto alle domande dei giornalisti sulla possibile ristrutturazione del debito pubblico della Grecia, sostenendo che tra i creditori europei vi sarebbe già un accordo sul metodo da seguire. Presupposto fondamentale per l’avvio della discussione, ha ribadito, è il giudizio positivo dell’esame sulle prime riforme attuate dal governo Tsipras, come chiesto dalla Troika (UE, BCE e FMI), cosa che avverrà entro le prossime settimane.

Limite al costo del debito

Stando alle dichiarazioni di Dijsselbloem, peraltro non una novità assoluta. date le indiscrezioni dei mesi scorsi. i governi dell’Eurozona avrebbero preso in considerazione l’ipotesi di porre un tetto al costo del servizio sul debito ellenico, che in rapporto al pil non dovrebbe mai superare il 15% ogni anno. Ma lo stesso numero uno dell’Eurogruppo ha ammesso che l’FMI valuterebbe troppo alta tale soglie, chiedendo che sia abbassata al 10%. Se tale valutazione verrà formalizzata, ha spiegato, sarà oggetto di discussione al tavolo delle trattative. Il ministro delle Finanze olandese ritiene, infatti, che più che il peso del debito in sé, che quest’anno dovrebbe superare il 180% del pil per l’FMI, è  il costo del servizio a impattare negativamente sull’economia. Per questo, occorrerebbe porre un limite, in modo da legarlo agli sviluppi del pil: più crescita vi sarà, maggiore potrebbe essere il costo massimo sostenibile dalla Grecia. A tale proposito, egli chiarisce come non dovrebbero verificarsi, secondo le stime della Commissione europea, problemi di sostenibilità entro i prossimi 15 anni, nel senso che il limite suddetto del 15% non dovrebbe essere superato. Ecco, quindi, che Dijsselbloem non crede che vi sia bisogno di un’azione immediata, limitandosi ad aprire a una verifica sui dati da qui ai prossimi 30 anni. Non pare nemmeno ipotizzabile, poi, che Atene possa raggiungere il target di un rapporto debito/pil al 1 20% entro 2022.

Salvataggio Grecia: l’FMI partecipa o no?

Ricorda, inoltre, come il costo del debito contratto da Atene con l’FMI sia 4 volte superiore a quello concesso dall’Eurozona e che il terzo bailout da 86 miliardi mira anche a ridurre l’indebitamento ellenico verso l’FMI.

Quest’ultimo non ha ancora sciolto la riserva sulla sua partecipazione al nuovo salvataggio della durata di 3 anni, ma ha posto una condizione sine qua non, ribadita anche ieri dal direttore generale Christine Lagarde: senza una rinegoziazione del debito, l’istituto non ritiene che il debito sia sostenibile e, quindi, non potrebbe partecipare al salvataggio. Attualmente, la Grecia non deve rimborsare al suo principale creditore, l’Eurozona, il debito contratto, né gli interessi fino al 2022. Successivamente, non solo dovrà iniziare a farlo, ma dovrà anche pagare gli interessi non sborsati durante il periodo di grazia. Per quanto questi siano di appena l’1%, la metà della media pagata dalla Germania sul suo debito, i versamenti retroattivi spingono il costo del servizio in rapporto al pil. Di conseguenza, tra le varie soluzioni s’ipotizzano un allungamento del periodo di grazia a 30 anni, oltre a un allungamento anche delle scadenze, che oggi si attestano mediamente tra i 31 e i 32 anni. Sarebbe un condono di fatto, ma guai a chiamarlo così.    

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