Recessione in Grecia ritorna e allontana la rinegoziazione del debito

La Grecia è tornata in recessione per la quarta volta dal 2009. Adesso, ottenere la rinegoziazione del debito in mano ai creditori pubblici diventa più difficile.

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La Grecia è tornata in recessione per la quarta volta dal 2009. Adesso, ottenere la rinegoziazione del debito in mano ai creditori pubblici diventa più difficile.

Soltanto qualche giorno fa vi davamo conto dei guadagni a doppia cifra realizzati virtualmente dai detentori dei titoli di stato della Grecia, grazie al loro rally sul mercato secondario nelle ultime settimane, a sua volta alimentato dall’ottimismo sull’accordo con i creditori pubblici e le maggiori probabilità che Atene ottenga dal prossimo autunno la ristrutturazione del suo immenso debito pubblico.

Ma le buone notizie non sono frequenti per i greci da anni, la cui economia si è contratta nel primo trimestre dello 0,1% rispetto ai tre mesi precedenti e dello 0,5% su base annua. Poiché nell’ultimo trimestre del 2016 si era già registrato un calo del pil dell’1,2%, tecnicamente la Grecia è tornata in recessione per la quarta volta in nove anni. Gli analisti si aspettavano una ripresa dello 0,2% per il trimestre scorso, ma così non è stato.

A provocare l’ennesimo passo indietro è molto probabile che sia stato lo stallo delle trattative tra Atene e Bruxelles sull’ottenimento della prossima tranche di aiuti degli 86 miliardi stanziati dai governi europei e dalla BCE nel 2015. L’impasse alimenta le incertezze e tiene fuori dal paese i capitali, dissuadendo allo stesso tempo le imprese nazionali dall’investire. (Leggi anche: Guadagni a due cifre in un mese? Possibile, se non hai paura della Grecia)

Stime crescita Grecia tagliate

Un bel problema per il governo Tsipras, che ha anche tagliato le stime di crescita per l’anno in corso dal precedente +2,7% al +1,8%. La stessa Commissione europea le ha riviste dal +2,7% al +2,1% e per l’anno prossimo dal +3,1% al +2,5%. L’economia ellenica si è già contratta del 27% rispetto ai livelli toccati alla fine del 2007. I nuovi dati aumentano le incertezze sul futuro, perché sarà più complicato per Atene raggiungere un accordo con i creditori pubblici per la rinegoziazione del suo debito.

Recessione implica un calo anche delle entrate fiscali, per cui a Bruxelles ci si potrebbe convincere che nemmeno le nuove misure al vaglio del Parlamento greco in questi giorni avranno efficacia nell’equilibrare i conti pubblici. I deputati dovrebbero approvare entro giovedì, ovvero alla vigilia dell’Eurogruppo, un pacchetto di misure, che prevede nuova austerità fiscale, tra cui tagli alle pensioni, per 2,63 miliardi nel 2019 e un allargamento della base imponibile, tramite l’abbattimento delle detrazioni fiscali, per 1,92 miliardi nel 2020.

(Leggi anche: Taglio pensioni e aumento tasse, così Grecia accontenta creditori)

Più difficile rinegoziazione debito Grecia

Sembra quasi certo che venerdì, i ministri finanziari dell’Eurozona approveranno la concessione dei nuovi aiuti alla Grecia, necessari per impedirne un default a luglio, quando Atene dovrà sborsare 7 miliardi per debiti in scadenza, di cui 4,5 miliardi nei confronti della BCE e circa 300 milioni verso il Fondo Monetario Internazionale.

La Grecia ha il più alto debito pubblico in rapporto al pil dell’Europa, al 180%. Fino al 2022 godrà di un periodo di grazia, non corrispondendo gli interessi e né essendo costretta a rimborsare il capitale ricevuto in prestito. Il problema si avrà successivamente, perché Atene dovrà provvedere dal 2023 a pagare gli interessi sul debito arretrati, oltre che iniziare a restituire il capitale. Si teme che non sia in grado di farlo, per cui la rinegoziazione del debito dovrebbe consistere in un abbassamento ulteriori degli interessi e in un limite massimo di interessi/capitale da versare ogni anno in relazione al pil. (Leggi anche: Grecia, scontro su rinegoziazione debito)

Ma il cauto ottimismo dei mesi scorsi, quando sembrava che finalmente i greci sarebbero tornati a crescere dopo sette anni trascorsi in recessione e un 2016 senza crescita e senza cali, è quasi del tutto svanito. E sarà più difficile con un’economia tornata ad arretrare imporre nuove misure di austerità alla Grecia, a loro volta condizione necessaria per ottenere una qualche forma di sollievo del debito. Il classico cane che si morde la coda.

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