La Grecia spaventa sempre più: boom di rendimenti e spread, ecco cosa ci aspetta

Continua a crollare la Borsa di Atene, mentre s'impennano i rendimenti dei bond sovrani ellenici, con la curva dei rendimenti invertitasi. Si teme l'arrivo di Syriza al governo, che probabilmente porterebbe la Grecia fuori dall'Eurozona.

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L’indice ASE della Borsa di Atene ha perso un altro 7% ieri, portando le perdite al 40% rispetto al picco raggiunto nel marzo di quest’anno. In una sola settimana, il listino ha perso il 20%. Dall’inizio dell’anno, il crollo è stato del 29%, il secondo maggiore al mondo, dopo quello della Borsa di Mosca. Sintomo di un ritorno al panico tra gli investitori sulla Grecia. Cosa ancora più agghiacciante è l’inversione della curva dei rendimenti: ieri un titolo a 3 anni rendeva in chiusura il 10,61%, balzando in una sola seduta di 119 punti base (+1,19%). Un bond quinquennale rende, invece, il 9,68% (+103 bp), mentre un titolo a 10 anni il 9,17%, il massimo livello toccato da gennaio, dopo che era sceso fino al 5,5% a settembre. Adesso, lo spread con i titoli tedeschi si è allargato a 850 punti base, +150 punti in un paio di settimane. E c’è da registrare la discesa dei rendimenti trentennali dei Bund ieri sotto l’1,5% per la prima volta nella loro storia, anch’esso il segnale di una nuova drammatica polarizzazione dei mercati all’interno dell’Eurozona.   APPROFONDISCI – Panico in Grecia, ecco cosa temono i mercati. La curva dei tassi s’inverte, è allarme rosso  

Default Grecia molto probabile

In sostanza, un titolo ellenico a più breve durata rende oggi di più di uno a scadenza più lunga, cosa che sul mercato ha un significato ben preciso: gli investitori stanno prezzando la probabilità di un default e dell’uscita della Grecia dall’euro nei prossimi mesi o qualche anno al massimo. Il costo per assicurare 10 milioni di euro in bond greci per 5 anni con i cds è esploso a 2,9 milioni (29%), implicando una probabilità del 52% che si registri un default da qui ai prossimi 5 anni.

Terrore per elezioni Grecia

Il panico è tornato con le avvisaglie di una crisi politica imminente e di elezioni anticipate all’inizio del 2015. Se entro il 27 di dicembre, il premier Antonis Samaras e la sua maggioranza non saranno in grado di trovare gli altri 25 voti in Parlamento, che serviranno loro per fare eleggere il nuovo capo dello stato, la Costituzione prevede lo scioglimento del Parlamento e nuove elezioni. A quel punto, la vittoria di Syriza, il cartello della sinistra radicale anti-Troika (UE, BCE e FMI) e sempre più contraria alla permanenza della Grecia nell’Eurozona, sarebbe altissimamente probabile. In pratica, da qui a qualche mese, potremmo trovarci ad Atene un governo, che chiederà ai partner europei di condonare almeno grossa parte del debito ellenico, che rifiuterà ulteriori misure di risanamento fiscale e che sarà ostile alla Troika. I mercati si stanno già fasciando la testa, scontando lo scenario tremendo che li attenderebbe e hanno iniziato a disfarsi dei bond e delle azioni del paese.   APPROFONDISCI – In Grecia si avvicina il rischio di elezioni anticipate e monta la paura di uscita dall’euro Grecia e Troika divise da 2,5 miliardi. Samaras scalpita per uscire dal piano di aiuti   A poco vale, in questa fase, fare notare che rispetto al 2010, nonostante i dolori profondi patiti dalla popolazione greca, i fondamentali dell’economia ellenica sembrano essere volti verso il miglioramento. Si è passati in appena 4 anni da un deficit fiscale del 16% del pil a uno inferiore al 2% e l’anno prossimo si dovrebbe sfiorare il pareggio di bilancio. Al contempo, il saldo delle partite correnti – indice del grado di competitività di un paese e della sua capacità di attirare investimenti stranieri – è passato da un disavanzo mostruoso dell’11% del pil a un avanzo. Intanto, 12 deputati indipendenti hanno annunciato che non sosterranno il candidato presentato da Samaras per la presidenza, con ciò restringendo le probabilità della maggioranza attuale di farcela. Restano 15 giorni per trovare un’intesa ed evitare elezioni anticipate, ma sarà molto difficile per il governo convincere gli oppositori a stringere un accordo. I sondaggi premiano tutti coloro che fanno netta opposizione alle sue politiche. Ed è ovvio che se quanto sopra delineato dovesse avverarsi, le conseguenze non sarebbero più limitate alla sola Grecia, ma sarebbe l’inizio della rottura dell’Eurozona.   APPROFONDISCI – Bond in alta tensione su timori elezioni Grecia  

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