La Grecia rimborsa gli interessi all’FMI, il rischio contagio non evitato per Unicredit

La Grecia ha pagato i 200 milioni di interessi all'FMI, ma per il presidente di Unicredit, Giuseppe Vita, il rischio contagio nel resto dell'Eurozona sarebbe concreto nel caso di default e di uscita dall'euro.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
La Grecia ha pagato i 200 milioni di interessi all'FMI, ma per il presidente di Unicredit, Giuseppe Vita, il rischio contagio nel resto dell'Eurozona sarebbe concreto nel caso di default e di uscita dall'euro.

La Grecia ha onorato la scadenza dei 200 milioni di interessi da rimborsare al Fondo Monetario Internazionale sui prestiti ottenuti. Lo riferiscono fonti dello stesso governo di Atene. In verità, la data di oggi non era quella più temuta dai mercati, perché ad aprile il governo Tsipras ha requisito un paio di miliardi di liquidità dagli enti locali, con la quale dovrebbe essere in grado di onorare anche la scadenza del 12 maggio, quando dovranno essere rimborsati 793 milioni sempre all’FMI. Il timore riguarda i pagamenti successivi, perché a giugno arrivando in scadenza altri 1,6 miliardi, che difficilmente potrebbero essere sostenuti senza nuovi aiuti europei. A fine mese, intanto, il governo dovrà sborsare più di 1,5 miliardi per gli stipendi pubblici e le pensioni e poiché in nessun caso tali pagamenti sarebbero evitati, è probabile che a farne le spese, senza un accordo con i creditori pubblici, siano proprio le rate del debito in mano a questi ultimi.   APPROFONDISCI – Grecia: i primi 100 giorni di Tsipras tra rischio default, promesse mancate e pochi fatti   Secondo l’analista Schroders, le probabilità di un’uscita della Grecia dall’euro (Grexit) sarebbero salite al 40%, per quanto continui a non essere lo scenario di base previsto. Tuttavia, rassicura sul rischio contagio nel resto dell’Eurozona, che non dovrebbe verificarsi, a differenza di quanto si temeva 3 anni fa, per due ragioni essenziali: per prima cosa, l’80% del debito pubblico greco è posseduto dai creditori pubblici, mentre i privati del resto dell’Eurozona si sono quasi del tutto sbarazzati di questi titoli. Inoltre, c’è sempre l’ombrello del “quantitative easing” della BCE, che sostenendo la domanda dei bond, ne conterrebbe i rendimenti, nel caso si materializzasse lo scenario peggiore.

Default Grecia: le conseguenze su bond Eurozona

Fatte salve le suddette considerazioni, largamente condivise anche nel panorama politico europeo, tanto che le cancellerie sarebbero ora disposte anche ad accettare la sfida di una Grexit, il boom dei rendimenti sovrani e la risalita degli spread di questi giorni dimostrerebbero una realtà più complessa. Pur considerando, infatti, che i livelli assoluti dei rendimenti dei BTp, dei Bonos e degli altri titoli dell’Eurozona restano ai minimi di sempre, è innegabile quale sia stato l’effetto dei timori per un possibile default della Grecia.   APPROFONDISCI – La Grecia manda KO i BTp, l’accordo si allontana e oggi si guarda a Draghi   Il clima benefico portato dall’attuazione del QE è stato annullato e i prezzi dei bond sono tornati ai livelli di gennaio, quando il piano di allentamento monetario era stato già varato. Nulla di drammatico, ma si tenga anche conto che siamo ancora alle congetture su quel che potrebbe accadere ad Atene; pertanto, ci chiediamo cosa accadrebbe, se effettivamente si verificasse un default.

Rischio contagio non evitabile?

Aldilà dell’aspetto più propriamente razionale, il presidente di Unicredit, Giuseppe Vita, ha lanciato l’allarme sulle conseguenze derivanti da un’eventuale uscita dall’euro della Grecia, perché i mercati inizierebbero a prendere di mira proprio l’Italia, ha spiegato. In sostanza, si teme che gli investitori, sfiduciati sul fatto che l’Eurozona possa restare unita, speculerebbero contro i bond degli altri membri considerati più a rischio, vendendone i bond e facendone salire i rendimenti. Certo, oltre al QE la BCE disporrebbe anche dell’OMT, il piano anti-spread messo a punto nell’estate del 2012 e che prevede il sostegno dell’istituto ai governi che ne facessero richiesta, in cambio della sottoscrizione di un memorandum d’intesa. Ma non essendo nemmeno stato collaudato, risulterebbe poco praticabile nell’immediato, anche perché politicamente sarebbe avvertito come un commissariamento del paese richiedente. Resta la sola, vera difesa del QE. Basterebbe?   APPROFONDISCI – Grecia, Schaeuble avverte: fatevi aiutare da Russia, USA o Cina, non temo il contagio

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Argomenti: Default Grecia, Economie Europa, Grexit, Spread