La Grecia resta sotto stretta sorveglianza e il dibattito sul debito non sarà facile

La Grecia vorrà negoziare sin da febbraio la ristrutturazione del debito, ma la discussione non sarà semplice, perché al resto d'Europa sarà inviato un segnale di rigore.

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La Grecia vorrà negoziare sin da febbraio la ristrutturazione del debito, ma la discussione non sarà semplice, perché al resto d'Europa sarà inviato un segnale di rigore.

La Grecia si accinge a chiudere il suo settimo anno di recessione dal 2008, anche se il pil starebbe scendendo meno delle attese, nonostante l’imposizione di 6 mesi fa di rigidi controlli sui capitali e lo sfioramento del default e dell’uscita dall’euro a luglio. I creditori pubblici dell’Eurozona hanno da poco sborsato 5,7 miliardi per ricapitalizzare le banche elleniche, avendone messi a disposizione fino a 25 con il terzo bail-out firmato in 5 anni.

Adesso, il 2016 si apre con uno altro scoglio: la rinegoziazione del debito pubblico. Il 14 di gennaio, l’Eurogruppo si riunirà per ascoltare dal ministro delle Finanze di Atene, Euclid Tsakalotos, lo stato di avanzamento delle riforme. Nei giorni seguenti, i rappresentanti della Troika (UE, BCE e FMI) si recheranno nella capitale ellenica per effettuare le loro valutazioni, che saranno sottoposte all’attenzione dell’altro Eurogruppo, quello già in programma per l’11 febbraio.

Ristrutturazione debito Grecia

Per quella data, nelle intenzioni espresse dal governo Tsipras, la Grecia vorrà iniziare la discussione sulla ristrutturazione del debito, atteso al 180% del pil quest’anno. I creditori dovranno, anzitutto, decidere se il paese sia meritevole di ricevere la nuova tranche di aiuti da 5,7 miliardi, perché ritengono che bisogna evitare a ogni costo il tira e molla dello scorso anno, quando le trattative si protrassero per mesi, dando vita all’esito drammatico che sappiamo. In teoria, un allungamento delle scadenze, del periodo di grazia e un ulteriore taglio dei tassi non sono esclusi dalla stessa Commissione europea, mentre l’FMI sarebbe propensa a un vero taglio del debito, in modo da renderlo sostenibile, anche se l’istituto di Washington è poco credibile, quando propone l’“haircut”, dato che riguarderebbe i crediti degli altri (UE e BCE), non potendo condonare parte dei suoi per statuto.        

Negoziato non sarà semplice

La Germania ha chiuso a un taglio, sul quale non concordano nemmeno gli altri creditori più flessibili, come la Francia. Tuttavia, la discussione rischia di farsi meno agevole di quanto il governo di Atene pensi.

Essa si sarebbe dovuta tenere già nelle scorse settimane, secondo la tempistica attesa dal premier Alexis Tsipras, ma le cose sono andate diversamente. La strada appare tutt’altro che in discesa e per ragioni diverse. La prima è che il peso contrattuale della Grecia dopo il salvataggio estivo è diminuito. Le probabilità di una Grexit si sono di molto ridotte e ciò rende Atene molto meno pericolosa per la stabilità finanziaria dell’Eurozona. Il governo Tsipras si è impegnato ad attuare un fitto calendario di riforme, di cui alcune già varate, sostanzialmente ponendo fine nel paese al dibattito tra sostenitori e contrari delle politiche di austerità fiscale e delle misure richieste dalla Troika. Se persino l’estrema sinistra di Syriza oggi accetta di attuare quanto impartito dai creditori, è assodato che non saranno possibili reali intralci al percorso previsto. Inoltre, il negoziato sul debito della Grecia si aprirà in una fase delicata della UE. A fine marzo dovrebbe giungere la valutazione della Commissione europea sulla legge di stabilità dell’Italia, oltre che di altri paesi europei. La Germania spinge, perché Bruxelles eviti giudizi politici e scriva pagelle più tecniche. Lo stesso discorso vale chiaramente per gli altri governi.        

Serve un segnale al resto d’Europa

La crisi politica in Spagna è in evoluzione dopo le elezioni del 20 dicembre scorso. Sembra che alla fine, popolari e socialisti dovranno accordarsi per dare vita a un governo di coalizione. Anche in questo caso, Bruxelles dovrà stare attenta a non inviare un messaggio sbagliato: se si mostrasse accomodante con i greci, le aspettative si farebbero elevate anche nel resto del Sud Europa, dove monta la richiesta di flessibilità si conti pubblici. Per non parlare in Portogallo, dove il nuovo governo di Antonio Costa, un monocolore socialista e appoggiato da gruppi parlamentari di estrema sinistra anti-euro e anti-austerità, sta da giorni iniziando a smantellare le riforme del predecessore. Ottenuto il risultato di costringere la Grecia ad attuare le riforme e a risanare i conti pubblici, allontanato lo spauracchio dell’uscita dall’euro, Bruxelles non si mostrerà remissiva nei confronti di Tsipras, al fine di non instillare in altri leader politici in Europa speranze di condizioni più flessibili, concesse alzando la voce.

Alla fine, la ristrutturazione ci sarà, purché anche in questo caso la bilancia penda dal lato dei creditori. Saranno allungate le scadenze e forse anche il periodo di grazia, durante il quale Atene non dovrà pagare alcunché. Ma il monitoraggio sull’avanzamento delle riforme resterà stretto.            

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