La Grecia ora può fallire. E l’Ifo attacca: truccati i conti su avanzo primario

Grazie all'avanzo primario, le conseguenze di un default in Grecia sarebbero ora meno terribili per il paese. Ma dalla Germania arrivano critiche alla contabilità pubblica di Atene.

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La Grecia adesso può fallire e tornare alla dracma senza troppe inconvenienze. Ad affermarlo è l’editorialista del Financial Times, Wolfgang Muenchau, il quale spiega che dopo avere riportato un avanzo primario dello 0,8% del pil, il governo di Atene potrebbe anche dichiarare default, smettere di pagare il debito in scadenza e gli interessi, non dipendendo più dagli investitori stranieri. Infatti, essendo ora le entrate superiori alle spese, al netto degli interessi sul debito, la Grecia non avrebbe più bisogno di liquidità straniera, se dichiarasse default.

 

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La stessa Commissione europea stima che l’avanzo primario si rafforzerà al 2,7% del pil quest’anno e al 4,1% nel 2015. Ma nonostante il crollo dei rendimenti e il parallelo boom dei prezzi dei bond ellenici (+400% dal luglio 2012), i mercati continuerebbero a fidarsi poco della solvibilità della Grecia, se è vero che i 21 miliardi di euro di titoli collocati dal Tesoro di Atene in aprile sono stati emessi sotto la legge britannica, assicurando così gli investitori da un possibile rischio default e da un’eventuale uscita dall’euro.

L’attacco dalla Germania

Ma l’Ifo, l’istituto economico tedesco, attacca la Grecia e la Commissione europea per bocca del suo presidente Hans-Werner Sinn, accusandole di truccare i conti. Sinn spiega che il saldo primario greco sarebbe in disavanzo dell’8,7% e che Bruxelles avrebbe fatto scomparire i dati per motivi politici.

 

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La risposta della Commissione non si è fatta attendere, ma la spiegazione dei numeri da paradossalmente ragione alla Germania: il deficit pubblico del 2013 in Grecia era al 12,7% del pil.

Sottratto il 4% degli interessi sul debito si arriverebbe a un disavanzo primario dell’8,7%. Tuttavia, spiega Bruxelles, a questo disavanzo sono state sottratte le voci straordinarie, relative sia al 10,8% del pil di spese per ricapitalizzare le banche, sia agli utili maturati dalle banche centrali europee sui titoli greci e trasferiti ad Atene, pari all’1,5%. Il saldo finale, quindi, diventa positivo dello 0,8%, il quale rappresenta un avanzo “strutturale”, segno che il risanamento dei conti è stato apprezzabile.

Sarà, ma la Grecia presenta numeri da stato insolvente. Il debito pubblico è destinato a salire a fine anno al 177% dal 175% attuale, mentre a febbraio la disoccupazione è scesa dal 27,2% di gennaio al 26,7%, ma quella giovanile rimane al 60,4%.

Ancora tasse

Intanto, prosegue nel paese l’austerità fiscale, che stavolta colpirà un settore strategico dell’economia nazionale, la nautica. Già a partire dallo scorso 14 aprile, tutte le imbarcazioni sono soggette al pagamento di una tassa di soggiorno, in base alla loro lunghezza. Si parte dai 200 euro all’anno per quelle fino a 8 metri e si arriva a 100 euro all’anno per metro di lunghezza per le imbarcazioni superiori a 12,50 metri.

Visti gli effetti deleteri che una simile tassa ha avuto sul settore in Italia con la stangata del governo Monti nel 2012, si accettano scommesse sul futuro della nautica in Grecia.

 

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