La Grecia non sarà più sotto la Troika, ecco i termini dell’accordo sul debito

La Grecia esce dall'ultimo salvataggio e si avvia alla normalità. Ecco le condizioni concordate con i creditori europei e l'FMI sul debito.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
La Grecia esce dall'ultimo salvataggio e si avvia alla normalità. Ecco le condizioni concordate con i creditori europei e l'FMI sul debito.

E’ stata definita una giornata storica quella di ieri da entrambe le parti. “Molto felice” si è detto il ministro delle Finanze, Euclid Tsakalotos, quando ha annunciato il raggiungimento dell’accordo con l’Eurogruppo per ottenere l’ultima tranche da 11 miliardi, relativa al terzo piano di salvataggio da 86 miliardi del 2015, che si concluderà formalmente il prossimo 20 agosto. Anzi, saranno 15 i miliardi che effettivamente Atene riceverà, avendo superato l’ultimo esame sulle 88 riforme richieste in cambio di aiuti. I governi dell’Eurozona hanno concordato, infatti, lo stanziamento di una ulteriore iniezione di liquidità per 4 miliardi, in modo da portare complessivamente a 24,1 miliardi le disponibilità liquide della Grecia, sufficienti a consentirle l’autosufficienza finanziaria per i prossimi 22 mesi, cosicché il governo non dovrà rifinanziarsi sui mercati da qui a 18 mesi, tranne che non ritenga di doverlo fare per spuntare eventuali condizioni positive. Il governo ha già da mesi ripreso ad emettere titoli a medio-lungo termine, testando i mercati con esito relativamente soddisfacente. Ricordiamo che nella primavera del 2012, Atene chiese e ottenne il taglio del 53,5% del valore nominale dei titoli di stato in mano ai creditori privati, sgravando il proprio indebitamento pubblico di 107 miliardi di euro, nonché allungandone le scadenze.

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E così, dopo 8 anni e 3 “bailout”, la Grecia torna a camminare con le sue gambe. Di prestiti dalla cosiddetta Troika (UE, BCE e FMI) ne ha ottenuti ben 273 miliardi. Con l’ultimo salvataggio, approvato nella drammatica estate del 2015, il Fondo Monetario Internazionale non ha di fatto sganciato un euro, pur avendo previsto l’esborso di altri 1,6 miliardi, subordinati alla ristrutturazione del debito concessa dagli altri due creditori, ma non ci sarà il tempo effettivo per approvare tale prestito da qui ai prossimi due mesi, quando si concluderà il programma.

Ieri, Bruxelles ha previsto due misure estremamente importanti per garantire la sostenibilità del debito ellenico nel medio-termine: tutte le scadenze relative al secondo salvataggio saranno allungate di 10 anni e il pagamento degli interessi sarà anch’esso rinviato di 10 anni. La Grecia godeva già al 2022 di un periodo di grazia decennale, durante il quale non pagherà gli interessi e non sarà obbligata a restituire i prestiti ottenuti. A questo punto, gli interessi verranno così iniziati a pagare dal 2032, un lasso di tempo più che sufficiente per consentire ad Atene di rimettersi in sesto, crescere e ridurre il peso dei pagamenti rispetto alle sue dimensioni economiche.

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Non è tutto. L’Eurogruppo ha stabilito che la Grecia resterà sotto il monitoraggio dei creditori, ma al fine di verificare ogni tot mesi l’osservanza delle riforme richieste. Se così sarà, otterrà nuove misure di alleggerimento del debito, come la possibilità nel 2032 di godere di un allungamento delle scadenze anche con riferimento ai prestiti dell’ultimo salvataggio. L’FMI, in particolare, continua a chiedere il taglio del debito, sostenendo che solo così la Grecia sarà davvero in grado di tornare a camminare da sola. La Germania non vuole sentirne parlare, anche se ormai ha avallato forme di ristrutturazione del debito, che nei fatti si stanno traducendo già in un taglio mascherato.

Tra il 2008 e il 2016, il pil ellenico è crollato del 28% e lo scorso anno la crescita è stata dell’1,4%, mentre per quest’anno è attesa al +1,9%. Fatto sta che dopo 8 anni di recessione, complice la deflazione del recente passato, il pil è passato da 242 a meno di 178 miliardi, aggravando il rapporto debito/pil, esploso a quasi il 180%, il più alto di tutta Europa e tra i livelli maggiori al mondo. Pur non essendo stati inseriti nel programma di acquisti della BCE, i bond sovrani hanno recuperato parecchio negli ultimi anni, beneficiando dell’allentamento delle tensioni sui mercati finanziari, essendo venuto meno il rischio di uscita dall’euro, noto anche come Grexit. Un decennale rendeva il 4,26% stamattina, poco dopo l’apertura di seduta – era al 4,32% ieri – in rialzo di una cinquantina di punti base quest’anno, in linea con il trend generale, ma ben al di sotto del 15,4% a cui ancora risultavano essere saliti nell’estate di 3 anni fa, quando il governo Tsipras fu effettivamente a un passo dal portare il paese fuori dall’Eurozona.

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Il problema più grave sul fronte socio-economico in Grecia resta la disoccupazione, ancora superiore al 20%, la percentuale più alta di tutta Europa e tra i giovani si attesta su livelli persino doppi. Il risanamento dei conti pubblici è avvenuto perlopiù con l’innalzamento dell’imposizione fiscale; basti pensare all’IVA al 24% e all’Enfia, l’odiata tassa sugli immobili, anche se i tagli non hanno risparmiato settori come la sanità o il generosissimo sistema pensionistico nazionale. Il rapporto deficit/pil è crollato da oltre il 15% del 2009 allo 0,8% dello scorso anno, ma l’FMI teme che il target voluto dai creditori di un avanzo primario al 3,5% del pil non sia sostenibile negli anni e che, comunque, risulterebbe insufficiente a stabilizzare il debito con il pagamento degli interessi. Ad ogni modo, l’accordo di ieri ha posto fine almeno alla fase più acuta della crisi, sebbene non autorizzi a parlare di ripresa; non fino a quando le dimensioni reali del pil non si saranno almeno riportate ai livelli del 2007, cosa che richiederà ancora parecchi anni. Nel frattempo, la Grecia avrà perduto una generazione dietro ai suoi cronici problemi di inefficienza pubblica, esplosi con la crisi mondiale del decennio passato.

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Argomenti: Crisi del debito sovrano, Crisi della Grecia

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