La Grecia non presenterà nuove proposte all’Eurogruppo, è scontro sulle pensioni

La Grecia non presenterà modifiche all'accordo avanzato dai creditori. A 2 giorni dall'Eurogruppo, tra Atene e Bruxelles resta lo scontro sulle pensioni.

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La Grecia non presenterà modifiche all'accordo avanzato dai creditori. A 2 giorni dall'Eurogruppo, tra Atene e Bruxelles resta lo scontro sulle pensioni.

Il ministro delle Finanze, Yanis Varoufakis, ha risposto di no a chi gli chiedeva se la Grecia presenterà modifiche all’accordo avanzato dai creditori all’Eurogruppo di dopodomani, sostenendo che quella non sarebbe la sede idonea per una simile iniziativa, perché i ministri finanziari dei 19 stati dell’Eurozona possono esaminare solo le proposte che hanno già superato la fase tecnica preliminare. La dichiarazione del ministro segnalerebbe l’indisponibilità di Atene a cedere nei confronti dei creditori. Tanto più che tra le parti non esisterebbe un reale accordo sulle implicazioni della principale richiesta dell’EuroWorking Group, consistente nel varo di misure per recuperare l’1% del pil all’anno nel biennio 2016-2017. I risparmi dovrebbero riguardare le pensioni per 1,8 miliardi ogni anno, ma ieri il portavoce della Commissione europea, Annika Breidthardt, ha smentito che Bruxelles abbia chiesto un taglio delle pensioni e degli stipendi pubblici “individuali”, quando il governo di Atene sostiene, invece, che la proposta dei creditori implicherebbe una taglio complessivo della spesa previdenziale del 6,5-7% all’anno e poiché non potrebbero essere attuati tagli orizzontali, dovendosi salvaguardare gli assegni più bassi, ciò implicherebbe che per le pensioni superiori ai 1.000 euro al mese si dovrebbero dare vita a tagli nell’ordine di circa il 22-23%.   APPROFONDISCI – Grecia, Tsipras promette più sforzi alla Merkel. Ecco la bomba sociale che nega l’accordo   In verità, la situazione è ben diversa da quella descritta dal governo ellenico. I partner dell’Eurozona, Italia inclusa, chiedono alla Grecia di porre fine al sistema delle pensioni anticipate, che consente ancora oggi di ritirarsi dal lavoro a 62 anni, pur con un taglio dell’assegno del 6% per ogni anno anagrafico in meno dei 67 virtualmente necessari. In particolare, l’Eurogruppo vorrebbe che Atene alzasse i disincentivi, in modo da indurre i lavoratori ad andare in pensione più tardi e risparmiare. La Grecia spende ogni anno il 17,5% del pil per pagare le pensioni, l’incidenza più alta di tutta la UE. Le distanze tra le parti, alla vigilia dell’ultimo vertice europeo utile per trovare formalmente un’intesa, restano intatte. E’ improbabile che il governo Tsipras riceva questo mese gli aiuti per 7,2 miliardi, stanziati il 20 febbraio scorso. Resta dubbio se esso sarà in grado di onorare le 4 rate unificate in un unico pagamento alla fine di giugno verso l’FMI e pari a  quasi 1,7 miliardi di euro.   APPROFONDISCI – Grecia: l’accordo non c’è, fuga dalle banche e adesso si guarda con ansia a Draghi  

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