La Grecia minaccia il default a giugno, ma rischia anche di uscire dall’euro

La Grecia minaccia di non pagare la prossima rata all'FMI. Il default sembra probabile senza gli aiuti europei, ma se così fosse, Atene rischia anche di uscire dall'euro.

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La Grecia minaccia di non pagare la prossima rata all'FMI. Il default sembra probabile senza gli aiuti europei, ma se così fosse, Atene rischia anche di uscire dall'euro.

Il ministro dell’Interno, Nikos Voutsis, ha dichiarato alla TV Mega che la Grecia non ha i soldi per rimborsare le 4 rate da 1,6 miliardi di euro complessivi all’FMI, “perché questo denaro non ce l’abbiamo”. Dunque, il governo Tsipras avrebbe ufficiosamente minacciato un default a giorni. Dobbiamo crederci? Ci permettiamo di fare un paio di osservazioni: in primis, Voutsis non ha alcuna competenza in tema di economia; non è nuovo alle provocazioni, così come non è la prima volta che da Atene giungano segnali allarmanti, che lascerebbero intendere una bancarotta imminente, salvo scoprire che le casse statali,  per quanto asfittiche, avrebbero ancora qualche tempo a disposizione, prima di essere del tutto vuote. Tuttavia, stavolta sembra che siamo davvero vicini a una svolta: o si arriverà a un accordo, anche temporaneo e limitato, che consenta alla Grecia di ottenere una tranche parziale degli aiuti europei, o il default a giugno appare inevitabile.   APPROFONDISCI – Grecia, la Germania rilancia la moneta parallela: faccia come il Montenegro  

Terzo salvataggio Grecia realistico?

La domanda, quindi, non è più se Atene rischia o meno il default, ma se l’Eurogruppo le concederà a inizio giugno un prestito-ponte.

Se sì, la cifra erogata potrebbe non essere superiore ai 3,6 miliardi di euro, la metà dei 7,2 miliardi stanziati con l’accordo del 20 febbraio, perché l’FMI quasi certamente non sborserà  la sua quota, pari al 50% del totale, considerando il debito pubblico ellenico insostenibile e il governo Tsipras non riformista. 3,6 miliardi allontanerebbero la bancarotta di un paio di mesi, ma già in agosto, quando sono previste scadenze “pesanti”, di cui una verso la BCE, lo spettro del default tornerebbe ad affacciarsi. Il prestito-ponte, quindi, servirebbe solo a far guadagnare tempo al governo greco, in modo da trovare un’intesa con i creditori pubblici (UE, BCE e FMI) nelle settimane successive senza l’assillo dell’assenza di liquidità. Ma anche qualora l’intesa si trovasse sotto il caldo agostano, servirebbe un terzo salvataggio, stimato in 50 miliardi, affinché le finanze elleniche possano trovare sollievo per 18-24 mesi. Da qui, un’altra domanda, legata alla precedente: i governi europei sono seriamente intenzionati a salvare la Grecia una terza volta? La risposta non è semplice. Da un lato, 3 mesi e mezzo di trattative farebbero intendere che Bruxelles voglia il salvataggio di Atene, dall’altro le distanze rilevate sui temi principali (lavoro, pensioni, IVA) sono così forti che le prospettive di un’intesa solida con un governo di estrema sinistra diventano davvero scarse.   APPROFONDISCI – Grecia, la ‘pazza’ idea dell’Eurogruppo: un terzo salvataggio per 30-50 miliardi  

Scarso rischio contagio Eurozona

Gioca in favore del default anche la convinzione di tutti i governi europei che l’Eurozona sopravviverebbe anche senza la Grecia e che il rischio di contagio sarebbe oggi pressoché ai minimi, come confermerebbero le analisi della stragrande maggioranza degli investitori.

Il motivo è semplice: l’80% dei 322 miliardi di debito greco si trova nelle mani dei creditori pubblici, il resto quasi tutto in pancia alle banche e ai privati greci. Quand’anche fallisse, quindi, e uscisse dall’euro, Atene farebbe un danno essenzialmente a sé stessa. Certo, c’è un rischio politico non sottovalutabile: se la Grexit si realizzasse, il mercato potrebbe chiedersi se altri seguiranno e potrebbero iniziare a prendere di mira paesi come Italia e Portogallo. Ma difficilmente i rendimenti dei bond di questi paesi schizzerebbero ai livelli di 3-4 anni fa, tra il QE e la maggiora credibilità acquisita sul piano della realizzazione delle riforme.   APPROFONDISCI – Grecia, ipotesi di rinvio dell’accordo in autunno. E l’Ifo: meglio la Grexit temporanea  

BCE aiuterà ancora banche Grecia?

A questo punto, fondamentale sarà ancora una volta verificare cosa deciderà dopodomani la BCE. Se aumenterà i prestiti di emergenza per le banche greche (fondi ELA), il governatore Mario Draghi segnalerà l’intenzione di continuare ad assistere il sistema bancario finché un accordo non sarà trovato; se i fondi non saranno aumentati (la scorsa settimana c’è stato il più flebile innalzamento dall’inizio delle erogazioni di questi prestiti, +200 milioni) o se l’istituto aumenterà lo sconto sulla liquidità erogabile dietro la presentazione del collaterale di garanzia, ciò equivarrebbe inevitabilmente a un atto di sfiducia verso il raggiungimento di un’intesa tra le parti e partirebbe il countdown per il default. Difficile che la BCE aumenti lo sconto, più probabile che innalzi di poco il tetto dei fondi ELA o che lo lasci invariato per comunicare al governo Tsipras la sua irritazione per l’eccessiva perdita di tempo. Una cosa inizia a prendere forma, nonostante le rassicurazioni delle ultime settimane: se la Grecia andrà in default, le probabilità che esca anche dall’euro sono altissime, perché sembra politicamente e socialmente costosissimo restare nell’Eurozona senza averne più alcun beneficio, con le casse statali a secco e senza la possibilità di potersi rifinanziare sui mercati finanziari.   APPROFONDISCI – Grecia, oggi la BCE decide sui fondi ELA. L’ultimatum della Merkel: accordo entro maggio

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